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Il balagan della politica israeliana

di Shanna Orlik

 

Il "balagan" (pasticcio) politico israeliano sta raggiungendo un livello di tensioni e di stress senza precedenti. Questa settimana gli undici componenti della Corte Suprema di Giustizia israeliana dovranno risolvere due questioni politiche molto delicate.

In primo luogo, i giudici si sono riuniti per dare il loro parere sulla validità dell'accordo tra Netanyahu e Gantz (Likud e Kahol Lavan) con l'obiettivo di formare un "governo di emergenza/unità nazionale".

In questa risoluzione, i principali punti di disaccordo sono due: la legalità della creazione di un nuovo status di "Primo Ministro alternativo" ("Rosh memshala h'ilufi") e la clausola per cui il Parlamento israeliano, per sei mesi, potrebbe proporre solo leggi sulla situazione di emergenza collegata alla pandemia (e ovviamente su nessun altro argomento).

Martedì, Netanyahu e Gantz hanno portato una seconda versione del loro accordo governativo presso la Corte Suprema per cercare di facilitare il processo ed infine ottenere il via libera della Corte per formare un governo. Nella nuova versione del loro accordo, le due parti hanno sottoscritto tre clausole principali. In primo luogo, il tempo per la nomina di alti funzionari è stato ridotto da sei mesi a cento giorni. Durante queste udienze, i giudici non sembravano capire quale fosse il legame di questa proposta con lo stato di emergenza in cui si trova il paese, per cui avrebbero potuto respingere completamente questa clausola, ma sorprendentemente non l’hanno fatto. In secondo luogo, la clausola che rende la Knesset incapace di far avanzare leggi non correlate alla crisi coronavirus è scomparsa dall'accordo aggiornato. L'ultima modifica è la decisione di limitare a sei mesi lo "stato di emergenza per Covid-19". Entrambe le parti sperano che questa nuova versione del loro accordo governativo riceva dalla Corte Suprema l'approvazione legale di cui hanno bisogno per formare un governo. Giovedì (7 maggio 2020), la Corte emetterà il giudizio sull'accordo di governo.

Gli undici giudici dovranno emettere una sentenza che definisca se una persona sotto accusa possa formare un governo e fungere da Primo Ministro dello Stato di Israele. Insieme a queste domande nasce la necessità di esaminare la legalità del nuovo status giuridico che questa intesa creerebbe: l'accordo impone il ruolo di "primo ministro alternativo" sia a Netanyahu che a Gantz, che lo dovranno ricoprire uno dopo l'altro per un anno e mezzo ciascuno. Questa nuova situazione porterebbe entrambi a godere delle condizioni di vita di un Primo Ministro regolare (casa, autisti, sicurezza, spese familiari ecc.). Inoltre, tutto questo consentirebbe a Netanyahu di evitare l'attuale legge fondamentale che non consente ai ministri di esercitare la loro funzione in presenza di accuse pendenti. In questo modo, non ci sarà un contesto in cui Netanyahu avrà un incarico come Ministro ordinario nella seconda parte del mandato, durante la quale Gantz sarà Primo Ministro: si dovrà accontentare di essere semplicemente un "Primo Ministro alternativo".

Tuttavia, resta la questione se Netanyahu possa legalmente formare un governo.

Questa è una domanda delicata a cui la Corte Suprema potrebbe evitare di rispondere nei prossimi giorni. Sarebbe un modo per eludere l'altissima politicizzazione della sua decisione. Se ci si aspetta che i giudici rispondano giovedì a tutte le domande precedenti, quella centrale sulla legalità di un Primo Ministro che forma un governo e guida il paese mentre è sotto processo potrebbe richiedere più tempo per essere risolta; alcuni esperti sostengono che possa richiedere forse fino ad un anno e mezzo di discussioni.

Quindi facciamo un passo indietro ed esaminiamo il motivo per cui tutte queste decisioni incredibilmente importanti devono essere prese entro giovedì 7 maggio. Il presidente Rivlin ha dato a Gantz il mandato poiché aveva "le maggiori possibilità di formare un governo stabile" come prescritto dalla legge.

Giovedì 7 maggio sarà la fine del tempo assegnato a Gantz per formare un governo, dopodiché il Presidente assegnerà a Netanyahu questo importante compito.

Possiamo immaginare una situazione in cui la Corte Suprema convalidi l'accordo di governo Likud-Kahol Lavan, dichiarando legittima la nuova carica di "Primo Ministro alternativo", senza però pronunciarsi sulla questione se Netanyahu possa, con i suoi carichi giudiziari, formare un governo. Ciò significherebbe che Netanyahu potrebbe dunque provare a rinviare per circa altre due settimane (al massimo) il giuramento del governo, ma dopo questo tempo non sarà più in grado di trovare scuse per ritardare ulteriormente. Se formasse un governo malgrado i capi di accusa a suo carico e poi la Corte decidesse che invece le accuse non gli permettono di continuare a ricoprire la carica di Primo Ministro, non avrebbe più nessuna scusa legittima per sciogliere nuovamente la Knesset e portare il paese a ulteriori elezioni; ciò, lui stesso ha persino affermato, sarebbe "devastante per l'economia israeliana".

Quello che sappiamo è che Netanyahu ha iniziato la sua nuova strategia di comunicazione guardando avanti. Il messaggio è chiaro: "la Corte Suprema sta agendo in una questione pericolosa per la democrazia, interferendo con il massiccio sostegno degli elettori a Netanyahu" [Ci ricorda insistentemente l’Italia di Berlusconi, Ndt]. Recentemente, questa strategia di comunicazione, che mira a delegittimare la Corte Suprema, è stata riportata in tutti i media da vari funzionari e sostenitori di Likud. Questo chiaro e diretto attacco contro la legittimità della Corte di poter deliberare su tali questioni si basa su argomenti speciosi, quali il ritenerla responsabile di portare il paese alla sua quarta elezione in caso i giudici dovessero decidere che un accusato non può diventare Primo Ministro e conseguentemente Netanyahu non potesse formare un governo.

Interrogato da un giornalista su Channel 13, Gidon Saar (funzionario di alto rango del Likud) ha lasciato intendere che il Likud non avrebbe rispettato tutte le decisioni della Corte Suprema di Giustizia, in caso si fosse pronunciata contro Netanyahu, suggerendo che la situazione della politica israeliana potrebbe prendere una piega ancora più brutta di quanto già sia.

Se non possiamo prevedere la fine di questa lunga settimana, ciò che invece si deve apprezzare è la trasmissione in diretta streaming delle udienze della Corte Suprema affinché possano essere seguite da tutti. Usando ogni misura necessaria, gli undici giudici sono rimasti in seduta in aula per ore in questi giorni di pandemia, con mascherine sui volti e distanziati tra loro persino da pannelli di vetro.

Questo è sicuramente un momento storico per Israele: lunedì 4 Maggio Netanyahu ha decretato "la fine della crisi coronavirus" e quando gli israeliani torneranno lentamente alla loro routine si troveranno ancora in attesa di un governo stabile. Tuttavia, tutto questo sembra paradossale: se la crisi della pandemia è già superata... perché si deve formare un "governo di emergenza"? Non era la pandemia l'unica ragione per cui Gantz si è sentito autorizzato a smantellare il suo partito e rompere la sua sola e unica promessa elettorale, ovvero che non si sarebbe mai seduto al governo insieme a Netanyahu?

Come sempre nel balagan politico israeliano, aspettiamo la prossima puntata.

Shanna Orlik, Tel Aviv

Traduzione di Emilio, Beatrice e Fiorella Hirsch

5 maggio

 

La Corte Suprema israeliana ha poi respinto i ricorsi contro l’accordo (pur chiedendo alcune modifiche), e contro la possibilità che un parlamentare con accuse penali possa formare un governo, per il principio della presunzione d’innocenza. Pertanto il 7 maggio il Presidente Rivlin ha affidato l’incarico a Netanyahu.

 

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