Scuola

 

 

 

Il canto di Ulisse

di Anna Segre

 

Il 4 maggio, atteso da tutti con ansia e trepidazione, per molti il giorno della liberazione, del ritorno al lavoro, ma anche (almeno qui a Torino) dell’aumento del pericolo. Anche io l’ho atteso con ansia e trepidazione per settimane ma per una ragione diversa: avevo calcolato che sarebbe stato il giorno del canto ventiseiesimo dell’Inferno.

Il canto di Ulisse, uno dei più discussi, citati, parafrasati, parodiati e diversamente interpretati attraverso le epoche e le culture; per i molti che leggono Se questo è un uomo alle medie è il primo incontro in assoluto con la Commedia di Dante. È il momento della verità per qualunque insegnante di italiano, forse la lezione più importante di tutto il triennio delle scuole superiori che però paradossalmente arriva a meno di un terzo del percorso, quando l’insegnante e la classe già si conoscono abbastanza bene ma non hanno ancora la complicità che si svilupperà in seguito.

Quest’anno, però, è diverso. Quest’anno il virus ci ha fisicamente allontanati ma la consapevolezza del nemico comune, l’eccezionalità del momento che stiamo vivendo ci ha avvicinati. Restano però le difficoltà tecniche. Una rete non sempre funzionante, allievi che non riescono a connettersi, telecamere spente un po’ per non affaticare l’audio e un po’ per motivi di privacy. Se Dante e Virgilio devono interagire con fiamme che si muovono come lingue, noi insegnanti abbiamo ormai preso l’abitudine di rivolgerci a cerchietti colorati che si illuminano quando parlano. Poi ci sono le regole imposte dalla scuola e i colleghi che consigliano di arrendersi all’impossibilità di dialogare con i ragazzi a distanza. La sfida è dura, ma è impensabile non accettarla. Se Primo Levi ha potuto spiegare il canto di Ulisse nel lager, vado ripetendo a tutti da almeno due mesi, perché dovrei fallire con ragazzi comodamente seduti nelle loro tiepide case?

Ecco, è arrivato il gran giorno. Le videolezioni devono durare non più di cinquanta minuti e non si può sgarrare. Cerco di tenere pronte sul computer tutte le finestre che serviranno, il testo, le immagini, il proemio dell’Odissea che Dante non conosceva ma che cita di seconda mano da Orazio, e anche google maps. Ci sono tante cose da dire in fretta, ma non si può togliere agli allievi la soddisfazione di rispondere, altrimenti tanto valeva mandare un video preconfezionato. Quali caratteristiche ha il personaggio omerico? Cosa sapeva Dante di Ulisse e del suo misterioso ultimo viaggio? Qual è esattamente la colpa punita in questa bolgia e qual è il contrappasso? Perché Dante non può rivolgersi direttamente all’eroe omerico? E voi se aveste la possibilità di fare un’unica domanda a Ulisse cosa gli chiedereste?

Dopo 45 minuti sono arrivata proprio dove volevo, Virgilio si è rivolto alla fiamma. Dieci minuti di pausa e poi riprendiamo. Ecco, finalmente ci siamo. Ragazzi, fate attenzione a Ulisse, sapete che è uno che parla bene ma inganna, e anche nel suo bellissimo discorso Dante ha nascosto le insidie.

Finora son stata nei tempi ma devo fare attenzione: le cose da dire sono moltissime e la nostra ora già non è più un’ora.

Lo maggior corno della fiamma antica…

Non banalizziamo questo canto, non cadiamo nella trappola dei critici che hanno voluto vedere un Ulisse completamente positivo o completamente negativo. Non semplifichiamo, non limitiamoci alla parafrasi, non facciamoci sfuggire i riferimenti, le citazioni, le strizzate d’occhio. Voi siete studenti del liceo classico, questo è il canto per voi, solo voi potete cogliere tutti i riferimenti.

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza.

Ci sono riuscita, li ho agganciati. Vi ricordate chi ha detto che tutti gli uomini naturalmente desiderano la conoscenza? Sì, bravissima, Dante stesso all’inizio del Convivio. È la prova che Dante è d’accordo con Ulisse o è una ritrattazione della propria opera precedente? O forse è l’ennesimo inganno di Ulisse teso a Dante e a noi lettori? E vi ricordate chi ha promesso la conoscenza in cambio di una disubbidienza alle leggi divine? Giusto, il serpente, quando Adamo ed Eva furono cacciati dal paradiso terrestre. E cosa c’è in cima alla montagna che Ulisse vede da lontano?

Attenzione, nel discorso di Ulisse c’è una contraddizione. Vediamo se la notano, adesso mi sembra ovvia ma ci ho messo anni per accorgermene. Prima si ripromette di divenir del mondo esperto / e de li vizi umani e del valore e poi porta i compagni nel mondo sanza gente. E allora cosa lo guida davvero? Il desiderio di essere uomo o il puro gusto della sfida personale?

Insomma, secondo voi l’Ulisse dantesco è un personaggio positivo?

La discussione si allarga, si moltiplica, potrebbe non finire mai ma mezzogiorno si avvicina, bisogna concludere, e lasciare un po’ di tempo anche per parlare di tutti quelli che hanno citato questo canto nei secoli successivi. Un po’ di spazio per Primo Levi bisogna ritagliarselo, in un liceo classico torinese sarebbe impensabile non farlo. Dovrei avere tempo, ci sono quasi. Ormai vediamo la meta, la montagna bruna per la distanza. Tra poco sarà finita, potrò premiarmi con un meritato caffè e bermelo tranquilla prima della lezione successiva guardando le montagne scure, vicine ma per ora irraggiungibili, ma sempre loro, sì, quelle stesse montagne che Primo Levi contemplava tornando da Milano a Torino.

Ma qual è poi il senso della mia sfida? Davvero ho voluto dimostrare che anche in queste condizioni si può fare una lezione che sia confronto e dialogo e non solo trasmissione di nozioni? O forse è stato solo il gusto di poter raccontare di quel 4 maggio in cui ho osato sfidare i limiti imposti dal virus e dalla mia scuola? Come se avessi qualche merito ad essere torinese, a insegnare in un liceo classico, ad avere a disposizione un buon computer e una linea con la fibra. E ho pure la faccia tosta di volerlo raccontare abusando vergognosamente di Dante e di Primo Levi in un colpo solo. Bene, ragazzi, ci vediamo dopodomani. Uno ad uno i cerchietti colorati salutano educatamente e si spengono. Accidenti, alla fine non ho fatto notare la contraddizione. E ho pure saltato una terzina. Ma ormai gli allievi si sono disconnessi.

Infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso.

Anna Segre

 

 

Disegni di Stefano Levi Della Torre

 

Share |