Ebrei in Italia

 

Shabbaton a Ivrea

 di Sara Levi Sacerdotti

 

Lo Shabbaton è stato caldo affettuoso, identitario. Momenti come questi aiutano a sentirsi meno soli, ma non meno responsabili di fronte alla continua ricerca di che cosa sia l’identità ebraica e di come affrontarla con se stessi e con il mondo circostante. Naturalmente parlo di me stessa, ma credo sia una questione comune a molti se non a tutti. La partecipazione allo Shabbaton mi ha fatto ritrovare nuovi e vecchi amici in un clima gradevole, socievole ed ebraico. Risvegliare dagli ambiti più remoti dell’animo il metodo di discussione e dello scambio ebraico, della ricerca del pilpul, è qualcosa che ho interiorizzato negli anni della scuola ebraica e dell’hashomer hatzair, e ritrovarlo quando si è adulti è assai stimolante. Ma ci vuole un Morè - o una Morà - che maieuticamente ti aiuti a riportarlo fuori di te, proprio come succede con tutti i muscoli che non si muovono da tempo e bisogna riscaldarli e fare qualche esercizio. Così ci siamo lasciati guidare dal Morè Birnbaum e dalla rabbanit Renana e ci siamo sottoposti a un ottimo esercizio. Infatti la sensazione prevalente è stata quella di costruire e di essere parte di un gruppo coeso di coetanei e non solo, di cercare un modo di vivere l’ebraismo meno solitario. Il bel paesaggio con il lago hanno fatto da sfondo. Infine lo Shabbaton credo abbia rivitalizzato un po’ tutti i partecipanti, soprattutto nell’importanza di sostenere una via all’ebraismo solare, che fa domande e si preoccupa della famiglia, della coppia e del futuro della comunità . Mi è spiaciuto, infatti, partire domenica.

Sara Levi Sacerdotti

 

 

   

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