Ebrei in Italia

 

Fino a quando la comunità di Roma tollererà gli intolleranti?

 di Giorgio Gomel

 

Il 22 marzo si è svolta una cerimonia nella Sinagoga di Lungotevere Cenci per commemorare le vittime dell’orribile attentato alla scuola ebraica di Tolosa. La cerimonia è stata sobria, toccante. Ma, poco prima, è accaduto qualcosa di grave, di cui vorrei riferire ai lettori di HK. Appena qualche mese fa ho subito l’offesa di scritte insultanti e manifesti intimidatori contro di me sui muri della scuola ebraica di Portico d’Ottavia. Vi è stata una condanna di tali atti da parte del Consiglio della CER e del Presidente dell’UCEI. Ma non si è affrontato con serietà il tema dell’intolleranza, di cui questa Comunità è malata.

Appena entrato in Sinagoga, un individuo - lo stesso che nel giugno 2001 mi aggredì nel corso di una manifestazione dinanzi all’Ambasciata in solidarietà con le vittime di un efferato attentato in una discoteca di Tel Aviv - mi insulta, cerca di cacciarmi, spalleggiato da un altro più giovane, esagitato, sotto gli occhi traumatizzati della gente.

Alcuni li trattengono, alla fine li portano via. Quando altri intervengono per sedare gli animi, insultano anche questi nello sbigottimento della gente. Poi la cosa si placa. Il Presidente Pacifici viene a dirmi che la cosa gli dispiace. Lo ringrazio e gli dico che forse avrò bisogno di “protezione” all’uscita. Esco poi da solo alla fine della preghiera, in mezzo alla folla. Qualcuno, alle mie spalle, commenta ad alta voce : qui c’è odore di merda. Immagino, riferito agli olezzi che io emetto.

Che fare? L’ennesima lettera di protesta a Shalom? La solita esortazione al rispetto dell’altro, alla non-violenza ?

Ditemi voi se tutto ciò è sopportabile, se gli ebrei italiani - come individui, come collettività, come istituzioni rappresentative - possono tollerare ancora tale degrado. Se la Sinagoga e i suoi dintorni sono il territorio posseduto da alcuni e gli “altri” che non si conformano, che hanno opinioni diverse, vanno espulsi.

Con gente così, non abbiamo bisogno di antisemiti.

Giorgio Gomel