Torino

 

La sindaca si dissocia

di Beppe Segre

 

L’invito si riferiva alla presentazione presso una prestigiosa sala del Palazzo Municipale di Torino di un progetto umanitario per la Palestina, da realizzarsi nella Striscia di Gaza, elaborato dall'associazione di volontariato “Oltre il Mare”, e già patrocinato dal Comune di Torino.

In realtà del progetto vero e proprio si è parlato poco e velocemente: si è descritto un villaggio dove i bambini sono incapaci di sorridere, si è ragionato molto sulla bellezza del titolo, che è “Recuperare il sorriso e la dignità del vivere”, si è dichiarato che non si chiedono finanziamenti in quanto il progetto è già interamente finanziato dalla Fondazione “Vittorio Arrigoni” ma che sarebbe auspicabile lo sviluppo di iniziative similari, per costituire un grande progetto unitario, e solo nelle ultime due slides si è andato più nel concreto, accennando ad un miniparco polifunzionale, ed alla distribuzione di un albero e di un po’ di verde ad ogni bambino per educarlo alla sacralità della terra.

Chi non ha dignità è chi opprime tutti i diritti, cioè lo Stato di Israele. La causa di tutte le sofferenze dei bambini palestinesi - si è detto - è Israele, e di fatto l’incontro si è trasformato in una deprecabile occasione per false e ingiuriose affermazioni formulate da esponenti del movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions, campagna globale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele). Abbiamo sentito parlare di “pulizia etnica”, di Striscia di Gaza assediata dal lato del mare ad opera della marina militare, da parte del cielo grazie all’uso di droni, e dalla parte della terra, con una barriera percorsa da corrente elettrica, “come in un lager”. Abbiamo sentito di bambini palestinesi occupati nella raccolta di cardi selvatici ed uccisi per essersi avvicinati alla barriera, di limiti posti alla pesca tali da impedire il lavoro dei pescatori, di centrali elettriche e di impianti di desalinizzazione dell’acqua marina distrutti dall’esercito israeliano.

Abbiamo imparato che la Risoluzione 181 dell’Assemblea Generale dell’ONU per la spartizione della Palestina mandataria in due Stati, uno ebraico ed uno palestinese, di fatto non è stata accettata da Israele che pretende di aver diritto a tutto il territorio per promessa divina anche se il leader sionista, Herzl, era notoriamente ateo: ma non erano i paesi arabi che avevano rifiutato il piano di spartizione formulato dall’ONU?

Le dichiarazioni espresse erano talmente violente e scorrette che il Presidente della Comunità, Dario Disegni, ha sentito il dovere di inviare poi una lettera alla Sindaca Chiara Appendino per esprimere il suo sconcerto, tanto più grave in quanto alla presentazione partecipavano ufficialmente i più autorevoli rappresentanti della Città, quali il Presidente del Consiglio Comunale Fabio Versaci su delega della Sindaca stessa ed il Vicesindaco prof. Guido Montanari.

 

Un altro episodio sgradevole, dunque, dopo alcuni altri incidenti emersi nel rapporto tra la nuova Amministrazione della Città, uscita dalle urne nel giugno dello scorso anno e la Comunità Ebraica.

Alcune prese di posizione di questa nuova Amministrazione sono state ineleganti, deprecabili, non in linea con la sincera e commossa memoria tributata dai rappresentanti delle istituzioni agli eroi della Resistenza ed alle vittime della Shoà a cui eravamo abituati noi torinesi.

L’8 settembre, per la cerimonia al Cimitero Monumentale nell’anniversario dell’armistizio, la Sindaca delegava l’Assessore allo Sport, Roberto Finardi, che ricordava, tra le altre vittime della guerra, anche i componenti della Decima Mas, giustificandosi con considerazioni quali “Anche chi ha deciso di aderire alla Decima Mas è morto. E si tratta di italiani. E i morti sono tutti uguali". Dimenticava il giovane Assessore allo Sport che, se a tutti i morti dobbiamo rispetto, non tutti gli uomini si comportarono in modo uguale. Ci furono le camicie nere, che collaborarono con i nazisti ad arrestare e deportare gli ebrei, e ci furono i partigiani, che combatterono per riportare in Italia la democrazia e la libertà.

Il 27 gennaio in Consiglio Comunale, era chiamato ad introdurre la cerimonia per la Giornata della Memoria il giovane Presidente del Consiglio Comunale, Fabio Versaci, che pronunciò un discorso improvvisato, non confacente alla solennità del momento, in cui l’elemento che più aveva colpito il Presidente risultava essere il freddo patito ad Auschwitz in occasione di un viaggio della Memoria. Sei milioni di persone ammazzate meritavano un maggior rispetto.

Ed ora questa ulteriore deprecabile occasione.

Alla lettera del Presidente, la Sindaca ha immediatamente risposto, con una lettera lunga e articolata, spiegando che i rappresentanti della Città erano lì a portare il saluto della Municipalità alla presentazione del progetto, che la Città non collabora più in via diretta con la gemellata Municipalità di Gaza da quando l’area è entrata sotto il controllo diretto di Hamas, mentre le iniziative realizzate nella Città di Gaza possono al massimo beneficiare di patrocinio generalmente accordato ad iniziative umanitarie come nel caso in questione.

Ma soprattutto la Sindaca “si dissocia fermamente dalle opinioni di chi paragona la crisi umanitaria di Gaza ai campi di sterminio nazisti o di chi definisce in termini di pulizia etnica talune politiche dello Stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese”.

E la lettera termina con un invito alla Comunità Ebraica a partecipare alla casa comune rappresentata dal Palazzo di Città “sia attraverso la partecipazione politica che peraltro ha già dato a Torino illustri rappresentanti, sia attraverso singole iniziative, progetti o attività culturali che l’Amministrazione Civica sarebbe sempre lieta di poter ascoltare, accogliere, condividere e patrocinare”.

E il giorno dopo la Sindaca partecipava alla manifestazione organizzata dalla Comunità in memoria di Emanuele Artom, pronunciando, in Piazzetta Primo Levi, di fronte ai ragazzi delle scuole, un discorso bello, convinto e commosso, di ricordo del partigiano ebreo trucidato, e di riflessione sul suo insegnamento volto all’impegno e alla responsabilità individuale.

Tutto a posto dunque? Lo scambio di lettere è stato utile - mi sembra - per l’affermazione di alcuni punti fondamentali, e c’è da auspicare che per il futuro il rapporto con l’Amministrazione della Città di Torino prosegua su questa strada.

Alle affermazioni dei BDS, bisogna rispondere che non sono accettabili le menzogne. che hanno il solo scopo di trasmettere l’odio. "Su tre cose si regge il mondo: verità, giustizia, pace” insegnano i nostri Maestri. Tutte e tre sono indispensabili. Se non c’è la verità, è impossibile procedere verso la pace. È insopportabile sentire falsità come l’affermazione che sono stati gli ebrei e non i paesi arabi a rifiutare la spartizione del territorio in uno stato ebraico ed in uno stato palestinese. È insopportabile sentire allusioni a “pulizia etnica” e “lager” per suggerire subdolamente l’infamia di Israele che si comporta come i nazisti. Ognuno di noi, ognuno per la rispettiva responsabilità deve fare quanto gli è possibile per bloccare la diffusione di calunnie ingiuriose, inveritiere ed in totale e strumentale contrasto con la verità dei fatti storici.

Con chi diffonde menzogne e odio non ci può essere nessun dialogo, nessun compromesso.

Beppe Segre