Libri

 

Gatti, rabbini e cantastorie

di Sergio Franzese

 

Chi ama il linguaggio narrativo dei fumetti non potrà fare a meno di apprezzare Il Gatto del Rabbino 2, opera del disegnatore francese Joann Sfar, pubblicato l’estate scorsa da Rizzoli. Quanti hanno letto la recensione del precedente volume su HaKeillah n. 4 del 2007 conoscono già Moujroum il gatto. Tendenzialmente anarchico, com’è nella natura dei felini (e degli ebrei), riflessivo, a tratti anche affettuoso, lo ritroviamo costantemente a fianco del rabbino e di sua figlia Zlabya, di cui è innamorato. Un giorno si reca con loro a Parigi ma… all’inizio di questo nuovo libro Moujroum ci dice che “a Parigi ha piovuto. Così sono tornato a casa, in Algeria”. Ed ora, mentre il suo padrone è andato ad Orano a sgozzare i polli, il gatto fa amicizia con il vecchio e malandato leone di Malka, il cugino del rabbino. Li segue mentre entrambi vagano attraverso il deserto di villaggio in villaggio. Scopre che Malka, malgrado la fama di grande seduttore, è sempre rimasto fedele ad una donna berbera che, contraccambiata, lo ama e si dimostra premurosa con lui ed il suo leone accogliendoli nella sua casa, nutrendoli e facendoli riposare prima di ogni nuova avventura.

Chiuso questo episodio, intitolato Il Paradiso Terrestre, ritroviamo Moujroum al seguito di una spedizione diretta in Etiopia. L’avventura ha inizio quando da una cassa in legno proveniente dalla Russia spunta un giovane che si era nascosto tra libri e manoscritti. Dopo l’iniziale sconcerto che la sua apparizione procura ai presenti il giovane inizia a raccontare molte cose di sé. All’inizio nessuno capirà cosa dice perché parla solo russo. Sarà lui a rivelare in seguito l’esistenza di ebrei neri, chiamati Falascià. In compagnia del rabbino, incuriosito da quelle notizie, e di un altro eccentrico compagno di viaggio si metterà sulle loro tracce.

Il racconto è ricco di suggestioni: il gatto che immerso nella babele di lingue umane riacquista la capacità di esprimersi, ma solo con chi, come lui, non ha pregiudizi perché gli altri non sono più in grado di capirlo; lo sceicco sufi Sfar che dopo aver incontrato dei musulmani integralisti esclama: “è un peccato che (Allah) lasci che tanti ignoranti parlino in suo nome”; l’amore tra persone di origini e fedi diverse, come quello che nasce tra il giovane ebreo russo e la ragazza africana che li guiderà nel cuore dell’Etiopia verso la Gerusalemme d’Africa (che dà il titolo al secondo episodio contenuto in questo libro, il quinto della serie); ebrei bianchi che affermano che non esistono ebrei neri e viceversa.

Joann Sfar si serve degli animali, che sono immuni dai difetti degli uomini, per parlarci di temi importanti quali il rispetto, l’incontro con l’altro, la coesistenza e per condannare l’ipocrisia e la paura di chi ci appare diverso.

Il suo tratto di matita è lontano dalla regolarità formale e narrativa dello stile di linea chiara, che prevale nella pro­duzione fumettistica francese, la narrazione scorre sul filo dell’ironia. Segue una post-fazione di Paolo Interdonato ed un annuncio in quarta di copertina: il gatto del rabbino diventerà presto un cartone animato per il cinema.

 

Il secondo libro sul quale intendo soffermarmi, Oylem Goylem (Il mondo è scemo), nasce dall’incontro di due artisti, l’attore Moni Ovadia e il disegnatore Saverio Montella. Pubblicato dalla casa editrice bolognese Coconino Press (che, per inciso, annovera tra i suoi autori anche Rutu Modan, rappresentante di spicco della produzione israeliana di fumetti) il testo ripercorre il filo dell’omonimo spettacolo di Moni Ovadia rappresentato per la prima volta nel 1993 e seguito da numerose repliche in tutta Italia.

Basato sul witz, l’umorismo ebraico, e sulla musica klezmer, l’Oylem Goylem teatrale intrattiene gli spettatori per quasi tre ore. Per il fumetto di tempo ne basta meno ma la sensazione è comunque quella di una gradevolissima lettura. Saverio Montella mette al centro della scena Moni Ovadia nelle vesti di narratore-cantastorie e tutt’intorno traduce in immagini ciò che egli racconta. Le sue parole danno vita ad un mondo popolato dai più disparati (e tal­volta disperati) personaggi. Nove storie, una in fila all’altra, per raccontare tanti modi di essere ebrei, scherzando con autoironia sugli stereotipi antisemiti: il rapporto con il denaro, le dimensioni del naso, ecc. Come nel caso di Moishe Moshkowitz, sfuggito al pogrom di Kishinev e approdato nella Goldene Medine (la Nazione d’Oro) ovvero l’America. Rappresentante di una ditta che produceva cordami, cacciato quasi ovunque si presentasse, capitò un giorno nel negozio di un antisemita che per prendersi gioco di lui gli ordinò un quantitativo di spago la cui lunghezza doveva corrispondere alla distanza che intercorreva “tra la punta del suo nasone semita e quella del suo pisello”. E fu così che Moishe Moshkovitz, residente a New York e circonciso a Varsavia, divenne un uomo ricco…

Quasi in ogni momento della narrazione emerge l’indissolubile rapporto tra l’ebreo ed il Santo Benedetto poiché questi “ride con Dio o contro Dio, ma non riderà mai senza Dio”. A poche pagine dalla conclusione ci troviamo però posti di fronte all’ultimo canto degli ultimi ebrei d’Europa, El Mole Rahamin (Signore della Misericordia), composizione in memoria di coloro che hanno trovato la morte nei campi di sterminio. L’evocazione quasi ina­spettata della Shoah interrompe bruscamente il clima di buonumore che ci ha accompagnati dall’inizio; a rappresentare l’intensità del dolore che promana dalla figura narrante non vi è altro che vuoto, buio e le parole del canto in lingua yiddish. Nel libro, come sul palcoscenico.

Oylem Goylem a fumetti è un modo per rivivere il contenuto dello spettacolo o per andare a teatro a vederlo o a rivederlo, se e quando esso verrà riproposto (ma è comunque disponibile anche su DVD+libro pubblicato da Einaudi).

Sotto l’aspetto grafico Saverio Montella si rivela bravissimo nel raccontare i particolari di ogni storia attraverso disegni caricaturali, divertenti e coloratissimi che trovano la giusta valorizzazione nell’alta qualità di stampa che fa della Coconino Press una tra le più prestigiose case editrici di fumetti presenti in Italia.

 

Il Gatto del Rabbino 2 e Oylem Goylem, pur nella loro assoluta diversità, non soltanto divertono ma inducono a riflettere sui comportamenti umani condizionati da pregiudizi e da stereotipi che spesso hanno come diretta conseguenza il razzismo. Argomenti su cui - afferma Sfar - “tutto è già stato detto, ma poiché nessuno ascolta, bisogna ricominciare dal momento che i tempi cambiano”.

 

Sergio Franzese

- Joann Sfar, Il Gatto del Rabbino 2, pagg. 142, Rizzoli, Milano 2009, 17,50

- M. Ovadia-S. Montella, Oylem Goylem, pagg. 124, Coconino Press, Bologna 2009, 17