Lettere

 

Depressione da 25 aprile

di Giorgio Gomel

 

Amici,

dopo aver letto in questi giorni articoli vari sulla ricorrenza del 25 aprile da Mieli (Corriere) a Portelli (Manifesto), accusare i palestinesi o filopalestinesi odierni di essere “eredi” politico-culturali del Gran Mufti degli anni ’40 è grottesco, come nelle dichiarazioni di Ruth Dureghello, Presidente della Comunità di Roma, ma è grottesco farsi usare strumentalmente (l’ANPI di Roma) dai palestinesi per manifestare il 25 aprile di fatto contro Israele occupante in una cerimonia dedicata alla memoria della Liberazione.

 La frattura fra ebrei e organismi rappresentativi dei partigiani si ripete ormai da tre anni. Frattura che ci costringe a scegliere a Roma fra il corteo ANPI e il raduno a Via Balbo. È deprimente pensare che anni fa abbiamo partecipato con serenità più volte al corteo unitario da Porta S. Paolo issando striscioni e cartelli del Gruppo Martin Buber - Ebrei per la pace.

È nostro dovere, pur in circostanze difficili, non “autoghettizzarci”, non cedere alla tentazione del vittimismo, del culto della solitudine, del sentirci in quanto vittime, eredi delle vittime o portatori primi dei valori della memoria delle persecuzioni, come isolati, disancorati dal resto della società, quasi fossimo gli unici a lottare contro il male dei totalitarismi e dell’antisemitismo Per noi ebrei di sinistra questa lacerazione fra valori di libertà, diritti umani, antifascismo da un lato e difesa del retaggio ebraico e delle ragioni di Israele dall’altro è molto dolorosa. È purtroppo il riflesso di una frattura che oggettivamente si è determinata fra il nostro essere “progressisti” sui temi generali-globali e difensori di Israele dall’altro. Una frattura che eccita e gratifica la destra ebraico-israeliana che guarda agli ebrei di sinistra come traditori o ingenui visionari e la sinistra massimalista e antisionista (BDS e simili) che guarda a noi come apologeti nascosti e complici di Israele.

 

Giorgio Gomel

Abraham Mintchine, ritratto di uomo seduto con la sciarpa

 

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