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Antisemitismi vecchi e nuovi

di Anna Foa

 

Si assiste ogni giorno di più al proliferare di siti e blog antisemiti di varia natura, le tesi negazioniste si congiungono alle teorie del complotto, alle affermazioni anticonciliari e alla propaganda antisionista, in un calderone in cui la matrice originaria di ciascuna teoria si perde e si annulla in qualcosa di informe e di tentacolare. Siamo di fronte a nuove forme di antisemitismo, a nuove teorie antiebraiche, oppure siamo davanti all’ennesima riformulazione di stereotipi vetusti, sempre uguali a se stessi? È possibile parlare di “nuovo” quando ci troviamo di fronte alla natura cangiante ma anche conservatrice dello stereotipo, che di per sé non getta via mai nessuno dei suoi elementi costitutivi? O nuovo è in realtà solo lo strumento attraverso cui queste teorie si diffondono e si moltiplicano, il web?

La risposta a questa domanda non è ovvia, perché per capire la trasformazione che si sta verificando dobbiamo, credo, estendere il nostro sguardo dalle teorizzazioni antisemite vere e proprie a fenomeni di più ampio respiro, che comportano fra le loro conseguenze l’antisemitismo ma che lo trascendono di gran lunga: la perdita della consapevolezza dell’esistenza del vero, o meglio dei confini fra vero e falso, e l’immersione in un soffocante universo complottistico in cui tutto è manovrato dall’esterno, in cui tutto è provocato da qualcosa che gli sta dietro, in cui tutto è manipolazione. La perdita, insomma, della nozione stessa della libertà dell’agire umano, della libertà del proprio agire. Che il web, per sua natura, aiuti questo processo, faciliti cioè la perdita del senso della realtà, è abbastanza evidente, ma non è una sua conseguenza ineluttabile. Questo quadro generale è comunque quello in cui crescono e si ramificano, fra l’altro, le affermazioni antisemite. Proviamo, se possibile, a distinguere fra i vari filoni e fra i vari siti.

Una delle matrici più persistenti è quella cattolica tradizionalista, di stampo lefebvriano, formulata con maggiore o minor virulenza, con maggiore o minore chiarezza. Ci sono i più estremisti, che attaccano la Chiesa e considerano addirittura la sede pontificia vacante a partire dal pontificato di Giovanni XXIII, ci sono quelli che attaccano il Concilio senza mettere in discussione la legittimità del pontefice attuale e dei suoi predecessori, ci sono coloro che si limitano a critiche circoscritte. Ma al centro di ogni attacco è la svolta conciliare verso gli ebrei, il dialogo ebraico-cristiano, la nuova dottrina della Chiesa sugli ebrei. Alcuni dei siti che divulgano queste posizioni si richia­ma­no all’affermazione della verità del cattolicesimo contro ogni indifferentismo religioso, ricollegandosi alle Crociate, all’intransigentismo cattolico di inizio Ottocento, a Giovanna d’Arco. C’è perfino un sito dedicato ad Agostino Barruel, l’abate di fine Settecento che nei suoi Mémoires pour servir à l’histoire du Jacobinisme ha proposto una versione in chiave complottista della rivoluzione francese, in cui pure erano assenti gli ebrei. Il sito sembra innocuo, ma proviamo a collegarci ai siti che vi si consigliano: Cattolicesimo, Portale Cattolico Apostolico Roma­no, sito lefebvriano su cui imperversa il sedevacantista don Ricossa, e su cui, nell’edizione di questo aprile 2011, sono ancora in bella mostra le conferenze che lo stesso Ricossa ha tenuto nel 2007 sul libro Pasque di Sangue di Ariel Toaff e l’appello alla reintroduzione del culto di San Simonino; oppure, Traditio, sito delle associazioni cattoliche tradizionaliste di Verona, tutto giocato in chiave antirisorgimentale e anticonciliare (con una conferenza del discusso vicepresidente del CNR Roberto De Mattei sul Concilio Vaticano II); o ancora, il Centro Studi Federici, anch’esso antirisorgimentale, con sezioni dedicate alle insorgenze, al papa-re e una alla riconquista della Palestina, che non dev’essere, vi si afferma, né sionista né musulmana. Ne abbiamo citati solo alcuni fra i tanti. Il numero di questi siti cresce continuamente, quello che li caratterizza è la mescolanza degli obiettivi polemici. L’unica novità unificativa di questi mesi è l’acuirsi delle polemiche antirisorgimentali.

Un altro filone, all’origine ben distinto dalle posizioni cattolico-tradizionaliste, è quello dei siti negazionisti, fin dall’inizio fortemente anti-israeliani, dal momento che la negazione della Shoah è strettamente collegata alla tesi che la Shoah sia stata “inventata” per consentire la nascita dello Stato di Israele. Ultimamente, questi siti negazionisti nostrani si caratterizzano per aver unito al tradizionale filone negazionista ed antisionista una virulenta polemica contro l’intervento in Libia.

Nell’insieme, la tendenza è verso il massimo sincretismo possibile: i vari filoni si fondono, gli attacchi antisionisti diventano attacchi alla Nostra Aetate, a Benedetto XVI o a Maimonide. Basterebbe per comprenderlo un’occhiata al sito Holy War, dove tutti questi elementi sono mescolati e portati alle estreme conseguenze, con toni apertamente antisemiti. Un elemento interessante è la costanza con cui questi siti ripropongono il negazionismo sull’11 settembre, cioè l’idea che la distruzione delle Due Torri sia stata opera dei sionisti o addirittura non sia mai avvenuta, un’affermazione quest’ultima riaffermata solo pochi giorni fa con forza sul sito del negazionista Andrea Carancini nientedimeno che dal vescovo Williamson, già noto per aver negato la Shoah. Sono argomentazioni inquietanti, che non mancano di porci interrogativi seri sul terreno di coltura, ben più vasto di quello puramente antisemita, di questi virulenti attacchi agli ebrei.

Il modello argomentativo utilizzato è quello del dibattito negazionista, cioè la presentazione pura e semplice di affermazioni menzognere, fondate sulla negazione della validità di qualsiasi tipo di prova, tutte demolite per un motivo o per l’altro. Accanto a questo tipo di logica c’è anche l’uso sistematico della citazione decontestualizzata o addirittura deformata, utilizzata in particolare per i testi filosofici ebraici, ma non solo. Alla base di questo percorso logico, e soprattutto alla base della sua fortuna sul piano della propaganda, c’è la negazione di ogni distinzione fra vero e falso. Non esiste nessuna verità, non esiste nessun fatto storico che sia possibile provare, tutto è mistificazione, teatro, inganno. Se questo tipo di approccio è pericoloso di per sé, la sua dannosità si moltiplica quando è propagandato o insegnato. Anche perché ai giovani e giovanissimi l’idea del complotto piace enor­memente, l’idea di star disvelando le occulte trame del potere li convince e solletica.

Di fronte a quello che sempre più mi appare non come un nuovo antisemitismo, anche se lo comporta come conse­guenza, ma come un modo nuovo di percepire (o meglio, di non percepire) il mondo e la realtà, credo che l’unica strada percorribile sia quella metodologica: smontare il percorso della conoscenza, non l’oggetto della conoscenza. Non insegnare cose diverse, ma mostrare come quel percorso si snoda attraverso contraddizioni, bugie, negazioni della realtà. Di fronte a quella che potremmo definire una malattia della conoscenza, bisogna trovare dei rimedi che non si limitino a proporre tesi opposte, ma cerchino di guarire il male alla sua origine, ne affrontino le modalità. Perché sempre più, in questo panorama desolato di menzogne e irrilevanze del pensiero e della parola, l’anti­semitismo si presenta come un sintomo di un male più vasto, di una mutazione del nostro approccio alla realtà, e in quanto tale va affrontato e combattuto.

Anna Foa

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