Torino

 

 

Memoria, antidoto potente

Intervista a Sergio Chiamparino, Presidente della Regione Piemonte

 

Dal 2001, l’anno in cui - dopo l’improvvisa scomparsa di Domenico Carpanini - hai dovuto repentinamente candidarti al suo posto e sei stato eletto Sindaco di Torino, hai ricoperto incarichi di massimo rilievo nelle Istituzioni locali: Sindaco per due mandati dal 2001 al 2011, Presidente della Compagnia di San Paolo dal 2012 al 2014, Presidente della Regione Piemonte dal 2014 al 2019. Diciotto anni in cui il panorama politico- sociale ed economico del nostro territorio, e non solo di esso, ha subito grandi trasformazioni. Quali sono stati i momenti più esaltanti e quelli più deprimenti di questa tua lunga esperienza?

Un momento esaltante è stato certamente sventolare la bandiera olimpica a Salt Lake City nel 2002 e arrivare a Caselle con la stessa esposta al vento, dalla cabina dell’aereo che si avvicinava alla aerostazione. Ricordo con emozione anche l’inaugurazione del primo tratto della metro, alla presenza del presidente Ciampi. Due ricordi che segnano due pietre miliari per Torino. Un momento molto difficile è stato senza dubbio la tragedia della Thyssen. Il più deprimente, quando mi sono visivamente reso conto del progressivo abbandono di Mirafiori. Ma siamo riusciti a reagire, e ora lì si parla di auto elettrica, un progetto che guarda al futuro.

Hai dei rimpianti per progetti che avresti voluto veder realizzati e che invece sono naufragati?

Certo si può sempre fare di più. Per esempio, ripensandoci, sull’ambiente, sulle pedonalizzazioni, sulle piste ciclabili, temi su cui pure abbiamo realizzato molto; un vero rammarico l’avrei avuto se fosse andato perduto il progetto per il Parco della salute, che inventammo nel 2003 e poi sembrava impantanato; per fortuna l’abbiamo ripreso e, se nessuno mette ostacoli artificiosi, siamo finalmente giunti alla fase della realizzazione.

Le tornate elettorali cui hai partecipato in questi anni ti hanno sempre riservato grandi soddisfazioni: ricordo quella del 2001 contro Roberto Rosso, quella del 2006 contro Rocco Buttiglione e quella del 2014 contro Gilberto Picchetto. Nonostante la non esaltante esperienza del governo della Regione a guida leghista (i quattro anni della Presidenza Roberto Cota travolta nel 2014 dall’inchiesta rimborsopoli), stando ai rumors di questi giorni, pare che la competizione con il poco noto Alberto Cirio, candidato delle destre, sia più ardua che in passato. È la riprova della solita “memoria corta” che ci affligge o vi sono altri fattori di fondo che condizionano gli orientamenti dell’elettorato?

C’è uno spirito del tempo che favorisce lo sguardo corto, oltre alla memoria corta, in cui lo smarrimento favorisce chi coltiva illusioni: il sovranismo nazionalistico contro l’Europa, i muri contro l’apertura, una maggior giustizia sociale senza crescita. Le elezioni europee saranno uno spartiacque, spero che dopo possa trovare spazio una politica nazionale che viva al tempo stesso di visioni e di concretezza e non di illusioni tranquillizzanti e pericolose.

Quali sono i punti di forza del tuo programma elettorale? Quali sono i progetti che ritieni fondamentali per il futuro della nostra Regione?

Ho già citato il Parco della salute, un progetto strategico che deve procedere con gli altri investimenti sulla rete ospedaliera e territoriale della sanità piemontese. Indispensabili sono anche le infrastrutture strategiche come la Tav e il terzo valico per la crescita e il miglioramento del bilancio ambientale, insieme al completamento della rete regionale: penso alla Asti-Cuneo, alla rete ferroviaria regionale e alla nuova linea della metro. E poi i progetti sui giovani e la formazione, la ricerca e l’università. Importanti anche i temi della montagna, del turismo e della cultura, il sostegno alla famiglia e alla coesione sociale. Dopo aver ridato credibilità alla Regione con la nostra azione, abbiamo avviato iniziative che indicano la direzione di marcia su cui stanno le sfide che il Piemonte ha davanti e che bisogna assolutamente vincere, se non si vuole arrancare nella decrescita felice.

Gli ebrei in Piemonte sono in massima parte concentrati nella Comunità di Torino; poche famiglie risiedono ad Ivrea, Cuneo, Vercelli, Biella, Alessandria, Casale; in numerose altre località sparse per l’intera regione, dove in passato risiedevano nuclei anche importanti, oggi di ebrei non ce ne sono più, anche se permangono le vestigia della loro presenza. Vestigia la cui salvaguardia ci sta particolarmente a cuore e che ci vede attivamente impegnati. Non credi che il rapporto tra gli ebrei e la società circostante abbia rappresentato e rappresenti tutt’oggi un modello di proficua collaborazione che potrebbe essere di grande utilità per affrontare le sfide poste dalle nuove minoranze che si vanno via via insediando sul nostro territorio?

È un modello di confronto e integrazione che può valere per altre esperienze di minoranze, purché si considerino le diverse specificità. C’è bisogno, per realizzarlo, delle volontà delle istituzioni e delle comunità di superare ostacoli e contraddizioni per percorrere insieme un importante pezzo di strada.

La Comunità Ebraica, appunto quale componente integrata nella società, mantiene eccellenti rapporti di collaborazione sia con le Istituzioni che con enti e associazioni pubbliche e private che operano sul territorio, in particolare nel settore culturale, ed è particolarmente interessata al proseguimento di queste politiche. Che posizione hai in merito?

Penso che sia fondamentale il messaggio che viene dalla Comunità Ebraica sulla memoria e sulla sua valenza come spinta culturale per il futuro. Sono tempi di memoria corta, obnubilata, e con essa si perdono anche valori, storie, principi. In questo la Comunità può essere di forte aiuto a non disperdere ciò che si sta offuscando e a recuperare ciò che si è dimenticato.

Il 2018 ha fatto registrare un’eccezionale quantità di eventi (mostre, convegni, dibattiti, pubblicazioni, film, programmi televisivi, etc.) in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziste. Abbiamo accolto con viva soddisfazione questo diffuso recupero del senso della memoria di quanto accaduto in quei tristi anni, ma riteniamo che il tema della “memoria” debba essere costantemente tra le priorità in una società che, invece, dimostra ben scarsa propensione nei suoi confronti. Sintomi, il cui estendersi è motivo di viva preoccupazione, si colgono ogni giorno a tutti i livelli. Come pensi che questo problema possa essere affrontato a livello delle Istituzioni che fanno capo alla Regione o con cui la Regione può interloquire?

Ho partecipato alla presentazione delle iniziative per i 100 anni della nascita di Primo Levi, un programma ricco e denso di iniziative che non si esaurirà in corso d’anno. Occorre dare continuità a iniziative di questo tipo perché i semi del totalitarismo non sono seppelliti per sempre, purtroppo c’è chi li coltiva quotidianamente. La vostra memoria è un antidoto potente a cui le istituzioni devono guardare per preservarla e rafforzarla.


Intervista di
Tullio Levi

Sergio Chiamparino

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