Quarantena

 

 

Riflessioni al tempo del coronavirus

di Manfredo Montagnana

 

Chi lo avrebbe mai detto che gli studi e le ricerche sulla “decrescita” avrebbero trovato un riscontro reale sul campo come sta succedendo di questi tempi nel mondo e soprattutto in Europa. Appare infatti evidente che la situazione creata dalla pandemia del “coronavirus” ricordi almeno un elemento interessante di quegli studi: la diminuzione dei consumi. Anzi, per la verità, si tratta di un vero e proprio tracollo. In ogni caso, qui si ferma il confronto perché oggi il fenomeno non era previsto e sfugge per ora ad ogni controllo.

Resta il fatto che da alcuni mesi tocchiamo con mano quanto sia in crisi il sistema economico dominante così come si è finora consolidato. Non è solo la ben nota e riconosciuta limitatezza del nostro globo e quindi delle risorse che l’uomo ne può ricavare, ma l’incapacità di gestire quelle risorse. Uno dei maggiori problemi emersi è che, proprio in questo mondo ormai “globalizzato”, si va riaffermando il modello della “nazione sovrana” che difende strenuamente i propri confini e le proprie (eventuali) ricchezze contro la naturale collaborazione tra tutti gli esseri umani per goderne e difendersi contro flagelli imprevisti. È particolarmente eclatante la inettitudine dell’Unione Europea, a conferma che non si tratta affatto di una “unione”, ma prevalentemente di un apparato regolatore delle questioni finanziarie. Se questa è la situazione di un insieme di nazioni aventi storie tutto sommato confrontabili, cosa mai ci si può aspettare per l’intero pianeta con così tante diversità storiche e culturali e con così tante occasioni di scontri anche cruenti?

Le analisi socio-economiche prevedono un futuro preoccupante per i nostri figli ed i nostri nipoti, lo pronosticano le emigrazioni di massa dal sud del mondo alla ricerca di risorse che scarseggiano sempre più e che saranno appannaggio delle nazioni più potenti. Lo fa presagire il fatto che queste emigrazioni di intere popolazioni si sommano ad un crescente deterioramento delle condizioni climatiche. Un quadro pessimista? Vediamo: uno studio realizzato dall'Organizzazione del Lavoro sostiene che la pandemia potrebbe provocare nel mondo la perdita di 25 milioni di posti di lavoro, da aggiungere ai 188 milioni di disoccupati rilevati nel 2019. Un numero superiore a quello che si verificò dopo la crisi economica del 2008 e che comportò una crescita dei disoccupati mondiali di 22 milioni di unità.

Una ricerca pubblicata dall’Imperial College di Londra sulla base degli studi della OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ci dice che i governi non stanno cercando realmente di vincere la guerra contro questo nemico invisibile, il coronavirus. Cercano invece di contenerlo combattendo una guerra di attrito per evitare che scoppi una rivolta sociale di massa nel momento in cui i sistemi sanitari collasseranno.

Circolano proiezioni ottimistiche sul ritorno alla normalità e sulla ripresa dell’economia: alla luce della ricerca dell’Imperial College esse sembrano del tutto irrealistiche. Supponiamo che per un anno restino chiusi gli aeroporti e si fermino tutti gli altri mezzi di trasporto, magari a causa di scarsi approvvigionamenti di gasolio. Verrebbero presto a mancare le materie prime necessarie per la nostra sopravvivenza e ci potremmo ritrovare a vivere come nel secolo XVIII.

D’altra parte, sembrerebbe che vi sia paradossalmente un effetto positivo della pandemia: le analisi sul campo e soprattutto le riprese satellitari mostrano che dal suo inizio è sensibilmente diminuito l’inquinamento atmosferico sul territorio della Cina. Potrebbe essere un messaggio, probabilmente più probante di tutti gli studi scientifici degli ultimi decenni, rivolto ai governanti di tutto il mondo: la riduzione dei consumi, in particolare di gasolio, riduce il deterioramento dell’ambiente in cui viviamo.

Qualche ricercatore comincia quasi di nascosto ad ipotizzare profonde trasformazioni sociali come risposte alle crescenti difficoltà per i singoli di adattarsi ad una economia “di guerra” se non addirittura “di sussistenza”. È una previsione inutilmente catastrofica? Può darsi, ma chi è disposto ad escluderla a priori?

Manfredo Montagnana

 

Smog in Val Padana (foto di Roberta Terracini)

 

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