I fili di Primo

Un nuovo commento

 di Anna Segre

 

Le iniziative per ricordare Primo Levi nella sua città hanno avuto un’apertura solenne il 26 marzo con la presentazione dell’edizione commentata di Se questo è un uomo a cura di Alberto Cavaglion, in una serata che ha visto gli interventi del Sindaco Piero Fassino, di Amos Luzzatto, Presidente del Centro Internazionale Primo Levi, di Mauro Bersani responsabile dei classici Einaudi e dello stesso Cavaglion, con letture di Valter Malosti; in conclusione è stato consegnato ai figli Lisa e Renzo il documento che certifica l’intitolazione a Primo Levi dell’asteroide 4545. Molti gli spunti di riflessione offerti al pubblico, dall’incontro di Primo Levi con il mondo ebraico ai suoi interessi per l’astronomia, testimoniati anche da alcuni racconti. Cavaglion offrendo alcuni assaggi del suo commento si è soffermato in particolare sull’intertestualità. Spesso chi legge Se questo è un uomo come una semplice testimonianza senza considerarne il valore letterario non si rende conto della quantità infinita delle citazioni che costellano il testo: non solo la Torà e Dante, ma anche l’Eneide, Baudelaire, Dostoevskij (letture giovanili di Levi, autori che in alcuni casi non saranno più citati successivamente). Dietro al meticoloso lavoro pluriennale di Cavaglion nell’individuazione di questi riferimenti c’è molto più di una ricerca erudita: è il riconoscimento di una catena ininterrotta di libri che dialogano con altri libri, e secondo me potrebbe essere molto utile per aiutare i ragazzi di oggi a riflettere sul valore della cultura, a ricordare che i libri che abbiamo letto costituiscono un patrimonio che nessuno ci potrà mai togliere.

L’intervento di Cavaglion e le letture di Malosti hanno trovato la loro naturale conclusione nel capitolo Il canto di Ulisse, di cui Cavaglion ha svelato la letterarietà, riconoscibile tra l’altro anche dalla non perfetta coincidenza con l’episodio reale (per esempio, a quanto pare Pikolo prima della deportazione non era mai stato in Liguria e non aveva viaggiato per mare, ma la Liguria sarebbe stata poi il teatro del loro primo incontro dopo il ritorno a casa). Ascoltando Malosti leggere la seconda parte del capitolo, riportata ormai anche in alcune edizioni scolastiche dell’Inferno dantesco, ho pensato che, avendo letto per la prima volta Se questo è un uomo alcuni anni prima di studiare la Commedia, non ho mai conosciuto il XXVI canto dell’Inferno senza la lettura-spiegazione di Levi, e per me i due testi sono inscindibili.

In fin dei conti la tendenza a mescolare il prima e il dopo, tipica delle interpretazioni midrashiche del testo biblico, caratterizza anche il nostro immaginario: non solo Dante ha influenzato Primo Levi, ma Primo Levi ha influenzato il nostro modo di leggere Dante. Questo succede con tutti i libri che abbiamo letto, ma forse con Se questo è un uomo risulta particolarmente evidente.

Nella presentazione Cavaglion descrive il proprio commento come un umile lavoro di servizio; dopo averne ripercorso le vicende editoriali, si sofferma sull’intertestualità e su altri aspetti di Se questo è un uomo che non sempre finora sono stati messi adeguatamente in rilievo, per esempio su quella che definisce medietà: Più che alla terza via della saggezza classica - in medio stat virtus - Levi gioca sempre sulla logica degli estremi, ma senza desiderare di raggiungerli: il suo sguardo si volge... verso l’estremo di segno positivo, pur sapendo che nel migliore dei casi riuscirà solo a sfiorarlo … Se questo è un uomo racconta un lungo viaggio tra coppie di estremi che parte da una precisa riflessione sulla coppia felicità-infelicità,che ha il valore di un programma ed è destinata ad imprimere un colore fiducioso su ogni riflessione successiva. Di qui, malgrado le apparenze, il carattere ottimistico di Se questo è un uomo che molti lettori, a partire da Vittorio Foa, hanno segnalato.

Al termine del commento, costruito come un ricchissimo apparato di note, troviamo ancora gli indici dei nomi e dei luoghi, delle fonti e delle altre opere di Levi citate. Tra i nomi troviamo i personaggi reali, quelli letterari, quelli menzionati con nomi diversi in altre opere di Levi; la curatrice, Daniela Muraca, non manca di rilevare come nell’elenco si trovino anche due personaggi particolari, citati in Se questo è un uomo quattro volte ciascuno: lo stesso Primo Levi (una volta chiamato con il cognome e tre con il nome) e Dio (non suoni blasfema questa inclusione, che risponde alla necessità di evidenziare l’importanza che i riferimenti all’Essere Supremo rivestono in Se questo è un uomo, come d’altronde il curatore segnala a più riprese nelle sue note di commento). I lettori avranno poi agio di sbizzarrirsi a cercare altre curiose ricorrenze.

L’edizione commentata sarà quindi per insegnanti e allievi un utile strumento didattico e a tutti i lettori offrirà una chiave ulteriore di accesso a un testo che tutti crediamo di conoscere perfettamente ma che ad ogni rilettura offre qualcosa di nuovo.

Anna Segre

 

Se questo è un uomo - Edizione commentata a cura di Alberto Cavaglion, Centro Internazionale di Studi Primo Levi, Einaudi 2012, pp. 260, 20

   

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