Ebrei in Italia

 

Una possibile terza via?

 di Anna Segre

 

All’articolo sullo Shabbaton (organizzato a Ivrea presso il lago Sirio dal 9 all’11 marzo), vorrei aggiungere un paio di considerazioni.

Le nostre comunità sono attanagliate dal dilemma apertura/chiusura (proprio nei giorni intorno allo Shabbaton a Milano si scatenava un dibattito piuttosto acceso); negli ultimi decenni abbiamo assistito a continue oscillazioni per evitare due tentazioni contrapposte ed entrambe pericolose: da una parte una sorta di gioco al ribasso per attirare tutti, dall’altra una torre d’avorio accessibile solo a un’élite ristretta. Mi pare che il progetto culturale di Rav Birnbaum potrebbe rappresentare una sorta di terza via, la scommessa di coniugare l’apertura con il rigore, la ricerca di una partecipazione ampia con l’offerta di contenuti “alti” e stimolanti per tutti. Famiglie talvolta lontane dall’ebraismo (tra cui anche alcune miste, per le quali, come loro stessi hanno raccontato, l’educazione ebraica dei figli è stata una scelta meditata e non una tradizione portata avanti per inerzia) hanno avuto la possibilità di osservare, forse per la prima volta, un intero shabbat con tutte le sue regole e di coglierne lo spirito, tra lezioni di Torà e di Talmud, discussioni, dibattiti, scambi di idee, ma anche giochi, canti, scherzi e l’atmosfera di un campeggio.

Chi ha frequentato qualche attività torinese negli ultimi due anni avrà notato inoltre che Rav Birnbaum ha l’abitudine di affiancare alle lezioni sue e di sua moglie Renana anche interventi di “non addetti ai lavori” che affrontano temi come lo shabbat, il commento alla parashà settimanale o le feste (ben 28 persone hanno parlato durante il seder di Pesach) talvolta da angolazioni inusuali, alla luce dei loro specifici interessi e competenze: anche questa è una strategia volta a coinvolgere un maggior numero di persone, che non necessariamente si traduce in un impoverimento dei contenuti perché capita spesso che da questi interventi emergano spunti di riflessione interessanti.

Questa terza via può funzionare? Potrebbe costituire uno strumento utile per arginare le lacerazioni che stanno dilaniando sempre di più le comunità italiane ed evitare la rottura della nostra tradizionale unità? O forse ormai è troppo tardi? Sarebbe interessante se su questi temi si aprisse un dibattito, anche sulle pagine di Ha Keillah.

Anna Segre

   

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