Gerusalemme

 

 

La dentiera e la frontiera
 

di Davide Silvera

 

In una bella giornata di sole del 1954, Suor Teresa, un’anziana religiosa dell’Ospedale S. Louis di Gerusalemme, decise di aprire la finestra della sua stanza, per fare entrare un po’ di tepore. All’improvviso, un prurito alla gola la spinse ad affacciarsi alla finestra per tossire. Ma prima di poter fare qualcosa la dentiera le scivolò via dalla bocca e cadde nel terreno sottostante.

Se la cosa fosse successa oggi, la dentiera sarebbe caduta nella trafficata via dei Paracadutisti, che corre parallela alle mura nord della città vecchia, non lontano dalle modernissime rotaie del tram, che da alcuni anni attraversa la città da nord a sud. Ma, come dicevamo, era il 1954, e la dentiera finì nella no-man’s land, la terra di nessuno, tra Israele e la Giordania. La no man’s land era nata nel Novembre del 1948, quando Moshe Dayan, allora comandante delle forze israeliane a Gerusalemme, si incontrò con la sua controparte giordana, Abdallah a-Tal. Seduti sul pavimento sconnesso di una casa abbandonata del quartiere Musrara a Gerusalemme, segnarono, su una cartina topografica in scala 1:20000, le rispettive posizioni: quelle israeliane in rosso e quelle giordane in verde. Per segnare i confini usarono dei pastelli a cera, cosicché le linee tracciate dai due generali avevano uno spessore di circa 3-4 millimetri, che su una cartina in scala 1:20000 corrispondono a 60-80 metri. Col passare del tempo le linee tratteggiate a colori sulla cartina, per via del caldo, si “allargarono”, o si cancellarono. A questo vanno aggiunti gli inevitabili “sbalzi” dei pennarelli, dovuti al pavimento sconnesso, durante la tracciatura dei confini. I due comandanti non immaginavano che la cartina topografica sarebbe diventata il documento vincolante dei confini tra i due paesi nei 19 anni successivi (La cartina divenne “ufficiale” il 3 aprile del 1949, alla firma dell’armistizio tra due paesi.) Entrambi credevano che si trattasse di un accordo provvisorio, per cui non dedicarono alla cosa troppa attenzione… La non chiarezza dei confini causò negli anni successivi non pochi disaccordi, conflitti e problemi tra le due parti. Intere vie con case si vennero a trovare nello “spessore” delle linee di confine, senza poter stabilire a chi dovessero andare. Alla fine fu deciso di sgomberare gli abitanti dalle case e di dichiarare le zone contese come no man’s land. E fu proprio lì che finì la dentiera della povera Suor Teresa, dato che il muro orientale dell’ospedale St. Louis, che si trovava nella parte israeliana, era a pochi metri dalla no man’s land. Disperata, la religiosa vide la dentiera cadere tra i rovi e il filo spinato. Con le lacrime agli occhi si recò dal padre superiore dell’adiacente Monastero di Notre Dame, chiedendogli aiuto. All’inizio il padre superiore cercò di spiegare a Suor Teresa che si sarebbe dovuta rassegnare: nessuno poteva raggiungere il luogo dove era caduta la dentiera, sia a causa del pericolo dei cecchini giordani che per evitare ulteriori tensioni tra le due parti. Ma la suora non voleva rinunciare e scongiurò il padre superiore di tentare l’impossibile. Alla fine grazie all’intervento di Uzi Narkis, che sarebbe diventato nel 1967 il comandante delle forze israeliane nella zona di Gerusalemme, e di un ufficiale francese, che era a capo della commissione dell’Onu incaricata di implementare l’armistizio, i giordani accettarono di permettere il recupero della dentiera. L’indomani mattina, tutti i degenti dell’ospedale St Louis assistettero trepidanti ad una scena surreale. Tre ufficiali, uno giordano, uno israeliano e uno dell’Onu, assieme ad alcune suore, tagliando il filo spinato si addentrarono nella no man’s land, diretti alla zona sottostante la camera di Suor Teresa. Per un po’ frugarono tra i rovi, il filo spinato e le pietre, cercando di calcolare la traiettoria della dentiera. Dopo un po’ di pantaloni strappati e di spine nelle mani, finalmente uno degli ufficiali trovò, dietro ad una pietra, la dentiera. Sventolando la mano la mostrò con emozione, tra gli applausi di tutti coloro che seguivano l’operazione dalle finestre dell’ospedale e di Notre Dame.

L’avvenimento era così sensazionale che il settimanale Life inviò un fotografo israeliano, David Rubinger, ad immortalarlo. Nella foto si vede Suor Teresa tutta contenta con la sua dentiera in mano, assieme all’ufficiale francese dell’Onu con la bandiera bianca, e l’ufficiale israeliano.

Guardando attentamente la foto, però, è possibile accorgersi di una piccola incongruenza. Suor Teresa ha in mano la sua dentiera, e contemporaneamente nella sua bocca si vede una bella dentatura completa.

Il segreto fu svelato alcuni anni fa, in un’intervista, dallo stesso David Rubinger: “Teresa rifiutò di farsi fotografare. Non riuscii a convincerla. Lei voleva solo indietro i suoi denti, e che la lasciassero in pace. Io ero stato mandato lì per fotografare una suora con in mano una dentiera, e così chiesi ad un’altra suora, sua amica, di “posare” per me. Le spiegai che non avrebbe dovuto assolutamente sorridere, ma lei era così entusiasta che non si trattenne. E così tradì il mio piccolo segreto.”

Davide Silvera
dragoman@zahav.net.il