1967

 

 

Tre anni di naja, qualche ora di guerra

Cinquant’anni dopo incontriamo un protagonista

 

Effettivamente il mio amico Dov (orso in ebraico) col tempo deve essere diventato un po’ orso davvero. Lo vado a stanare in Liguria, dopo quasi 50 anni, in una cascina fuori dal mondo, a mezz’ora di strada sterrata dal paese più vicino. Far from the madding crowd, mi accoglie così Dov. Tu sai l’inglese, vero? mi fa. Via dalla pazza folla, azzardo. L’hai letto il romanzo di Thomas Hardy? Mi chiede. Anni fa… mento, e mormoro: Bellissimo, anche se lo ricordo poco... Brizzolato, la sua autorità disarmante è rimasta immutata. Molto accogliente, Dov mi mostra la sua cascina ristrutturata con maestria da architetto ed il vasto, curatissimo giardino. Qui prima erano tutti rovi, mi dice orgoglioso. Noto un piccolo rudere rimasto intatto. È il mio poligono, mi spiega, a volte mi esercito: sai, qui è facile che ti entrino in casa e ti freghino tutto.

 

Come mai nel ’65 sei tornato in Israele per fare il militare?

Quando ero arrivato in Italia nel ’59 avevo 14 anni. (Mi hanno dato la cittadinanza italiana solo vent’anni dopo). Perché sono andato militare? Perché ero israeliano, e ogni israeliano, finito il liceo, va nella Zavà. Per me era naturale. Dopo gli esami di maturità sapevo dai quadri esposti che sarei stato promosso, ma avevo talmente fretta di partire che non avevo aspettato la pagella. Avevo poi saputo che, grazie ai miei voti, mi ero piazzato primo in Piemonte.

 

Cosa accade alla recluta nei primi giorni di ferma?

Sono arrivato in Israele nell’agosto del ’65 e mi hanno detto che mi avrebbero chiamato sotto le armi il 14 novembre. Nell’attesa ho cercato un lavoro, e siccome era in periodo pre-elettorale, sono stato assunto come attendente portaborse di Ben Gurion, Peres e Dayan, che erano usciti dal Mapan e avevano appena formato un nuovo partito. Mi rammarico solo di non essermi fatto fotografare insieme a loro. Fosse stato oggi mi sarei fatto un selfie… Il 14 novembre mi sono presentato per l’arruolamento. Dopo averci dato divise e numeri di identificazione, hanno iniziato il cosiddetto shuk ha-‘avadim, il mercato degli schiavi. Chiamandoci per numero, in ordine sparso ma prefissato (avevano già deciso tutto), siamo stati assegnati alle diverse brigate e caricati sui camion verso destinazioni ignote. Dopo un po’ di chilometri un mio compagno di viaggio sbotta: C…o! Siamo stati assegnati alla Brigata Golani! La Golani, fanteria di assalto di stanza ai piedi del Golan, era nota come un inferno. Io non ne sapevo nulla. Pare che a volte ci siano state reclute che appena saputa quella destinazione si siano buttate giù dal camion… Lì sono rimasto per tre anni. Quando mi ero arruolato la ferma era di 30 mesi. L’hanno portata a 36 mentre ero sotto le armi…

 

Raccontami della tua vita nell’esercito prima della guerra.

Nella Brigata Golani si iniziava con tre mesi di tirocinio uguale per tutti in una base comune dell’esercito, poi altri tre mesi di tirocinio nella Golani, quindi ti assegnavano, previ esami, a corsi di specializzazione per diventare sottufficiale o mortaista o cecchino, magazziniere, cuoco ecc. Io sono stato mandato alla scuola sottufficiali, dove il mazzo era triplo, e da dove sono uscito col grado di caporale. La Brigata Golani era formata da tre reggimenti, e ogni reggimento era suddiviso ecc… giù giù a scalare fino al mio plotone, formato da un tenente, tre sottufficiali tra cui c’ero io e 30 soldati. Avrei potuto frequentare la scuola ufficiali, ma ho rinunciato perché ciò avrebbe comportato la ferma ulteriore di un anno e io invece volevo fare l’università. I nostri compiti erano di controllo del confine, sortite, agguati eccetera.

 

 

 


all'alto in basso:
Portachiavi con il simbolo
della Brigata Golani,
Mostrina per la partecipazione
alla Guerra dei 6 Giorni,
Premio esercitazioni
di tiro al bersaglio,
Memoria della Marcia
da Hulda a Gerusalemme 1966,
Sicura di granata,
Decorazione siriana

Erano tutte esercitazioni, non c’era la guerra…

No, no, altro che esercitazioni! Erano azioni belliche, spedizioni vere e proprie anche al di là del confine, con funzioni antiterrorismo, sia prima sia dopo la guerra. All’imbrunire noi del plotone, caricati sul camion, venivamo disseminati a gruppi di tre ogni chilometro circa lungo il confine, e lì rimanevamo di guardia tutta la notte, sdraiati per terra dietro ai fucili, con occhi e orecchie puntati, pronti a sparare. Era il periodo dei terroristi, i fedayin, che si infiltravano dalla Giordania. Un trattore israeliano era saltato su una mina piazzata di notte, nonostante i controlli. In seguito ad attentati, venivano disposte azioni punitive con sortite in villaggi al di là del confine, per far saltare le case dei responsabili. Una volta abbiamo fatto un’azione notturna insieme agli uomini rana, che, passati a nuoto al di là del Giordano, hanno tirato con le corde i gommoni Zodiac sui quali eravamo saliti, dopo averli trasportati noi a spalle con una marcia estenuante sulla sabbia. Al di là del fiume abbiamo assaltato un villaggio di poche case, dove il nostro capo per non far rumore ha tramortito un fedayn con il calcio del suo fucile…

Dov sfoglia un album con le foto sbiadite del suo periodo di naja. Ma sai che era un sacco di tempo che non le guardavo? Mi fa bene rivederle, grazie a te. Ecco, questo era Uri, il migliore di tutti: generoso, coraggioso, intelligentissimo. È morto in guerra durante un assalto, buttandosi su un filo spinato e ordinando ai suoi di passare sopra di lui. I siriani l’hanno ucciso con un colpo alla testa. Il governo gli ha conferito una medaglia d’oro alla memoria. Questo invece ero io sdraiato di vedetta. Questo è il monumento ai caduti della Brigata Golani (vedi foto)…

Com’è che hai saputo che era scoppiata la guerra?

Noi eravamo già in preallarme. Tu sai che in Israele le radio sono sempre accese. La mia radiolina era nella gavetta - il barachin - e verso le sette il notiziario ha annunciato: Dalle prime ore della mattinata l’aviazione è entrata in azione in Siria ed in Egitto. La mia Brigata Golani nei primi quattro giorni di guerra (dal 5 all’8 giugno) era rimasta ferma. Le operazioni di terra contro la Siria sono durate dal 9 all’11, dopo che Egitto e Giordania erano stati costretti a cessare il fuoco.

Perché era importante per Israele conquistare l’altipiano del Golan?

Perché da quelle alture i siriani avevano una visione panoramica sugli insediamenti agricoli ed i kibbutzim della pianura, e li bombardavano frequentissimamente, costringendo la popolazione a ripararsi nei rifugi.

Come si è svolta la battaglia nel Golan?

Appena ricevuto l’ordine io, con i miei, ho caricato sui camion armi e munizioni che erano custodite nelle gallerie. L’obiettivo era la conquista delle fortificazioni di Tel Facher. Le operazioni di terra a Tel Facher sono durate poche ore nella mattinata: polvere, fumo, urla, un fracasso infernale; in quel casino non sai cosa succede, non hai paura, vai avanti in trance come un automa… La Brigata Golani in quell’operazione ha perso 21 uomini.

E dopo?

Dal giugno ’67 a tutto l’inverno successivo siamo stati nel Golan a tenere i confini. Io con il mio plotone in un bunker di sacchi di sabbia con una stufetta, collegamenti via radio per comunicazioni e approvvigionamenti, cannocchiali per controllare eventuali infiltrazioni e una noia mortale. Sparato a una mucca avvicinatasi troppo al confine, dopo nevicata fatto pupazzo di neve… Lasciato qualcuno di vedetta, visitato villaggio siriano abbandonato, più nulla da rubare (ci avevano pensato altri prima di noi).

Nella primavera del ’68 una sergente assistente sociale mi dice che ho diritto ad alcune agevolazioni non avendo io nessun parente in Israele, e mi consiglia di fare domanda di servizio civile. Ho ottenuto dopo qualche mese di essere trasferito al vicino kibbutz Dan, il più settentrionale di Israele, dove c’era un mio amico olandese che era nelle mie stesse condizioni. Lì ho fatto il contadino per due mesi, pur nei vincoli della vita militare ma in un ambiente sicuramente meno duro, dormendo in casa invece che in tenda, mangiando decentemente invece che ranci schifosi, e soprattutto in compagnia di una gran quantità di giovani volontarie svedesi… La pacchia è durata fin quando non sono stato richiamato dal comando, che mi ha spedito, in piena estate, a sud del Mar Morto. Quarantacinque gradi all’ombra, zanzare lunghe così, come elicotteri…

 

 Intervista di
David Terracini

 

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Monumento ai Caduti del Golan

   

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