Israele

 

Blocknotes

di Reuven Ravenna

 

Tag

Da troppo tempo ci siamo “abituati” alle automatiche ritorsioni dei coloni ebrei della Samaria e Giudea in seguito a sporadiche demolizioni di insediamenti “abusivi”, con o senza virgolette, nei confronti di moschee o edifici arabi. Nel caso peggiore con l’appiccare il fuoco a locali, ma, per lo più, imbrattando con un graffito: “Tag Mehir”, liberamente tradotto: “Il segno del prezzo”. Quasi a sottolineare che la repressione debba essere indirizzata piuttosto verso i “natives”, e non contro chi concretizza, a suo dire, il legittimo e indiscutibile diritto (storico e divino) di vivere in ogni sito di Erez Israel dal ’67 sotto dominio israeliano. Ancora una volta, nei giorni precedenti Pesach, un gruppo di militanti e abitanti ebrei hanno occupato una casa a ridosso della Grotta di Machpela, a loro dire, acquistata legittimamente, suscitando un ordine perentorio di evacuazione entro 24 ore, sospeso in seguito da Netanyahu, fino al chiarimento legale. Un ennesimo episodio delle cronache della Cisgiordania, Giudea/Samaria.

Ormai diventato internet-dipendente, grande è stata la mia sorpresa di aver letteralmente scoperta una Associazione “Tag” di impegno sociale, basata su valori ebraici, che opera in molti paesi in “via di sviluppo”, patrocinata da un Rav ortodosso britannico. Tag promuove determinati progetti di sviluppo agricolo, educativo, sociale ad opera di esperti, israeliani o no, collaborando con quadri locali, senza paternalismi e con un senso di reciprocità. E, aggiungo, nello spirito di una pluridecennale azione di aiuto tecnico e umanitario da parte dello Stato d’Israele, senza ignorare, naturalmente, i moventi politici e diplomatici.

Mi sembra che mettendo a confronto l’uso dello stesso termine da parte di due associazioni così diverse, si possa, simbolicamente, sintetizzare la complessità dell’attualità ebraica e israeliana agli inizi del terzo millennio dell’E.V. fatta di eventi shoccanti (eccidi, isolamento e crescente antisemitismo) e le opere di umanità, le realizzazioni della scienza e della tecnica, al di là del particolarismo in una dimensione universalistica.

 

Pluralismo

Da anni frequento l’Istituto “Yaakov Herzog” nel Kibbuz “Ein Tzurim, nel sud di Israele, specie di “Università Popolare”, aperta a tutti, lungo l’arco della settimana, che tratta temi e aspetti della tradizione, della cultura e della società, alternando conferenze frontali con gite, giornate di studio e presentazioni di testi e opere letterarie.

Il mercoledì è riservato alla trattazione di una determinata Diaspora o ‘eda’ occupando tutta la mattina, con tre successivi conferenzieri. Un quadriennio addietro, con mio vivo piacere, è stata presentata l’Italia ebraica, dai tempi di Roma ad oggi (senza troppi stereotipi e inevitabili inesattezze). A giugno , il viaggio nel Paese studiato, guidato da uno o più conferenzieri dei corsi. Ancora oggi mi lodano l’accoglienza riservata ai partecipanti dalle famiglie romane nello Shabat trascorso sul Tevere…

Nel 5772 vengono presentate le ‘edoth’ oltre il fiume Sambation” le cosiddette “Dieci Tribù”, i Benei Menashè dell’India Nord-Orientale, gli ebrei cinesi di Kampieng, gli Yemeniti, le tre etnie ebraico-indiane e i Beta Israel dell’Etiopia, che si visiterà in giugno. Il Mosad Herzog è stato uno dei primi istituti che hanno superato certe chiusure ideologiche e culturali, tra religiosi e laici, tra Israele e la golà, contribuendo, per la sua parte, ad ampliare il dialogo, gli orizzonti a centinaia di partecipanti anche da località lontane, in uno spirito di tolleranza e rispetto reciproci.

 

Retour d'Italie

A fine inverno ho esaudito un piccolo sogno. Ho visto accolta la mia proposta di celebrare il centenario del primo convegno giovanile ebraico, all’ombra di quell’affascinante Beith Hakeneset, tra le cui mura pregarono Rav Margulies, Alfonso Pacifici, Umberto Cassuto, E.S. Artom e tanti grandi protagonisti di una rinascita spirituale che ha lasciato una traccia profonda in tutto un secolo degli Ebrei di Italia, nella Penisola e in Erez Israel.

Nella giornata di studio fiorentina abbiamo sì rievocato il passato, ma in tutti noi era ben presente la preoccupazione per i problemi, gravosi e impellenti, odierni. Nelle Comunità e nello Stato Ebraico. Tornato a casa, in costante contatto con gli amici della Golà di origine, mi sento ancor più impegnato ad affrontare le non lievi sfide del futuro prossimo per essere degni dell’insegnamento e dell’esempio di chi ci ha aperto la via.

Reuven Ravenna

Nissan 5772

    

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