Storie di ebrei torinesi

 

 

 

La notte dei sabba di Aosta
Pregiudizi e persecuzioni in una valle senza ebrei

 

Intervista a Paolo Momigliano Levi

 

Tu sei torinese o aostano? Dimmi tutto di te.

Tutto no, perché passeremmo la giornata. Mi sento torinese, perché a Torino sono nato nel 1944 ed ho vissuto il periodo della mia formazione. I miei e le mie sorelle durante le persecuzioni erano sfollati a Léssolo, vicino a Ivrea. Finita la guerra, ritornato con la famiglia a Torino, ho frequentato le elementari alla scuola ebraica con la terribile maestra Quinzia Amar. Anni dopo nei laboratori della ORT ho imparato a costruire modellini al traforo sotto la guida di Giulia Diena. Con i giovani del CGE (Centro Giovanile Ebraico) abbiamo organizzato soggiorni sciistici in montagna, feste ed attività culturali. Ricordo che il Presidente della Comunità Sion Segre Amar ci aveva proibito di proiettare il film “Kapò” di Gillo Pontecorvo, perché era vietato ai minori. Dopo il liceo classico d’Azeglio  mi sono iscritto all’università dove mi sono laureato in filosofia. Ho insegnato storia e letteratura italiana ad Ivrea e nei centri limitrofi. Nel ’72 ho sposato Enrica Valle e mi sono trasferito ad Aosta dove vivo tuttora, e dove ho continuato l’insegnamento. Ho iniziato a collaborare con l’Istituto Storico della Resistenza della Valle d’Aosta, di cui sono diventato direttore agli inizi degli anni ’80. In pensione nel 2004, sono stato incaricato della direzione scientifica, per la Valle d’Aosta,  della ricerca storica Interreg-Alcotra 3A “La memoria delle Alpi”, per cui ho lavorato fino al 2008. Ho scritto diversi saggi sulla storia della Valle d'Aosta contemporanea. Sono stato consigliere di opposizione al Comune di Aosta dal 2010 al 2015,  e oggi continuo a svolgere ricerche sulla storia della Valle, con un occhio particolare alle vicende degli ebrei che vi hanno vissuto o lavorato.

C’è traccia del passaggio di ebrei nei secoli passati in Val d’Aosta?

Un giorno in gita sopra a Settimo Vittone scopro, vicino al confine con la Val d’Aosta, due gruppi di case col nome Momigliano Superiore e Momigliano Inferiore. Questa stranezza mi mette una pulce nell’orecchio: non è che di qui siano passati gli ebrei cacciati da Montmelian, vicino a Chambery, nel quattordicesimo secolo, e che si sono sparsi per il Piemonte meridionale con il mio cognome?  Arrivato in pensione ho avuto il tempo di cercare qualcosa sull’argomento: come mai in Valle d’Aosta non c’era traccia di ebrei? Le tracce le ho trovate in alcuni studi sul Medioevo in valle, ove si parla di banchi di prestito nel 1400 a la Salle, Aosta, Bard. E altre tracce sono rimaste negli antichi cognomi biblici valdostani Abram e David, o in cognomi tipici ebraici o para-ebraici, come Treves (che in valle si pronuncia Trèv), Mortara, Vita, Millo, Jon  (a Settimo Vittone), di ebrei che verosimilmente si sono convertiti al cattolicesimo.

In Valle d’Aosta nel linguaggio comune ancora oggi Sabba e Sinagoga sono sinonimi di perversione: le parole evocano le conventicole notturne che Satana e le streghe avrebbero organizzato per compiere orge e sacrifici rituali. Di queste credenze popolari, comuni a tutto l‘arco alpino, c’è testimonianza nei drammatici verbali dei processi per stregoneria dei secoli passati, spesso conclusisi col rogo. L’etnologo e linguista valdostano Alexis Bétemps sostiene che queste credenze erano fomentate dai parroci, che nelle prediche diffondevano pregiudizi antisemiti, ancorché in valle di ebrei non ci fosse più che un’esile traccia. La Valle d’Aosta è stata sempre fortemente cattolica: del 1500 è una lapide al centro del capoluogo che ringrazia il Padre Eterno di aver protetto la valle dalla diffusione del calvinismo…

L’antisemitismo in Val d’Aosta ha mantenuto nel tempo la stessa matrice religiosa?

Dal Medioevo a metà ‘800 l’antigiudaismo si è imperniato sull’accusa di deicidio. La matrice cristiana è rimasta, ma nell’800 all’accusa di deicidio si è aggiunto il pregiudizio sul potere massonico-giudaico nel campo della finanza, propagato dalla stampa. Ho consultato i giornali che erano espressione della Diocesi di Aosta: La Revue Diocésaine, La Feuille d’Aoste, Le Duché d’Aoste, Augusta Praetoria.  Ai tempi dell’affaire Dreyfus e della Dichiarazione Balfour questi periodici hanno tutti tenuto una linea ferocemente antisemita, influenzati anche dal periodico francese La libre parole diretto dal francese Alfred Drumont, autore del velenoso e diffusissimo volume La France juive.

Altre notizie sugli ebrei aostani?

Si dà notizia, per esempio, su altri giornali locali dei funerali del padre dell’ing. Eugenio Norzi (che sarebbe diventato presidente della Comunità di Torino nel primo dopoguerra), molto benvoluto, si legge, dalla popolazione, i cui genitori erano titolari di un negozio di tessuti nel capoluogo aostano. Si parla anche dello studente Dario Diena (che poi sarebbe diventato medico), come, molto più diffusamente, nel dopoguerra, si parla della famiglia di Emanuele Artom, nato ad Aosta come il fratello Ennio, perché il padre vi insegnava matematica. Sui giornali e sui manifesti si reclamizzava la Grappa Levi, di una famiglia trasferitasi ad Aosta nell’800 dalla Valtellina.  Tra gli altri ebrei non è da dimenticare anche il famoso matematico Beppo Levi, che ad Aosta ha insegnato in gioventù.

E sotto il fascismo?

Mussolini nel ’26 ha voluto creare la Provincia di Aosta, comprendente anche l’Ivrea della Olivetti. Olivetti erano Camillo, fondatore della fabbrica, e il figlio Adriano, entrambi di orientamento progressista se non socialista. Un altro Olivetti era anche Gino, fondatore della Confindustria nazionale, fascista ex liberale che ai tempi della marcia su Roma aveva appoggiato Mussolini. La Provincia di Aosta era importante per il fascismo, dal punto di vista militare, perché alla frontiera con la Francia e come sede della Cogne, industria siderurgica nazionalizzata e di interesse bellico. L’Olivetti di Ivrea era importante non tanto per la produzione delle macchine per scrivere quanto delle telescriventi. Il fascismo nei confronti dell’Olivetti ha avuto un atteggiamento di cautela, glissando sull’origine ebraica di Adriano. Affiancato dai nomi più prestigiosi dell’architettura e dell’urbanistica contemporanea, Adriano Olivetti ha promosso tra il ’37 e il ’38, il Piano Regolatore della Provincia di Aosta, che fu presentato a Roma in una riunione disertata da Mussolini. Camillo Olivetti, notoriamente ebreo, a seguito delle leggi razziali ha dovuto lasciare la direzione della fabbrica agli eredi. Alcuni di questi vengono considerati ebrei dal regime, altri ariani, come Adriano, figlio di un ebreo e di una valdese. Molti dei dirigenti dell’Olivetti erano ebrei, e molti erano antifascisti, specie dopo l’emanazione delle leggi razziali. Ad Aosta, capoluogo dell’omonima provincia, la Prefettura custodiva i documenti del censimento della razza, documenti che oggi sono negli archivi della Regione Autonoma.

Dopo l’armistizio del ’43 e l’occupazione nazista, molto numerosa è stata la partecipazione di partigiani ebrei alla lotta  di liberazione della Valle d’Aosta: a cominciare da Raffaele Jona, che ha avuto responsabilità importantissime a livello internazionale, proseguendo con Cesare Artom, Gianfranco  Sarfatti detto Gaddo, Eugenio Gentili Tedeschi, Primo Levi ed altri. Notevolissimi sono stati gli interventi di aiuto e protezione che sono stati offerti agli ebrei durante il periodo delle persecuzioni, soprattutto da parte di contadini e membri del basso clero, interventi offerti anche a rischio della vita, che  hanno riscattato secoli  di pregiudizio antiebraico. Per contro ci sono stati anche casi di delazione, come quelli che hanno tradito Renzo Fubini, denunciato da una donna, o la famiglia di Remo Jona deportata ad Auschwitz, o l’intera famiglia di Ettore Ovazza, catturata a Gressoney e sterminata sul Lago Maggiore.

Pochi sanno che tra il ’41 ed il ’45 sono arrivati a St. Vincent e nel Canavese circa 200 ebrei che in Jugoslavia erano stati salvati, insieme ad altri 2000, dalla 3^ Armata italiana, che li aveva sottratti alla furia dei nazisti e degli ustascia.

Abbiamo festeggiato da poco il 25 aprile ed il Primo Maggio. Il 26 maggio si va a votare per le europee. Cosa pensi delle prospettive future?

Anche se le la storia non si ripete mai, i fenomeni in atto inducono a guardare il futuro con molta preoccupazione. Tornano ad essere inventati nemici immaginari, come le streghe dei Sabba e i complotti pluto-massonico-giudaici.  I segnali di crescente antisemitismo in Francia, in Olanda, negli USA e nel mondo musulmano non sono certo rassicuranti. Non sono rassicuranti la persistente crisi economica e del lavoro in Italia, lo “sdoganamento”, da parte di membri del Governo italiano, di atti di crudeltà e di razzismo nei confronti  di minoranze indigenti. Come non è rassicurante il successo crescente dei partiti xenofobi e sovranisti europei. Che ti debbo dire? Bruciano in un attimo anni di impegno per studiare, insegnare, ricordare i drammi del secolo scorso. Cosa rimane delle memorie in una società affetta da amnesia?

 

Intervista e sintesi di
David Terracini

 

 

Paolo Momigliano Levi

   

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