Ebrei in Italia

 

Il seder di Pesach come modello di comunità

di Renana Birnbaum

 

Vorrei condividere con voi la mia esperienza fatta durante le due sere dei sedarim che abbiamo festeggiato insieme, quest’anno, in Comunità e che hanno visto la partecipazione di persone di tutte le età, di numerose famiglie, di studenti, di ospiti. Due sere meravigliose e stimolanti che possono fungere da modello per la vita della Comunità.

Bisogna notare che i sedarim sono un’occasione unica nel suo genere per migliorare e far crescere una comunità. Tra tutti gli eventi dell’anno ebraico la sera del seder si distingue così tanto che di fatto fa da elemento di unione per tutti i presenti, adulti, bambini, uomini, donne, persone del luogo, ospiti. Tutti partecipano al seder in maniera attiva ed egualitaria. Quale migliore occasione abbiamo per unire insieme tutte le famiglie della Comunità ed i suoi ospiti, un’occasione che permette anche di creare un’azione condivisa nell’osservanza di una mitzvà che è parte delle mitzvot della Torà?

Probabilmente ci sono coloro che si preoccupano che il seder celebrato in Comunità rompa l’uso torinese di festeggiare la sera del seder nelle case private; vorrei su questo chiarire alcuni principi. Vero è che per tutti i membri di una Comunità Ebraica nel mondo esistono usi e regole di vita caratteristici per ognuno di essi. Questa diversità si esprime nelle melodie diverse, negli usi della preghiera diversi ed in altri particolari aggiuntivi, che sono il dono di ogni comunità che la rende speciale ed è parte dell’intero mosaico ebraico in tutta la sua ricchezza e bellezza. Per questo motivo mio marito ed io, che per tanti anni abbiamo avuto l’onore di lavorare in comunità ebraiche in tutto il mondo, stiamo molto attenti ad onorare e rispettare gli usi della Comunità locale. Tuttavia in questo caso dobbiamo distinguere tra mitzvà, uso ed abitudine.

 

Mitzvà come sappiamo è un completo obbligo. L’uso è un precetto radicato nella halakhà che di fatto aumenta le mitzvot e che secondo l’halakhà abbiamo l’obbligo di rispettare, l’abitudine non è halakhà e non siamo obbligati a rispettarla. Quindi, per esempio, mangiare la matzà è una mitzvà, l’attenzione a non mangiare la matzà bagnata è un uso e mangiare la minestra di dayenu o i kneidlach è un’abitudine.

La preparazione del seder in seno alla famiglia è un uso molto importante che ha il suo fondamento nel compimento del precetto del sacrificio pasquale insieme agli altri. Il luogo in cui si organizza il seder è secondo tutte le opinioni un’abitudine e non un uso. Dal momento che nelle sere del seder in Comunità molte famiglie prendono parte alle attività in maniera totalizzante, organizzando un seder collettivo, è come se si osservasse l’uso, ovvero il minhag basilare, del seder familiare ed in questo non esiste nessun cambiamento rispetto al minhag stesso. D’altronde bisogna anche tenere presente che, dal momento che noi qui nella diaspora celebriamo due sedarim, possiamo avere sia il seder familiare sia quello comunitario. Credo anche che il principio guida in questo ambito debba essere che la comunità sia di fatto come una famiglia, quindi chiunque festeggi il seder nel contesto comunitario di fatto osserva l’uso del seder familiare. Nell’organizzazione del seder comunitario bisogna tener conto di diversi fattori, fattori che a mio modesto parere giustificano di gran lunga la sua esistenza, poiché un seder comunitario porta con sé molti valori aggiunti non meno importanti ed io vorrei portarli alla vostra attenzione.

Una delle nostre dichiarazioni importanti durante il seder è “Chi ha fame venga e mangi, chi ha bisogno venga e faccia Pesach”. Il significato di questa dichiarazione è rivolto a coloro che non hanno seder in casa e per i quali la nostra casa è aperta. Dato che la sera del seder la casa è aperta per chiunque lo chieda è anche giusto che una comunità apra il proprio cuore e la propria porta a tutti coloro che lo desiderino. Ci viene richiesto di invitare gli altri al nostro seder e non certo di creare un seder speciale per gli anziani, i soli, gli ospiti di passaggio. La sera del seder vissuta in maniera collettiva all’interno della Comunità crea un’unica grande famiglia, abbraccia tutti, fa entrare tutti nella loro casa: la Comunità. In questo tipo di seder c’è molta forza di aggregazione, di condivisione, di comunità. Chi non ha visto quest’anno il Rav Weiss Levi partecipare alla sera del seder, non ha visto gioia nei suoi giorni. Lui ci ha deliziato con parole di Torà, canti, lettura della Haggadà. Non ho alcun dubbio che le famiglie, la comunità che abbracciava, il Rav Ghilit, le parole di Torà di valore attuale abbiano risvegliato il cuore di coloro che hanno partecipato e saranno ricordati dentro di loro come parte della loro vita ebraica.

Ognuno ha portato dal suo mondo una porzione di studio condiviso, ognuno ha insegnato prendendo dal suo proprio sapere, donando agli altri in queste sere la propria esperienza e la propria professionalità ed in questo modo si costruisce una grande famiglia. La comunità sembrava essere un grande pianoforte con diversi tasti e ciò che la faceva suonare in armonia era il suo grande cuore ebraico.

Mi sembra giusto concludere con le grandi parole del Rav Solovietchik riferite proprio alla condivisione della sera del seder: “Cosa vuol dire che alcune persone condividono una cena in comune? Non si tratta dell’atto fisico del mangiare, quanto della sensazione di solidarietà e dell’empatia che ne derivano. Le persone che si incontrano casualmente nel vagone ristorante di un treno o nel ristorante di una città non sentono certo di essere legate le une alle altre per il semplice fatto di sedere ad uno stesso tavolo, anche se ciò dovesse ripetersi in tempi brevi. Il pasto condiviso ha una valenza sociale solo se inserito in un contesto in cui le persone si incontrano volontariamente, non certo per caso. Un pasto comunitario organizzato fin dall’inizio affinché vi sia grande partecipazione è un “vassoio” col quale si presentano il prodotto comunitario, i sentimenti di unità e l’affinità tra i membri”.

Auguro a tutti la benedizione di un’estate felice e produttiva e di una stupenda vita comunitaria e familiare.

Renana Birnbaum

   

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