Israele

 

Sono passati 50 anni

di Israel De Benedetti

 

Sono passati cinquant’anni dalla guerra dei sei giorni e tra israeliani e palestinesi qualcosa è cambiato, ma molto poco. Nel 1967, dopo un mese di incertezze con mezzo paese mobilitato, l'apertura delle ostilità è stata vista come uno sbocco naturale della situazione. A Ruchama erano stati richiamati più di cento uomini e i lavori agricoli, mietitura compresa, venivano svolti dai ragazzi delle ultime classi del liceo. Per un mese il governo di Israele ha valutato le varie possibilità: Ben Gurion, ormai in pensione, aveva chiamato Rabin per fargli sapere la sua volontà di non entrare in guerra. Levi Eskol, allora primo ministro, esitava e alla radio invitava la popolazione alla calma... balbettando. Ricordo che vecchi riservisti di Ruchama la notte prima dell'inizio dei combattimenti erano stati mandati a minare una zone al confine con Gaza, ma quando si sono trovati davanti a un campo di barbabietole da zucchero hanno chiesto e ottenuto di non posarvi mine!

La guerra lampo ha sorpreso tutto il paese e forse il mondo intero. Gli eserciti arabi ben più numerosi di quello di Israele hanno dimostrato su tutti i fronti la mancanza di mezzi e i disastrosi comandi, anche se i singoli soldati si sono comportati in gran parte con eroismo.

A cose finite Israele si è trovata dall'oggi al domani a passare da un piccolo paese a un semi-impero da Suez al Golan, compresa la regione palestinese. Ben Gurion per primo ma anche Levi Eskol e altre personalità si sono pronunciate fermamente per offrire il ritiro sui vecchi confini in cambio della pace. Nazionalisti israeliani e palestinesi per ragioni diverse sono riusciti a imporre di non farne niente.

Gli israeliani in generale sono passati dalla paura dei giorni di attesa all’euforia: tutti volevano conoscere i luoghi tanto nominati nel passato ma che era impossibile visitare: dal Muro del Pianto a Chevron, Gerico, Erodion e il Golan con il suo Chermon. Per mesi tutta o quasi la popolazione si è messa in marcia attraversando città e paesi arabi senza incontrare nessuna ostilità da parte della popolazione locale. Si sono persino organizzati autobus di linea per Gaza e altri posti della regione palestinese. Da Sderot andavano al mercato a Gaza a comprare verdure fresche a bassi prezzi.

Questa euforia è durata un paio di anni o forse un po’ di più, poi poco alla volta il paese si è trovato a cimentarsi con una realtà politica nuova piena di problemi e difficoltà. Si sono creati governatorati militari nei paesi occupati da una parte, mentre le fronde destrorse si sono riunite nel movimento "Israele Tutta" e negli anni ‘70 è cominciata la lotta per impiantare colonie ebraiche nei territori occupati. Né Peres né Rabin si sono resi conto in tempo dei pericoli cui il paese andava incontro e non hanno pensato o voluto bloccare subito queste velleità dei cosiddetti "nuovi chalutzim".

Da parte palestinese il Movimento Fatah di Arafat è uscito allo scoperto e sono iniziati gli atti di feroce terrorismo in Israele e in genere nel mondo contro obbiettivi israeliani; ricordiamo per esempio la strage di nostri atleti alle Olimpiadi di Monaco.

Da allora sono passati tanti anni, e altre guerre e azioni militari, da quella del Kippur alle due guerre nel Libano nel 1982 e nel 2006. È scoppiata la prima intifada, seguita dalla seconda. In tutti questi anni Israele ha avuto due soli capi di governo che, infischiandosene dei vari politici, compresi quelli del loro partito, hanno saputo prendere decisioni storiche sul futuro del paese: Begin con la firma della pace con l'Egitto e Rabin con Oslo e la firma della pace con la Giordania. Sharon alla fine si è messo sulla loro strada con il ritiro dei coloni dalla zona di Gaza ma la malattia gli ha impedito di continuare. Begin, Rabin e Sharon si sono dimostrati come pilastri nella storia di Israele non meno di Ben Gurion.

Contro chi si opponeva loro va ricordato che la pace con l`Egitto e la Giordania ha assicurato su questi due confini anni e anni di tranquillità e speriamo che così continui, nonostante le predizioni pessimistiche di tanti nostri destrorsi nazionalisti.

Purtroppo il problema palestinese resta sul tavolo. Da una parte Rabin, prima di pagare il tutto con la vita, ha dato il via alla costituzione del'Autorità Palestinese, ha aperto legami economici con la popolazione locale, ha soppresso le leggi che condannavano ogni israeliano che osava avere rapporti con un palestinese. Dall'altra la colonizzazione si è sparsa come una macchia d'olio nei territori occupati dove sembra che abitino oggi circa 400,000 israeliani. Gerusalemme araba è stata inserita nella Gerusalemme ebraica, ma la città oggi è più divisa che mai tra ricchi e poveri: i servizi che il comune fornisce alla parte est in tutti i campi sono miserevoli nonostante oggi abitino nella grande Gerusalemme "unita" più arabi che ebrei.

In questi dieci anni di governi Natanyahu non si è fatto nessun passo avanti. I palestinesi hanno rifiutato a suo tempo le trattative con Olmert e questo è stato un errore tragico: oggi si trovano davanti a un governo oltranzista di estrema destra in cui per la prima volta si parla di annessione di questa o quella parte della Cisgiordania e qualche ministro dichiara apertamente di voler sostituire la formula di due stati per due popoli con quella di uno stato unico. In questo ultimo caso si fanno ipotesi varie: da quella di autonomie municipali a quella di un aperto apartheid in cui i palestinesi avranno certi diritti, ma non quello di votare.

È vero senza dubbio che in questi cinquant’anni le condizioni di vita dei palestinesi economicamente sono migliorate, ma la popolazione continua ad essere sottoposta a un regime militare con tutte le conseguenze immaginabili. Per non parlare della zona di Gaza dove la disoccupazione rasenta il 60% e ci sono problemi gravissimi per mancanza di elettricità e acqua potabile. Per evitare di perdere l'appoggio degli ultra nazionalisti e continuare a tenere la sua poltrona, Bibi non sgarra dalla sua politica di... non fare niente, di mantenere uno status quo che a parere di tanti militari di oggi e di ieri è una bomba che prima o poi scoppierà.

Le esplosioni di gioia dei nostri oltranzisti per l'elezione di Trump si sono presto raffreddate. È vero che il Nicaragua ha ripreso le relazioni diplomatiche con Israele ma tutta l'Europa (e anche la Cina) continua a condannare ogni nuova colonia. In questo rigurgito di neofascismo nel mondo, non ci resta che sperare che prima o poi l'elettorato nostro si renda conto dei pericoli cui si va incontro. E speriamo che questo accada il più presto possibile.

Israel De Benedetti

Ruchama,1 aprile 2017

 

Abraham Mintchine, fattoria francese

 

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