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Intervista a un personaggio

Franco Debenedetti Teglio (1) racconta alcuni “retroscena” del romanzo L’estate alla fine del secolo di Fabio Geda

 

L’ultimo romanzo di Fabio Geda, L’estate alla fine del secolo, si apre con una dedica a te e si conclude con un ringraziamento in cui l’autore afferma che “alla tua vita appartengono diversi eventi dell’infanzia e della giovinezza di Simone Coifmann”. Partiamo dall’inizio: Franco, come vi siete conosciuti tu e Fabio Geda?

Partecipando a un gruppo di lettura di fumetti organizzato dal Circolo dei lettori ho conosciuto il coordinatore, che era appunto Fabio Geda, un giovane scrittore di cui non avevo letto ancora nulla; dato che tra le cose da leggere Geda aveva portato “Maus” di Art Spiegelman io gli avevo proposto in lettura “Il complotto dei Savi Anziani di Sion” di Eisner, che lui non conosceva, accompagnando a documentazione una copia dei Protocolli pubblicata in traduzione italiana nel 1938 (era la terza edizione; la prima risaliva al 1933). Così è nata la nostra amicizia e collaborazione.

In che modo è nata l’idea di offrirgli la tua storia per consentirgli di dare vita al personaggio del suo romanzo?

Ad un incontro del gruppo Geda aveva portato una “graphic novel” su un vecchio che andando in barca raccontava ai nipoti le sue esperienze durante la guerra sotto i bombardamenti, e da qui mi è nata un’idea: ho pro­posto a Fabio Geda, che conosce disegnatori, sceneggiatori, editori, di fare una “graphic novel” ispirata alla mia storia.

La proposta è stata bocciata come irrealizzabile dal punto di vista commerciale, ma l’idea ha fatto la sua strada perché, dopo il suo ultimo romanzo di successo “Nel mare ci sono i coccodrilli” che parla di un bambino fuggito dall’Afghanistan ed approdato in Italia, Geda aveva maturato l’idea di scrivere una storia che avesse come protagonisti un nonno ed un nipote.

E quindi aveva bisogno di due figure sulle quali costruire un racconto…

Sì, ma mentre aveva ben chiara in mente la storia del nipote (ha una ottima capacità di valorizzare il vissuto dei giovani, essendo lui stesso giovane), la figura di Zeno era già abbozzata, quella del nonno era in sospeso, l’autore non riusciva a costruirla. Di qui la sua proposta di collaborazione: “Potresti diventare tu il nonno del mio romanzo”.

Quale è stata la tua risposta?

Ho accettato volentieri. A me, che lavoro molto con le scuole, interessa studiare e capire i giovani; creare un rapporto con un giovane scrittore di successo mi ha indotto a mettergli a disposizione tutta la mia storia, anche negli aspetti più riservati, a una condizione precisa: libertà di scelta delle persone e delle vicende che sarebbero apparse nel romanzo, ma con nomi diversi; non volevo che il romanzo diventasse una specie di biografia, non autorizzata; e in effetti l’autore, per quanto riguarda la storia del nonno, parte da spunti autobiografici, ma ricostruisce i personaggi, i luoghi, le situazioni secondo il suo vissuto e la sua esperienza di giovane scrittore.

In che misura Simone Coifmann, protagonista del romanzo “L’estate alla fine del secolo”, ti rappresenta?

Questo libro come ho già detto non è una biografia, né un romanzo storico, e neppure il racconto puntuale di una storia vera, bensì un romanzo ispirato anche a una vera storia ascoltata. Quindi non cercate nel romanzo, e in particolare nell’età matura di Simone Coifmann, i “miei posti” né tantomeno le reali persone esistite e descritte nei miei racconti e nelle testimonianze. In particolare non posso riconoscermi nella figura surreale del nonno eremita a Colle Ferro, un paese che non ha nulla a che fare con Morbello, dove fui nascosto nella mia infanzia, e dove si svolsero negli anni della guerra molti degli episodi riportati nel romanzo.

Dopo aver letto il romanzo, che idea ti sei fatto?

Fabio è un giovane scrittore affermato, quindi ha filtrato tramite il suo vissuto, la sua fantasia, la sua sensibilità e la sua tecnica di scrittura le storie che a lungo ci siamo raccontati e non ho voluto leggere bozze o manoscritti prima della pubblicazione. Tra l’altro io penso che, prima di incontrarmi, Fabio immaginasse un nonno meno  “pesante” di come sono io nella realtà e che nella sua scrittura abbia “alleggerito” la descrizione, tenuto conto che, una parte rilevante dei suoi lettori sono giovani. Alcune cose io le avrei forse raccontate in modo diverso ma, al di là di questa osservazione che non vuole essere una critica, ritengo che il risultato finale sia comunque positivo, sia nella forma che nel contenuto, e che anche questo romanzo possa aiutare a riflettere su eventi che hanno segnato la nostra storia in modo drammatico.

a cura di P.D.B. e S.F.

 

 

(1) Franco Debenedetti Teglio, “testimone della memoria”, ad oggi ha incontrato oltre 10.000 studenti ed insegnanti di scuole medie e superiori in Piemonte a cui ha raccontato le proprie vicissitudini di “hidden child” (bambino nascosto), sollecitando la riflessione sugli effetti devastanti che le leggi razziali ebbero sulla mag­gioranza delle famiglie ebraiche italiane. Su richiesta delle Biblioteche Civiche Torinesi, con la sponsorizzazione della Comunità Ebraica di Torino e del’Amicizia Ebraico-Cristiana, ha curato una mostra dal titolo “17 novembre 1938 - Lo stato italiano emana le leggi razziali” (di cui è possibile assistere ad una breve presentazione sul sito YouTube: <http://www.youtube.com/watch?v=pqrPqtZdPTU>), che è già stata esposta in una cinquantina di scuole e biblioteche e altre istituzioni del Piemonte ma anche presso la Biblioteca Nazionale Centrale ed il museo ebraico di Roma. Nel novembre del 2007 ha vinto il primo premio per la narrativa “Mario Pannunzio” per una raccolta di cinque racconti mai pubblicati. Inoltre ha collaborato con ricerche inedite alla stesura del libro Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia di Mario Avagliano e Marco Palmieri.

 

    

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