Israele

 

 

La mia vita in Israele

 di Matteo Montagnana

 

Mi chiamo Matteo, ho 15 anni, sono di Milano e vivo e studio in Israele al College Mosenson di Hod HaSharon con il progetto Naale Elite Accademy (Scuola Superiore gratuita per adolescenti ebrei), il più importante programma educativo in Israele.

A giugno del 2019 non ero per nulla soddisfatto dei miei risultati scolastici e di quello che stavo combinando. Non sapendo cosa fare, con i miei genitori iniziammo la ricerca per trovare una soluzione ai miei problemi. Dopo aver esaminato le offerte di tre strutture senza che nessuna mi entusiasmasse, chiesi consiglio ad un amico di Roma che si preparava ad andare a studiare in Israele con il progetto Naale Elite Accademy. L’amico mi convinse a fare domanda per essere accettato nel progetto e così il 28 giugno andai con mia madre a Berlino per sostenere il test d’ingresso che avrebbe potuto cambiarmi la vita.

Era previsto che l’esito mi sarebbe stato comunicato a metà luglio ma, non avendo avuto risposta alla fine del mese, ci misi un pietra sopra.

Invece il 3 agosto d’improvviso arrivò a mio padre una e-mail con la comunicazione che mi avevano preso! C’era un “piccolo” problema: dovevo partire il 2 settembre ed in quel momento eravamo in vacanza in Sardegna. Non avevo proprio idea di come sarei riuscito a rinnovare il passaporto scaduto e ad ottenere i visti in Ambasciata. Non so cosa sia successo ma, grazie agli impiegati delle Questure di Cagliari e di Milano, in una settimana avevo il passaporto in mano.

Il 29 agosto andai con i miei genitori a Roma per il visto ed il 1° settembre partii per Israele. Un’emozione incredibile. Stavo lasciando l’Italia, i miei amici e la mia famiglia per vivere un’esperienza unica che mi avrebbe davvero cambiato la vita! L’impatto con il college è stato traumatico: sveglia alle 6.30, regole rigidissime da rispettare per evitare severe punizioni; rifare il letto da solo, organizzare la mia giornata di studio e di svago e abituarmi a mangiare del cibo che non mi piaceva affatto. Per due mesi ho mangiato solo uova e tonno a pranzo e a cena. Nonostante questo forte impatto, il mio carattere socievole mi ha permesso di integrarmi subito, grazie anche all’aiuto di un numeroso gruppo di italiani da tet a yud bet [dal nono all’undicesimo anno di scuola, corrispondenti più o meno ai nostri primi tre anni di scuola superiore, qui inteso nel senso di ragazzi alle prime armi, ndr].

La mia giornata tipo è questa:

- sveglia alle 6.30;

- inizio lezioni alle 7.30 fino alle 13.00 con pause di 5 minuti tra una materia e l’altra;

- pausa fino alle 14.00;

- ultima ora di lezione dalle 14.00 alle 15.00;

- primo meeting alle 16 per raccontarci cosa abbiamo fatto e per discutere di eventuali problemi;

- cena alle 17.30;

- secondo meeting alle 21 per fare il punto della situazione;

- coprifuoco alle 22.30 e tutti in stanza a dormire.

Per fortuna ogni shabbat vengo accolto da una famiglia di Milano che si è trasferita in Israele più di dieci anni fa e che mi fa sentire come a casa mia. Sono veramente eccezionali e per me rappresentano una seconda famiglia.

Fino allo scoppio della pandemia, i miei genitori sono venuti a trovarmi una volta al mese e questo mi ha aiutato a superare i momenti tristi, grazie anche al cibo e ai regali di cui mi ricoprivano.

Ogni tanto ho l’impressione di aver fatto una scelta sbagliata perché mi mancano i miei amici e mi manca tantissimo la mia famiglia. Poi penso agli amici che ho incontrato qui, che mi fanno riconoscere i lati positivi di questa esperienza in Israele: finirò la scuola un anno prima che in Italia; sto imparando perfettamente l’ebraico e l’inglese; sto conoscendo persone da tutto il mondo, dal Canada alla Turchia, dall’Argentina al Brasile ed agli USA. Così mi accorgo che la mia appartenenza al popolo ebraico è sempre più forte!

Concludo con una inevitabile aggiunta. Il Coronavirus è arrivato anche qui e siamo tutti blindati in casa. Questa non ci voleva perché avevo previsto di tornare a Milano per Pesach ed invece dovrò stare qui. Per fortuna sono ospite della mia seconda famiglia e mi sento a casa lo stesso.

Voglio dare un consiglio ai ragazzi che hanno saputo di questo programma e vogliono provare ad affrontare il test: è un’esperienza unica, con suoi lati positivi e negativi, che ti permette di metterti in gioco ed esprimerti al meglio. Maturi in fretta e diventi autonomo in un batter d’occhio.

Shalom da Hod HaSharon

Matteo Montagnana

 

Verso fine marzo, pochi giorni dopo averci scritto questa testimonianza, Matteo è riuscito a tornare in Italia.

 

 

Hod HaSharon

Share |