Libri

 

Un romanzo sulle leggi razziali
La vita di Franco Debenedetti Teglio rivisitata dallo scrittore Fabio Geda

 di Sergio Franzese

 

L’estate alla fine del secolo scritto da Fabio Geda, giovane autore divenuto noto al grande pubblico con il libro Nel mare ci sono i coccodrilli, interseca due racconti. Il primo narra di un ragazzino dodicenne, Zeno, che nel corso di un’estate gravata da incognite e segnata dall’ansia per la salute del padre ammalatosi di leucemia viene affidato alle cure del nonno materno. Il secondo racconto trae invece spunto dalla vita di quest’ultimo, Simone Coifmann, nato a Genova il 17 novembre 1938 cittadino italiano “di razza ebraica”; lo stesso giorno il Duce in persona, a Trieste, davanti ad una folla riunita in Piazza Unità annuncia l’adozione delle famigerate Leggi Razziali revocandogli di fatto l’autorizzazione ad esistere.

Nonostante siano trascorsi cinquanta anni Simone fatica a separarsi dal suo silenzio, è come se per lui quel tempo non fosse ancora finito. E d’altra parte come ci si può sbarazzare del ricordo di avvenimenti drammatici che gli hanno segnato la vita in modo così doloroso? Il padre, la cui deportazione è stata evitata per un soffio, privato del lavoro e della dignità di capofamiglia, finirà per togliersi la vita anni dopo, il suicidio del fratello, la sorte dei familiari deportati ed uccisi ad Auschwitz, il senso di insicurezza e di precarietà che ne hanno accompagnato l’infanzia e l’adolescenza, la paura di apparire. In altre parole, la vergogna di esistere.

La sua storia ci è offerta con uno scarto cronologico rispetto alla breve esposizione dell’“estate di fine secolo”, costituisce cioè una lettura a sé stante che non si intreccia con il presente del nipote, se non in una inconsapevole condivisione dei luoghi e - dopo la morte del nonno - in una matura e cosciente solidarietà. I suoi ricordi affiorano attraverso un diario della memoria “per quanto è concesso ricordare o ricostruire o immaginare”, un diario che rievoca i giorni del dolore e della paura e, successivamente, quelli di un lento ritorno alla vita ed alla normalità, di una sommessa riappropriazione del diritto all’esistenza.

Il racconto, ambientato nell’estate del 1999, si ricollega con un salto temporale alla figura di Zeno adulto, divenuto un affermato illustratore di graphic novel (le pagine conclusive del libro sono costituite da alcune “sue” tavole illustrate).

 

L’estate alla fine del secolo coniuga episodi di pura fantasia con altri che si ispirano alla storia vera di Franco Debenedetti Teglio, “partigiano della memoria”, senza il quale, afferma Fabio Geda, il libro non sarebbe mai stato scritto. L’impressione tuttavia è che egli abbia adattato la figura del nonno ad un impianto narrativo preconfezionato e preesistente al suo incontro con Franco Debenedetti Teglio e non viceversa. Le avventure di Zeno, che verosimilmente Geda considera il protagonista principale del suo romanzo, costituiscono un pretesto per dare vita al racconto di Simone Coifmann mentre da sole esse appaiono esili e quasi inconsistenti.

Attraverso questo libro l’autore, partendo da una singola storia, ha inteso gettare una luce sulle leggi razziali italiane e sebbene esso non riesca a trasmetterne appieno la portata e le drammatiche conseguenze (non è un romanzo storico) la sua lettura contiene un implicito invito ad approfondire l’argomento avvalendosi di altri percorsi bibliografici.

Sergio Franzese

Fabio Geda - L’estate alla fine del secolo - Dalai editore - Milano, 2011 - pp. 285 - 17,50

 

    

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