Torino

 

Un progetto per Torino

Intervista a Piero Fassino, candidato sindaco

 

Quali responsabilità comporta diventare sindaco della prima capitale d’Italia proprio nel centocinquantesi­mo anniversario dell’Unità?

Essere Sindaco di Torino vuol dire guidare una città che sempre ha esercitato un’influenza rilevante nella storia del Paese. Torino è stata capitale dell’unità nazionale che oggi festeggiamo. Ma in 150 anni di storia Torino è stata capitale di tante cose. Agli albori del ’900 fu capitale della prima industrializzazione del Paese e capitale del pensiero laico e socialista (Gramsci, Gobetti, Bobbio, Foa, Tasca) e del solidarismo cattolico (Don Orione, Don Cafasso, Cottolengo, Frassati). È stata poi capitale della lotta antifascista e partigiana, della ricostruzione post-bellica e del boom economico, dell’integrazione migratoria. E a Torino sono nate molte cose che sono poi diven­tate beni del Paese: l’auto, la Rai, il cinema, la telefoni, i libri dell’Einaudi e tanto altro ancora. E anche in questi ultimi vent’anni Torino è stata la capitale di uno straordinario laboratorio di trasformazione della città che è oggi studiato nel mondo.
Aggiungo che in tempi di federalismo, occorre sempre di più concepire la classe dirigente nazionale come costituita non solo da chi ha funzioni dirigenti a Roma, ma anche da chi ha ruolo di responsabilità in città e regioni strategiche per l’Italia.

Nel 1848 Torino è stata la prima capitale italiana a concedere la piena eguaglianza di diritti alle minoranze religiose, valdesi ed ebrei. Con quali politiche oggi la città può affrontare la sfida di far convivere diverse lingue, tradizioni e culture?

Torino vanta una importante esperienza di multiculturalità e di integrazione. Lo ha dimostrato negli anni 50-60 quando ha accolto e integrato centinaia di migliaia di immigrati dal sud. E anche oggi Torino - con il 13% di popolazione straniera - deve essere un laboratorio avanzato di integrazione. In questi anni molto è già stato fatto dall’amministrazione comunale. L’uguaglianza nell’erogazione dei servizi sociali è garantita. Si è istituito un servizio civile per stranieri. Si è autorizzata la costruzione della Moschea. Si sono incentivate le attività associative e culturali rivolte alle comunità straniere. Su questa strada si dovrà continuare facendo di Torino una capitale dell’integrazione e della multiculturalità.

Cosa si può fare per continuare a garantire la laicità delle istituzioni?

La laicità è un valore costituzionale che deve vivere nelle scelte di ogni Istituzione. Il Comune di Torino ha compiuto scelte significative con l’istituzione del registro delle coppie di fatto e del registro del testamento biologico; sono impegni che confermo.

Come si può tutelare la scuola pubblica?

La scuola pubblica è - per espresso dettato della Costituzione - cardine del sistema educativo e del diritto allo studio. Deve continuare ad essere così e non contraddice tale principio e tale scelta la cooperazione con istituzioni educative paritarie.

Sul piano culturale, ma non solo su quello, Torino, da anni, rappresenta un mirabile esempio di cooperazione tra pubblico e privato. La Comunità ebraica di Torino, quale componente integrata nella società e che mantiene eccellenti rapporti con tutte le Istituzioni e gli Enti del territorio, è particolarmente interessata al proseguimento di tali politiche. Quale è la sua posizione in merito?

Torino può vantare una positiva esperienza di coordinamento tra pubblico e privato in molti campi - in primo luogo nei servizi per l’infanzia, gli anziani, la famiglie - sulla base di un principio di sussidiarietà. Su questa strada intendo continuare, istituendo un tavolo di concertazione che coinvolga pienamente il ricco tessuto di volontariato, impresa sociale, no profit, associazionismo e terzo settore.

Gli ebrei torinesi non possono certo scordare che il “disgelo” dell’allora PCI nei confronti dell’ebraismo prese le mosse proprio qui a Torino, a seguito delle iniziative assunte da lei quale Segretario Provinciale, in collaborazione con un gruppo di ebrei facenti prevalentemente capo al Gruppo di Studi Ebraici. Lei è da sempre tra i più attivi sostenitori di una maggiore attenzione da parte della sinistra alle ragioni di Israele e di una politica equilibrata sulla questione Medio-Orientale. Torino ha visto molte iniziative volte a favorire una migliore conoscenza di Israele, culminate con la fiera del libro del 2008. Cosa si può fare per continuare in questa direzione e ridare slancio alla ormai logora formula “due popoli due stati”?

Torino ha una tradizione di impegno per la pace e per la cooperazione tra i popoli, che intendo rafforzare ed estendere. E nella nostra città si sono svolte molte iniziative sul cruciale tema della pace in Medio Oriente. In queste stesse settimane - su iniziativa del Centro per la pace in Medio Oriente (CIPMO) diretto da Janiki Cingoli e in cooperazione con il Comune di Torino - si svolgerà un importante convegno, a cui parteciperò, sulle pro­spet­tive di pace, cooperazione e integrazione nel Mediterraneo.
E per consolidare l’impegno della nostra città per la pace in Medio Oriente, proporrò al CIPMO di aprire una sezione torinese dell’istituto.

Torino è da anni gemellata con Gaza, mentre, dagli stessi anni, langue la procedura di gemellaggio con Haifa. I gemellaggi possono favorire la reciproca conoscenza e collaborazione? Si può prevedere il superamento dell’attuale impasse e l’assunzione di appropriate iniziative?

I gemellaggi sono uno strumento prezioso di cooperazione internazionale, che io intendo rilanciare. E in questo contesto avvierò subito le procedure per condurre a conclusione il gemellaggio con Haifa.

L’articolo di Francesco Maria Mariotti pubblicato su Ha Keillah di dicembre riferiva del convegno di “Sinistra per Israele” tenutosi a Bologna il 20 e 21 novembre in cui Lei è stato uno dei relatori. Come proseguono le attività di tale organizzazione? L’articolo accennava all’ipotesi di istituire una sezione torinese: si è registrato interesse per questo progetto? Sono previsti sviluppi?

“Sinistra per Israele” - di cui sono stato uno dei fondatori - è sorto per dare voce ai tanti democratici e progressisti che si battono per una pace giusta per tutti in Medio Oriente e perché siano pienamente riconosciuti i diritti del popolo ebraico e dello Stato di Israele.
Sarà molto utile aprire anche a Torino - come pure in altre città - una sezione locale dell’associazione.

A Torino negli ultimi anni sono nate o si sono sviluppate istituzioni (ad esempio il Museo Diffuso) o iniziative volte a favorire la conoscenza della storia recente, soprattutto da parte dei più giovani. I tagli di bilancio hanno interessato anche questo settore. Si può sperare che queste attività possano proseguire senza eccessive restrizioni?

Mantenere viva e trasmettere memoria della storia e delle sue tragedie, quale l’Olocausto, è un atto di doveroso ricordo verso le vittime e le loro famiglie, ma è anche essenziale perché nulla e nessuno sia dimenticato e quel che accadde ieri non accada più. Su questo il Comune di Torino manterrà il suo impegno.

Intervista a cura di Anna Segre