Storia

 

 

 

Gli ebrei e Copernico

 

di Emanuele Azzità

 

 

Esattamente quattrocento anni fa, nel 1619 a Francoforte, Giovanni Keplero pubblicava le Armonie del Mondo (Harmonices Mundi). Tre anni prima, il 5 marzo 1616, La Congregazione dell'Indice pubblicò un decreto che condannava come falso e contrario alle Sacre Scritture l'insegnamento secondo cui era la Terra a muoversi attorno a un Sole immobile. Il De revolutionibus orbium caelestium di Niccolò Copernico era definitivamente proibito. La rivoluzione innescata dall'astronomo polacco nella prima metà del secolo precedente avrà poi il suo culmine repressivo con l'abiura di Galileo Galilei e la sua condanna da parte dell'Inquisizione. Se Copernico aveva basato la sua nuova concezione del mondo su un'astrazione matematica, Galilei al contrario ne dava la conferma sperimentale. L'Europa cristiana era in subbuglio unita contro la nuova teoria. Unita? Era lacerata da un tremendo odio religioso tra cattolici e protestanti che però concordavano nella repressione spietata del copenicanesimo. Lutero aveva apostrofato Copernico come “ il pazzo che vuole cambiare la scienza e l'astronomia”. E citò la solita faccenda di Giosuè che comandò al Sole di fermarsi. Come si poteva contestare una frase così chiara delle Sacre Scritture? Anche per Calvino la Terra era indiscutibilmente al centro dell'universo. Filippo Melantone, molto amico di Lutero e insigne teologo protestante, condannò con estrema durezza la teoria copernicana. Anzi furono proprio i protestanti i primi suoi decisi oppositori. I cattolici per circa settant'anni non sembrarono porre grandi resistenze al sistema eliocentrico accettato come una pura ipotesi matematica. Nella riforma del calendario voluta da papa Gregorio XIII per stabilire la lunghezza dell'anno solare sarebbero stati appunto usati i calcoli di Copernico. Il nuovo calendario gregoriano entrò in vigore il 15 ottobre 1582. L'atteggiamento della Chiesa cattolica mutò decisamente dal 1615 a seguito della denuncia del monaco domenicano Giovanni Caccini al Sant'Uffizio che costituì l'inizio formale del processo a Galileo.

Protestanti, cattolici: tutti contro, nel nome di Giosuè! E gli ebrei?

In fondo ad esser legati indiscutibilmente alla Bibbia erano proprio gli ebrei, molto di più dei cristiani! Invece no, secondo lo studioso e filosofo israeliano André Neher, le reazioni del mondo ebraico al sistema copernicano furono inizialmente favorevoli. Il primo a sostenerlo e a divulgarlo apertamente fu David Gans, un eminente studioso ebreo, filosofo, storico, astronomo nato in Westfalia nel 1541 e morto a Praga nel 1613. Egli aveva anche lavorato con Tycho Brahe, nell'osservatorio che lo scienziato danese aveva allestito vicino a Praga. Gans, che era anche rabbino, pubblicò nel 1612, un anno prima di morire, un testo di astronomia, il Magen David in cui elogiò con enfasi Copernico e la sua concezione eliocentrica.

Anche Joseph Shelomò Delmedigo, nato nel 1591 a Creta, era un rabbino. Allora Creta era sotto il dominio della Repubblica di Venezia. Delmedico dal 1606 al 1613 studiò medicina all'università di Padova e fu anche un allievo di Galileo. Successivamente, come medico, girò moltissimo per vari paesi che andavano dalla Turchia al Marocco, dalla Lituania alla Germania. Si stabilì infine anche lui a Praga dove morì nel 1655. Nel 1629 pubblicò ad Amsterdam il Sefer Elim, un trattato di astronomia, matematica e meccanica dove sosteneva le tesi di Copernico, affermando senza mezzi termini che “chiunque rifiuta di accettarle non può non essere classificato che tra i perfetti imbecilli”!

Delmedigo e Gans sono stati storicamente i primi studiosi ebrei a sostenere quell'eliocentrismo che fu invece causa di una grave crisi teologica, etica e organizzativa della Chiesa cattolica. A quei tempi l'Italia era caratterizzata da più o meno fiorenti repubbliche mercantili, cattoliche solo formalmente. A Venezia, dove la vita sembrava incentrarsi sul potere e sui piaceri, esisteva un forte disprezzo per i preti, costretti a pagare tasse e ai quali era anche proibito di ricevere donazioni. Tutto il protestantesimo europeo si stupiva della noncuranza con cui la Repubblica marinara intratteneva rapporti cordiali con paesi eretici nemici del cattolicesimo. In verità ai veneziani non importava nulla della religione. Duecento anni prima di Galileo, nel 1405, Padova era diventata veneziana insieme alla sua celebre università. Fu appunto quel clima di libertà, di contatti, di commercio e di spostamenti che favorì lo sviluppo scientifico.

A partire dal XVI secolo in tutta Europa fu proibito agli ebrei di iscriversi alle università. Dappertutto, tranne che a Padova, dove si accoglievano studenti da ogni parte del mondo! Nel 1616 la Chiesa protestò contro il rilascio di lauree in medicina senza un giuramento religioso. “Non è necessario che un medico sia anche un teologo” fu la risposta del Consiglio della Repubblica di Venezia. È stato calcolato che tra il 1517 e il 1721, quindi poco più di duecento anni, gli studenti ebrei laureati a Padova siano stati 229. È stata stimata una presenza media dieci studenti ebrei all'anno. Non che tutto fosse così facile, le tasse universitarie per gli ebrei erano il doppio di quelle pagate dai cristiani, ma lo sforzo si poteva fare! In quegli anni molti medici dei re di Polonia erano proprio ebrei laureati a Padova. Gli studenti polacchi cristiani rifiutavano di ammettere gli ebrei nel loro gruppo studentesco. Sorse così una formazione Hebraei Poloni come conseguenza di una divisione tra gruppi studenteschi su basi religiose. Probabilmente la prima in assoluto.

Fu in quel fertile ambiente scientifico padovano, libero e cosmopolita, incurante dell'Inqusizione e dei veti papali, sotto la guida di un grande maestro come Galleo Galilei, che Joseph Delmedigo completò la sua formazione.

Anche nel mondo ebraico l'eliocentrismo trovò ovviamente degli oppositori tra i quali il rabbino polacco Yonatan Eybeschutz, nato a Cracovia nel 1690 e morto ad Altona, vicino ad Amburgo, nel 1764. Vissuto quindi molto dopo i primi due sopra citati. Non fu comunque l'unico e nemmeno l'ultimo a criticare l'eliocentrismo.

Se buona parte del mondo ebraico vide e accettò favorevolmente lo sviluppo e l'estendersi della rivoluzione scientifica, vi fu anche una parte che si oppose. Il dibattito durò qualche secolo, ma a differenza del mondo cristiano, e cattolico in particolare, non si istituirono processi e non si lanciarono condanne. Alcuni studiosi tuttavia attribuiscono ad André Neher un eccessivo entusiasmo. “Sembra quasi che Neher sia partito dall'assunto che il pensiero ebraico dell'epoca non poteva non essere ben disposto verso la nuova concezione copernicana” ha scritto su La Rassegna Mensile di Israel (sett.-dic. 2010) Rav David Gianfranco Di Segni. In realtà per alcuni, l'eliocentrismo, contrapponendosi ai testi biblici e ai Maestri del Talmud era incompatibile con le credenze tradizionali. Per altri invece le affermazioni bibliche e il Talmud non erano vincolanti in materia di scienza. “Per gli uni e per gli altri, il problema della struttura dell'Universo non è comunque una questione di primaria importanza. (…) l'opera di Dio va ricercata nello studio della Torà (in senso lato) e nella storia, molto più che nella natura” e più avanti rav Davide Gianfranco Di Segni afferma: ”… Galileo non sarebbe stato processato in ambiente ebraico, non tanto perché era portatore di idee giuste, quanto piuttosto perché non si trattava di una questione di interesse capitale”.

Rinaldo De Benedetti (Didimo), il padre della divulgazione scientifica italiana, sosteneva che gli ebrei non possono aderire a movimenti totalitari in quando spiriti liberi. Questo vale anche per la scienza e le università di ogni tempo.

Emanuele Azzità

Illustrazione da "Harmonices mundi" di Keplero

 

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