Storia

 

Una marcia per Emanuele Artom

 di Vivetta Maiolini

 

Il coro di voci bianche della Scuola Ebraica intona sui gradini della sinagoga un’antica melodia che canta il bisogno dell’uomo per il suo simile, esprime l’impegno nella collettività umana. Qui sulla piazzetta Primo Levi, nel giorno che commemora il 25 marzo 1944, quando l’ebreo e partigiano Emanuele Artom fu arrestato dalle SS e tradotto in carcere dove tra torture inenarrabili fu stroncata la sua giovane vita, ha avuto il suo culmine il 25 marzo la marcia silenziosa organizzata dalla Comunità Ebraica e dalla Comunità di Sant’Egidio, grazie all’impegno profuso da Roberto Placido e dal sindaco Piero Fassino.

 

Accompagnata dai gonfaloni del Comune di Torino, Provincia e Regione (con delegazioni di tutte le rappresentanze religiose), la marcia della memoria in omaggio agli ebrei torinesi vittime dei campi di concentramento ha ripercorso il tragitto quotidiano di Emanuele Artom dalla residenza al civico 58 di via Sacchi alla Scuola Ebraica di via Sant’Anselmo dove Emanuele insegnava. Nel cortile dell’edificio la preside Sonia Brunetti ha svolto la prolusione alla cerimonia commemorativa officiata poi sul piazzale antistante il tempio israelitico. Qui, sulla scia dei recenti tragici eventi di Tolosa, Piero Fassino ha ribadito il dovere morale di combattere ogni giorno l’antisemitismo e la lotta al diverso, traendo nuova determinazione nella convivenza civile.

Poi il Rabbino Capo di Torino Rav. Eliahu Birnbaum, che a lungo si è confrontato con i diari e i numerosi scritti di Emanuele Artom (“uomo coerente, fiero di essere ebreo ed italiano”), ha sviscerato il senso della sua lezione ancora attualissima: quella “chiamata alla responsabilità sociale”, in cui risiede il significato ultimo dell’ebraismo. Da dove è venuto ad Emanuele Artom lo sprone a cambiare il mondo? Dalla Bibbia: nella Torah sta la fonte dei suoi ideali. Dio ci invita ad essere partecipi della creazione richiamandoci alla responsabilità: secondo l’etimologia ebraica - ha ricordato Birnbaum - il termine indica ‘riconoscere l’esigenza dell’Altro’; analogamente secondo l’etimologia latina, il termine è ‘risposta al bisogno dell’Altro’. Dunque un messaggio drammaticamente attuale, “contro il grande pericolo del sentimento d’impotenza che coglie spesso l’uomo moderno, di fronte a problemi che paiono troppo grandi per essere risolti”. Commosso il ricordo di Ugo Sacerdote, compagno ed amico di Emanuele Artom, di cui sono stati ricordati anche dal Presidente della Comunità Ebraica Giuseppe Segre lo spirito patriottico, le profonde conoscenze culturali maturate alla scuola del leggendario Augusto Monti al Liceo D’Azeglio, le convinzioni europeiste: oltre le leggi razziali, oltre i licenziamenti dalle istituzioni pubbliche, oltre la separazione tra ebrei ed ariani con un muro d’ignoranza. “Furono quegli eventi - ha concluso Daniela Sironi della Comunità di Sant’Egidio - a far scoprire a molti cristiani i volti degli ebrei, e viceversa. Ora, mai più soli, mai più gli uni contro gli altri, mai più gli uni senza gli altri”.

Vivetta Maiolini

   

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