Storie di ebrei torinesi

 

 

 

Il Coronavirus e la realtà messa in discussione

Maturandi senza sole: Nadir Nsongan, Dodò Lovisolo e Carlotta Hirsch

 

 di Beatrice Hirsch

 

I momenti di crisi ci cambiano, ci rendono quello che saremo. Se smettiamo di ricordare questi momenti, che hanno segnato il nostro passato, rischiamo di dimenticare quello che siamo diventati e quello che potremmo essere.

Poche settimane fa durante il Seder abbiamo letto che se i nostri padri non fossero usciti dall’Egitto, noi e i nostri figli e i figli dei nostri figli saremmo ancora lì, schiavi. Questo mi aiuta a prendere coscienza della realtà, dell’importanza delle scelte e delle esperienze, sia quelle positive che quelle negative, perchè ognuna di queste ha cambiato e cambierà il corso della nostra storia. Oggi stiamo vivendo uno di questi momenti storici e come lo affronteremo segnerà profondamente la sorte del nostro futuro.

Le crisi mettono anche in dubbio tutto quello che ci circonda, sono i momenti in cui ci si pone le domande più sincere e ci si rinnova. Non avviene subito, inizialmente ci si immerge per comprendere la situazione, prendere provvedimenti temporanei, anche estremi, cercando di uscirne il più in fretta possibile. Cosa fare però quando la situazione si stabilizza, ma non migliora? Si cerca di andare avanti imparando a conviverci.

In questi mesi sono state fatte scelte drastiche per imparare a convivere con Sars-Cov2, decisioni che non venivano contemplate da quasi cento anni e scelte che solo nei migliori romanzi distopici (o utopici che si voglia) si era arrivati ad immaginare.

Uno degli ambiti più cambiati è la scuola, per questo ho chiesto a mia sorella Carlotta e ai suoi coetanei Nadir Nsongan e Dodò Lovisolo come si sentissero a far parte dei famosi “maturandi 2020” e come vivessero la situazione attuale pensando che, in un futuro prossimo, tutto questo sarà scritto nei libri di storia. Da quello che mi hanno detto si capisce che in questo momento si trovano tutti un po’ alienati in questa realtà alternativa, ma sono pienamente coscienti di far parte di un evento storico molto raro che accomuna tutto il mondo. Mi illuminano sostenendo che questo non deve essere un momento fine a se stesso, perché è un momento importante che ci fa cambiare la prospettiva. Noi giovani abbiamo stravolto le nostre vite per il bene comune e siamo stati spinti a comprenderne l’importanza. È un messaggio fondamentale da passare alle prossime generazioni di studenti. Questo dovrà essere scritto sui libri secondo mia sorella: abbiamo compreso le priorità momentanee, abbiamo messo da parte le necessità individuali e, anche se separati, abbiamo vissuto come collettività. La storia serve per migliorare la propria lungimiranza, per questo i maturandi sanno che dobbiamo impegnarci a dare l’esempio ai i futuri giovani che guarderanno a noi per comprendere a loro volta come reagire agli eventi di cui saranno protagonisti. Noi siamo stati obbligati a rinunciare a gran parte della nostra quotidianità, per comprendere poi che non possiamo darla per scontata; siamo stati spinti a reinventarci per necessità e speriamo che questo possa stimolare le future generazioni a capire che a volte è importante fermare tutto e tutti (senza esserne costretti) per valutare l’importanza delle cose e l’urgenza di cambiamento.

 Parlando con loro della maturità mi viene da pensare a “Ledor vador” (di generazione in generazione, ndr), uno dei cardini della mia identità di ebrea italiana; questo è uno degli esami che ha da sempre fatto parte della storia e della formazione degli studenti italiani. Raccontato con canzoni, film e romanzi di generazione in generazione. Vorrei quindi sapere come si sentano ad essere l’eccezione e se pensano che quest’anno possa segnare un cambiamento drastico nella tradizione della maturità. Quello che mi hanno risposto mi ha particolarmente stupito, perché mia sorella per esempio sostiene che non ci saranno cambiamenti drastici dopo, il cambiamento drastico è quello che stiamo vivendo noi adesso. Non sarà certo questa situazione che cancellerà la maturità, è evidente che rappresenta una fase indispensabile per il ciclo di studi degli studenti italiani, ed è per questo che in tanti si stanno impegnando perché anche quest’anno possa essere significativa. Dodò invece mi spiega che secondo lui questo evento renderà la loro annata particolare e diversa da quelle degli altri e questo potrà dare anche grande vantaggio competitivo per il loro futuro perché si potranno distinguere, unici nella loro esperienza e quindi anche unici come individui.

Questo però mi fa pensare che possano crearsi precedenti e quindi anche irragionevoli invidie da parte dei futuri maturandi che vorranno poter avere anche loro orari più leggeri ed esami più semplici. Ma mia sorella mi tranquillizza perché mi fa rendere conto che gli studenti non si permetteranno mai di rivendicare una condizione del genere, vorrebbe dire che avrebbero preferito vivere nel periodo del Covid. Sarebbe come dire: avrei voluto vivere nel ’42 così da non dover fare l’esame o non dover andare a scuola. Mi dice che se in futuro, anche sperando non succeda, gli studenti rivendicheranno la “scorciatoia” che hanno avuto loro, si dovranno ricordare che noi abbiamo rinunciato a tante libertà e diritti, come anche avvenimenti positivi e importanti, che loro avranno il privilegio di vivere. La maturità, mi hanno continuato ad esporre i ragazzi, sarà sicuramente modificata nei prossimi anni perché è da molto che si tenta di migliorarla, sperimentando anno dopo anno nuove metodologie, ma l’essenza in sé della maturità rimarrà. Bisogna però rendersi conto che questa esperienza ci lascerà con capacità e competenze che prima nessuno aveva: abbiamo imparato a sfruttare al massimo le potenzialità tecnologiche e questo può aver lasciato indietro certe famiglie meno fortunate, ma ha reso concreta la possibilità in un prossimo futuro di integrare il vecchio e il nuovo sistema in modo da poter arrivare a coinvolgere il più ampio spettro di famiglie e studenti con difficoltà economiche, di apprendimento, di lingua, di salute, di lontananza geografica. Abbiamo ricreato da un giorno all’altro la nostra vita, adesso possiamo affrontare una nuova rinascita perché sappiamo di esserne in grado e avremo con noi delle competenze tecniche, pratiche, mentali e psicologiche nuove che ci saranno molto utili.

Studiando la storia passata si possono cogliere le similitudini con situazioni diverse ma analoghe già successe e questo ci deve ammonire, ci deve aiutare a tenere gli occhi aperti, a mantenerci coscienti con un forte spirito critico. È facile che questa crisi degeneri, che qualche personaggio ci si presenti come unico possibile salvatore e che in primis la democrazia venga attaccata o la Costituzione sospesa. Questa non è fantasia, sta già succedendo in questi giorni in altri paesi non troppo lontani da noi.

Dopo aver sentito i maturandi, mi viene da pensare che momenti come questi creino grandi incertezze, tutto inizia a vacillare. La gente ha appunto bisogno di stabilità, alcuni la trovano nella fermezza altrui e altri invece si costruiscono la propria. Ci si chiede quando si riuscirà a tornare alla normalità. Noi però abbiamo avuto il tempo di pensare, analizzarci, decidere le nostre priorità e comprendere quello che vogliamo da o per gli altri e noi stessi. Siamo ora coscienti che se quella normalità che ci attende non fosse la realtà che avremmo voluto vivere davvero, ci sarà sicuramente una strada migliore da imboccare. Tutto è possibile. Come mi ha detto Nadir: questo è il momento di definire la scelta che vogliamo intraprendere e il mondo che vogliamo ricostruire quando usciremo di casa.

Beatrice Hirsch

 

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