Storia

 

 

Winton e Leitz, due salvatori

di Luigi Rigazzi

 

Ci sono molte storie importanti di persone che con la loro perseveranza, astuzia e capacità riuscirono a sottrarre alle camere a gas centinaia di ebrei, portandoli in salvo con azioni alle volte rocambolesche. La più nota e conosciuta dall’opinione pubblica mondiale è quella messa in atto da Oskar Schindler, ma non fu l’unica. Un’altra storia edificante è stata quella di Nicholas Winton, ricordato come lo Schindler inglese, che riuscì a salvare 699 bambini ebrei sottraendoli alla deportazione e alle camere a gas. Dopo la fine della guerra Nicholas Winton non raccontò a nessuno la sua avventura. Fu la moglie Greta che casualmente trovò in soffitta un vecchio album con dei ritagli di giornali che documentavano quello che il marito aveva fatto. Il Winton nel 1938 lavorava come broker presso la Borsa di Londra. Lui, ebreo londinese, decise di fare un viaggio a Praga. Dopo l’annessione dei Sudeti a opera dei tedeschi avvenuta nell’ottobre, iniziarono ad affluire a Praga migliaia di profughi dalla zona occupata, in maggioranza bambini. Winton capì subito il pericolo che avrebbero corso questi bambini e si adoperò per trasferirli a Londra. Winton iniziò a pubblicare inserzioni sui giornali inglesi per trovare famiglie o enti disposti ad accogliere questi bambini, e iniziò il trasferimento in treno con destinazione Londra. Il primo treno partì il 14 marzo 1939, l’ultimo nel mese di agosto dello stesso anno. Con lo scoppio della guerra dovette interrompere tutto. Si arruolò nella Royal Air Force e sopravvisse al conflitto. Morì il 21 luglio 2015 alla bellissima età di 106 anni. Nel 2002 la Regina Elisabetta lo ha nominato baronetto, e nel 2010 il governo inglese lo ha nominato Eroe britannico dell’Olocausto. Nel 2009 per festeggiare i settant’anni dei treni della vita fu organizzata una cerimonia a cui parteciparono 22 dei salvati da Winton ancora in vita con i loro familiari, facendo il percorso con un treno a vapore dalla stazione di Praga a Londra, dove incontrarono l’anziano loro salvatore. La frase che ripeteva sempre era non sono un eroe: non sono mai stato in pericolo.

 

Un’altra storia edificante accadde a Berlino, nel cuore della Germania nazista, negli stabilimenti della Leitz a Wetzlar, dove si producevano le famose macchine fotografiche Leica; era uno dei centri più importanti al mondo per la lavorazione delle lenti di ingrandimento per le macchine fotografiche da montare sugli aerei per le ricognizioni fotografiche. Dal 1933 al 1939 gli stabilimenti Leitz si trasformarono in una centrale di smistamento per la fuga di ebrei dalla Germania. Venivano assunti come tecnici altamente specializzati, anche se non avevano mai visto una lente fotografica, e trasferiti all’estero, specialmente negli Stati Uniti, con la scusa di curare gli interessi tedeschi. L’imprenditore tedesco Ermst Leitz, proprietario della Leica, figlio del fondatore Guernther, era uno dei più importanti industriali tedeschi; aveva la tessera del partito nazista, infatti alla fine del conflitto fu accusato assieme ad altri industriali di collaborazionismo con il regime; alla fine prosciolto, ma non portò mai a sua discolpa, quello che aveva fatto per oltre un decennio. Morì nel 1956, e la sua storia venne a galla per puro caso, grazie ad un rabbino londinese, Frank Dabba Smith, collezionista di macchine fotografiche Leica. Durante un soggiorno negli Stati Uniti, mentre era alla ricerca di un vecchio modello, contatta l’ufficio newyorkese della Leica, dove conosce un anziano impiegato, Henry Enfield, uno dei trasferiti nel 1939 in America. Enfield gli racconta la sua storia e quello che il suo datore di lavoro aveva fatto. Il rabbino vuole saperne di più, e si mette alla ricerca di altri sopravvissuti. Tornato a Londra, si mette in contatto con il figlio di Leitz, Guenther, che gli fornisce tutti i documenti dell’archivio di famiglia, dal quale si evince che sino al 1939, quando i nazisti bloccarono i visti di espatrio, l’industriale riuscì a fare espatriare circa 80 suoi dipendenti, molti con familiari al seguito. Tutto il materiale recuperato è stato donato all’Anti-Defamation League, che dopo aver attentamente esaminato i documenti ha organizzato una cerimonia per onorare la memoria di Leitz. Come detto, l’imprenditore fu accusato di collaborazionismo, e non cercò attenuanti; il figlio in una intervista disse: Mio padre diceva che davanti a ciò che è successo non c’è attenuante o giustificazione, per questo preferì tacere. Possiamo dire di queste magnifiche persone, parafrasando Hannah Arendt: hanno sperimentato la banalità del bene.

Luigi Rigazzi

a sinista: Nicholas Winton, a destra: Ernst Leitz