MAGGIO 2021 ANNO XLVI - 228 SIVAN 5781

 

 

Israele

 

Una sbandata a destra

 di David Calef

 

Nei numeri scorsi di Hakeillah ho descritto le diffuse violazioni delle regole anti-Covid dei charedim, sia in Israele sia nella diaspora e, prima delle elezioni politiche israeliane (23 marzo 2021), ho discusso le aspettative di voto dei due partiti che raccolgono le preferenze dei charedim: Shas e Yahadut Hatorah (YH).

Nel secondo articolo prendevo in considerazione la possibilità che una parte degli elettori dei due partiti facesse loro mancare il proprio voto per protesta contro la leadership rabbinica che aveva tollerato comportamenti negligenti, contribuendo così alla diffusione del contagio all’interno e fuori della comunità ultraortodossa.

Oggi sappiamo che i due partiti hanno mantenuto i seggi delle elezioni di settembre 2019: 9 per Shas e 7 per YH e insieme le due formazioni hanno i voti delle elezioni dell’aprile 2019 (8 per Shas e 8 per YH).

Normalmente, i due partiti raccolgono quasi il 100% dei voti dei charedim, visto che nelle loro comunità il voto non è tanto una scelta individuale quanto il risultato delle raccomandazioni dei rabbini. E questi ultimi sono perentori: un ultra-ortodosso non può votare i partiti non religiosi.

In realtà, a leggere i risultati elettorali delle città e degli insediamenti abitati esclusivamente da ultra-ortodossi, si osserva che un cambiamento importante c’è stato. Nonostante Shas e YH abbiano mantenuto i seggi alla Knesset, c’è stata una notevole emorragia di voti verso un altro partito.

Il caso più eclatante è quello di Kfar Chabad, una cittadina a poca distanza da Tel Aviv, che ospita la sede centrale dei Chabad-Lubavitch in Israele. A Kfar Chabad, il partito che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti (58.1%) è stato HaTzionut HaDatit (HHD, il partito Sionista Religioso) di ispirazione kahanista che ha lasciato a YH e a Shas rispettivamente il 16 % e l’11 % dei voti.

Anche a Beitar Illit, il più grande insediamento al di là della Linea verde dopo Modin Illit, Hatzionut HaDatit ha superato il 10% dei voti. Risultati favorevoli a HHD si sono registrati anche in altri centri abitati quasi esclusivamente da ultraortodossi, Bnei Brak (4%), Elad (10.6%) ed Emanuel (18%). I quotidiani israeliani concordano: circa un terzo dei voti di HHD sono arrivati dai charedim, che hanno quindi dato un contributo fondamentale all’ingresso del partito nella Knesset.

Lo straordinario risultato di HHD a Kfar Chabad non è rilevante in termini numerici visto che nella cittadina vivono meno di 8000 abitanti, ma aiuta a comprendere il fascino e l’attrazione che le posizioni radicalmente xenofobe dal partito sionista religioso esercitano sulle composite comunità charedì.

Poco prima delle elezioni, Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, leaders di HHD, si sono recati a Kfar Chabad a fare campagna elettorale impegnandosi più di tutti gli altri partiti nel corteggiamento della comunità Chabad. Non che ci fosse bisogno di grandi sforzi di persuasione visto che su alcuni temi (in primis l’occupazione israeliana dei territori occupati in Cisgiordania) il movimento Chabad ha posizioni radicali quanto quelle di HHD. Il rabbino Menachem Mendel Schneerson, guida spirituale venerata dalle comunità Lubavitch in tutto il mondo a 25 anni dalla sua scomparsa, è sempre stato chiaro: le terre occupate non possono essere restituite ai palestinesi per nessun motivo. Al pari dei sionisti nazionalisti, anche per il movimento Chabad, assicurare la presenza degli ebrei nell’integralità di Eretz Israel dal Mediterraneo al Giordano è un prerequisito all’avvento della Redenzione.

Oggi, i discepoli del Rebbe Schneerson in Israele hanno – se possibile – posizioni ancora più radicali. I rabbini Shalom Dov Wolpo e Yitzhak Ginsburg, entrambi affiliati ai Chabad, da decenni condonano e incitano i propri fedeli alla violenza nei confronti di chiunque sia disposto a fare concessioni territoriali ai palestinesi.

Ma la popolarità di HDD tra i charedim non si limita ai Chabad.

Il che è anche prevedibile perchè, a dispetto dei sentimenti nominalmente antisionisti e a-sionisti, la vocazione etno-nazionalista è ormai largamente diffusa nelle comunità ultra-ortodosse israeliane. Secondo il più esauriente recente sondaggio degli ultimi anni, il 59 % dei charedim desidera che i cittadini arabi vengano espulsi dallo stato di Israele. Inoltre, è noto che i charedim, messi di fronte alla scelta tra democrazia e halakhah, hanno una netta preferenza per quest’ultima.

HHD, il partito guidato da Smotrich e Ben Gvir, accoglie entrambe le istanze: da una parte mira a sostituire le leggi dello stato israeliano con la halakhah auspicando un ritorno al sistema politico in auge ai tempi di Re David e re Salomone (1040-931 a.C.). E seguendo la tradizione di vari partiti israeliani (Kach, Moledet, Tekuma), HHD smania per rimpatriare tutti i palestinesi della Cisgiordania nei paesi arabi limitrofi. Non sorprende dunque che i più radicali tra gli ultraortodossi possano simpatizzare per un partito che intende realizzare il sogno di una Giudea e Samaria abitata solo da ebrei. La sintonia tra una parte significativa ma ancora minoritaria dei charedim e HHD – lungi dall’essere bizzarra – è del tutto naturale ed è per ora in crescita.

Sono ormai lontani i tempi in cui la leadership rabbinica sia sefardita che ashkenazita era pronta al compromesso con i palestinesi riguardo ai Territori Occupati. I rabbini Ovadia Yosef e Eliezer Shach erano infatti critici – seppur con crescente volubilità negli ultimi anni della loro vita - verso l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Oggi, invece, molti dei rabbini più ascoltati nelle sette chassidiche Karlin Stolin, Boyan e Breslov sono spesso a fianco di coloni fanatici, propugnatori di ideali di purezza etnica. Spesso, i loro fedeli vivono in insediamenti costruiti oltre la Linea Verde per risolvere il problema della scarsità di alloggi per le comunità ultra-ortodosse all’interno dei confini internazionalmente riconosciuti di Israele. Le città di Beitar Illit, Emanuel, Modin Illit sono state fondate per ospitare esclusivamente famiglie di charedim al fine di minimizzare i contatti con il resto della popolazione.

È in queste comunità isolazioniste, refrattarie ad interagire con chi è diverso, che si sono rafforzati pregiudizi ostili ai diversi, agli stranieri e soprattutto, agli arabi.

Del resto, una volta stabilitesi in insediamenti che si ingrandiscono per l’inesorabile crescita demografica su terre confiscate ai palestinesi, le comunità charedì hanno sempre meno incentivi ad assumere posizioni di compromesso nei negoziati per la restituzione dei Territori Occupati. Chi vive a Modin Illit e a Beitar Illit magari non abita lì per motivi ideologici ma è di fatto sempre più allineato con i partiti che spingono il governo ad annettersi l’intera Cisgiordania con buona pace dei diritti civili e politici dei palestinesi.

È difficile prevedere se il successo di HHD tra i charedim sia destinato a crescere nel futuro. La cosa è senz’altro possibile data la vicinanza di molti ultraortodossi alle idee oscurantiste di Smotrich e Ben Gvir. D’altra parte, di recente e soprattutto durante la pandemia, si sono osservati anche segnali di segno opposto. Nonostante l’ostilità della gerontocrazia rabbinica, le famiglie charedì sono sempre più sensibili all’influenza della società israeliana circostante con i suoi principi di autonomia individuale e pluralismo. All’inizio del 2021, si stimava che più della metà degli ultraortodossi in Israele avesse una connessione ad internet, a conferma di una tendenza che la pandemia Covid-19 ha accelerato. Inoltre, negli ultimi anni sono nate associazioni femministe haredi che fanno pressione per ottenere che le donne possano essere elette nei due partiti ultraortodossi, diritto per ora negato sia in Shas sia in YH. Infine, lo stesso voto a HHD segnala un’inedita autonomia di pensiero dei giovani charedim rispetto ai diktat rabbinici, sintomo di un malessere che in futuro potrebbe dare sorprese. Per ora, non resta che prendere atto che esso fornisce un’ulteriore indicazione che il baricentro dell’elettorato israeliano si è spostato a destra.

David Calef

 


Gli epigoni di Kach

In occasione delle ultime elezioni, HaTzionut HaDatit, il partito sionista religioso ha assorbito due partiti più piccoli: Noam e Otzma Yehudit. I leader e i sostenitori di quest’ultimo rivendicano la discendenza ideologica da Kach, il partito fondato dal rabbino Meir Kahane nel 1971. Oltre a legittimare atti di violenza contro gli arabi e a sostenere l’espulsione di tutti i cittadini arabi israeliani da Israele e di tutti i paestinesi dalla Cisgiordania, Kach mirava a rimpiazzare il sistema democratico con un regime teocratico basato sulla halakhah. Fautore del suprematismo ebraico, Kach entrò nel 1984 alla Knesset ottenendo un seggio. Nel 1988, la Corte Suprema israeliana proibì a Kach di competere alle elezioni di novembre giudicando il partito razzista e anti-democratico.

Oggi, anche grazie a Netanyahu che ha sponsorizzato l’unione di Noam, Otzma Yehudit e HaTzionut HaDatit, kahanisti come Itamar Ben Gvir siedono nella Knesset. 

 

     
 

 

 Le due foto: Jonathan Ventura, Gerusalemme

 

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