MAGGIO 2021 ANNO XLVI - 228 SIVAN 5781

 

 

Italia

 

 

Rabbini e riconoscimenti

 

Abbiamo ricevuto un comunicato stampa firmato da Franca Eckert Coen, e Joyce Bigio, co-presidenti della Fiep (Federazione Italiana per l’Ebraismo Progressivo) contenente l’elenco dei rabbini impiegati in comunità italiane affiliate alla Fiep e membri della European Rabbinical Assembly (ERA):

 

·         Rav Joel Oseran, Roma, Comunità di Beth Hillel

·         Rav Sylvia Rothschild, Milano, Comunità di Lev Chadash

·         Rav Donald Goor, Milano, Comunità di Beth Shalom

·         Rav Robert Levy e Rav Leigh Lerner, Firenze, Comunità di Shir Hadash

·         Rav Ariel J Friedlander, Emilia-Romagna, Comunità di Or ‘Ammim

 

Né l’EUPJ (European Union for Progressive Judaism) né l’ERA precisa il comunicato - hanno approvato o nominato alcun altro rabbino per rappresentare o supportare l’Ebraismo Progressivo in Italia, e nessun altro rabbino può rivendicare di rappresentare il movimento Ebraico Progressivo in Italia e, di conseguenza, gli atti in campo religioso rivendicati da altre persone o studiosi di ebraismo non hanno nessuna autorità o validità per l’EUPJ e l’ERA.”

 

È possibile che questa esigenza di chiarezza da parte della Fiep sia legata anche al fatto che le conversioni avvenute nell’ambito dell’EUJP sono riconosciute in Israele ai fini della Legge del Ritorno, cioè dell’ottenimento della cittadinanza israeliana (che però a sua volta ovviamente non garantisce affatto di essere considerati ebrei dal mondo ebraico ortodosso).

 

Ricordiamo che la questione sta diventando particolarmente rilevante anche a seguito del recente pronunciamento della corte suprema israeliana che riconosce – s’intende sempre ai fini della Legge del Ritorno – le conversioni avvenute in Israele anche per mezzo di tribunali rabbinici non ortodossi. Questa sentenza, che ha suscitato molte discussioni, potrebbe forse in prospettiva rompere il monopolio - attualmente ben saldo - che il rabbinato ortodosso esercita in molti ambiti della vita israeliana (diritto di famiglia, ecc.). Difficile dire se potrà avere conseguenze immediate anche in Italia, dove l’ebraismo non ortodosso è, almeno per ora, un fenomeno decisamente minoritario, seppure in crescita.

 

Il pluralismo è senza dubbio un valore ebraico così come in alcuni casi è anche ebraicamente giustificata l’esigenza di chiarezza, soprattutto quando ci sono di mezzo conseguenze pratiche che possono cambiare la vita delle persone, come la possibilità di emigrare in Israele, di contrarre un matrimonio ebraico, ecc. Per questo abbiamo ritenuto utile dare spazio a questo comunicato precisando al contempo che gli stessi rabbini affiliati alla Fiep non sono a loro volta riconosciuti (almeno per ora) nell’ambito dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Certo, qualcuno potrebbe osservare che in alcuni contesti neppure le nostre comunità sono riconosciute da qualcuno, che a sua volta non è riconosciuto da qualcun altro… ma la chiarezza è sempre utile.

 

Sono temi importanti su cui ci ripromettiamo di tornare nei prossimi numeri.

 

HK

 


Jonathan Ventura, Tel Aviv

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