Dal Tanakh

 

Piccola riflessione

di Nedelia Tedeschi

 

Se voi andate a leggere il capitolo quinto del libro dei Giudici, versi 28-30, troverete le parole di una donna, la madre del generale cananeo Siserà, il quale aveva affrontato in battaglia il generale ebreo Barac.

Ecco i versi:

“La madre di Siserà stava osservando e spiando attraverso la finestra. “Perché ritarda a venire il suo carro? Perché si indugiano i carri dei suoi cocchi?”. Le più sagge fra le sue principesse le parlano, essa pure rivolge a se stessa parole di risposta. “Certo han trovato e stanno dividendosi il bottino: una donna, due donne spettano ad ogni uomo; preda di stoffe a molti colori si assegna a Siserà, preda di stoffe ricamate a molti colori; stoffe colorate a doppio ricamo vengono poste sul collo dei guerrieri”.

Appare qui una madre che attende ansiosa il ritorno dalla battaglia del suo prode figlio Siserà, che lei ignora essere già morto.

Ebbene questa descrizione ha una sorprendente analogia di sentimenti con quelli di Andromaca che attende il ritorno del suo sposo Ettore, anch’ella senza sapere che egli è già morto in battaglia (Iliade - canto XXII - versi 439/443).

Ecco i versi:

“...Ma ne le stanze interne sedeva al telaio, e tesseva duplice un manto di porpora, a fiori di vari colori; ed alle ancelle di casa ricciute, avea l’ordine dato che sovra il fuoco ponessero un tripode grande, che caldo fosse per Ettore il bagno, quand’ei dalla zuffa tornasse”.

Quanta tenerezza in quel piccolo atto quotidiano del far preparare un bagno caldo per il ritorno dalla battaglia del suo sposo! Non vi sembra che fra queste due donne vi sia un sentire comune, una stessa sensibilità? Stessa ansia per il loro caro, stessa attesa del ritorno. Ambedue sono circondate da altre donne che si danno da fare per addolcire quell’attesa snervante e per cercare di tranquillizzare le loro rispettive padrone. I due poemi sono forse stati scritti in uno stesso periodo storico e in una simile matrice culturale?

Nedelia Tedeschi

   

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