MAGGIO 2021 ANNO XLVI - 228 SIVAN 5781

 

Israele - Storia

 

Lo zio ritrovato

di Davide Silvera

 

La molla mi è (ri)scattata dopo la lettura di una breve notizia riportata recentemente dal portale ebraico online Moked.

"La Francia intenderebbe restituire ai discendenti alla famiglia di Nora Stiasny, vittima dei nazisti, un quadro di Klimt che le era stato sottratto nell’agosto del 1938 e che oggi si trova al Museo d’Orsay."

Ed è quel cognome, Stiasny, che mi ha fatto sussultare e tornare indietro di quasi quarant'anni.

Mi rivedo entrare nel Monastero Ratisbonne nel centro della Gerusalemme Ovest. Un luogo che ai miei occhi di italiano, da pochi anni in Israele, sembrava più adatto all'Europa, e non certo al Medio Oriente. Infatti il monastero, la cui costruzione fu iniziata nel 1877 e terminata nel 1894, era stato progettato da un architetto francese in stile rinascimentale con uso anche di elementi barocchi.

Il monastero fu costruito da Père Marie Alphonse Ratisbonne, un ebreo francese che si era convertito al cristianesimo dopo avere avuto, nel 1842, una visione della Vergine Maria nella Chiesa di Santa Maria delle Fratte a Roma. Dopo la conversione era entrato nell'Ordine dei Gesuiti.

Nel 1847 fondò, insieme al fratello Théodore, anch'egli un convertito, l'ordine di Notre Dame de Sion, che avrebbe avuto come scopo principale la conversione di ebrei alla fede cristiana.

Nel 1855 Alphonse si trasferisce in Palestina dove vivrà fino alla sua morte.

Nel 1858 Ratisbonne fonda il Convento dell'Ecce Homo nella città vecchia di Gerusalemme per le Sorelle di Sion e nel 1874 fonda il Monastero di Ratisbonne per i preti della congregazione (Pères de Notre Dame de Sion).

Lo scopo della mia visita era ben preciso. Venivo a chiedere informazioni su Père Lagnado, al secolo Salomon Lagnado, lo zio materno di mio padre, che nell'Egitto dell'inizio del secolo scorso si era convertito al cristianesimo e poi fatto prete.

La conversione aveva causato, ovviamente, grande scandalo nella famiglia Lagnado.

Dello zio del papà seppi per la prima volta quando mio padre mi mandò dall'Italia l'elenco dei suo zii materni, con relativi figli e qualche nota biografica. Spiccava nell'elenco lo zio Salomon, dove diceva: convertito al cristianesimo fu il "capo" di un monastero cattolico in città vecchia a Gerusalemme.

Decisi di indagare sulle sorti dello zio, e visto che vivevo a Gerusalemme cercai di individuare il suddetto monastero e di trovare eventualmente la sua tomba.

Non ricordo come successe, ma a un certo punto venni a sapere che il monastero dello zio non si trovava affatto nella città vecchia, bensì nella parte occidentale della città nuova, nell'elegante quartiere Rehavia, fondato da ebrei tedeschi negli anni '20. Quando Il monastero Ratisbonne fu fondato alla fine dell'800 Gerusalemme si limitava per lo più alla città vecchia, con qualche sparuto quartiere nuovo fuori le mura. Quindi il monastero si trovava in aperta campagna. Solo più tardi, con la costruzione del nuovo quartiere di Rechavia, il monastero venne a trovarsi in piena città.

Come dicevo il monastero aveva decisamente un aspetto famigliare, europeo. Un grande cortile alberato e un lungo edificio. Mi fece un effetto strano salire la scalinata che portava all'ingresso dell'edificio. Suonai il campanello e mi venne ad aprire un monaco a cui spiegai in francese lo scopo della mia visita. Mi fece aspettare qualche minuto e poi mi fece entrare per andare a parlare con il padre superiore, Père Stiasny.

Fu un incontro breve, nel quale il superiore mi confermò che Père Lagnado aveva vissuto quasi quarant'anni a Ratisbonne, dove aveva svolto il ruolo di economo (e non di padre superiore come credeva mio padre...). Era poi stato seppellito nel piccolo cimitero del monastero, ma poi a causa di lavori effettuati negli ultimi anni molte tombe erano state distrutte (compresa quella dello zio, come scoprii poco dopo, rovistando tra i resti del piccolo cimitero smantellato).

Mi mostrò la "scheda" dello zio Salomon, con il suo curriculum vitae e il permesso ufficiale di sepoltura compilato, in ebraico, nel 1963, in cui figurava il medico ebreo che ne aveva comunicato la morte. Si chiamava Soriano, e il caso volle che, un po' di tempo dopo la mia visita al monastero, lo incontrassi a casa di amici di amici; e saltò fuori che era stato il medico curante dello zio.

La mia visita a Ratisbonne suscitò non poca curiosità tra i monaci che avevano conosciuto lo zio. E prima di andare via uno di loro mi disse, sorridendo e con tono quasi paternalistico: "Gli assomigli molto."

Dalla scheda, che Père Stasny ebbe cura di fotocopiare per me, si possono ricostruire i momenti salienti della vita dello zio Salomon. Un'altra fonte importante di informazioni è il libro della nipote dello zio, Lucette Lagnado, che era cugina di mio padre. Il libro, The man in the white sharkskin suit, ricostruisce la vita del padre di Lucette, Leon, al Cairo. Molto dettagliato, il libro parla molto di mio padre, Salomone, che visse al Cairo, a casa di sua nonna, in Malaka Nazli street, dal 1937 fino a dopo la fine della guerra, e racconta, tra l'altro, anche dello scandalo dello zio convertito.

Nato ad Aleppo, in Siria, nel 1896, ma cresciuto al Cairo, con nove fratelli e sorelle, Salomon aveva frequentato la scuola cattolica Collège des Frères. Era consuetudine tra gli ebrei dei paesi arabi frequentare scuole cattoliche, dove si respirava un'atmosfera culturale europea, si studiava in francese e il livello scolastico era molto alto.

Salomon era un allievo modello, con straordinarie capacità di apprendimento, che si distingueva in modo particolare nella matematica, risolvendo teoremi ed equazioni con estrema facilità. La famiglia nutriva in Salomon molte speranze, e nella loro immaginazione il ragazzo avrebbe aiutato la famiglia a recuperare il prestigio che un tempo l'aveva distinta ma che ultimamente era molto calato.

Ma le sue doti dovettero attirare l'attenzione dei suoi insegnanti, che riuscirono a portarlo, contrariamente ai progetti della famiglia, a convertirsi al cristianesimo. A 17 anni si battezza, probabilmente in segreto, e a 18 Salomon esce di casa per non tornarvi più. Viene mandato a Lanzo, in Italia, e in seguito a Roma, dove trascorre due anni. Nel 1919 Salomon, oramai diventato Père Jean Marie Lagnado, entra in noviziato a Issy, in Francia, per poi essere trasferito in Belgio a Louvain.

Nel 1925 Père Lagnado viene mandato a Gerusalemme, nella Palestina sotto il mandato britannico, dove diventerà, come dicevamo, l'economo del Monastero Ratisbonne.

Verso la fine della seconda guerra mondiale, Salomon chiese di poter incontrarsi con sua madre, Zarifa. La madre era in pessime condizioni. Le notizie dall'Italia, secondo le quali sua figlia Bahia, mia nonna, era stata deportata col marito e la figlia Violetta ad Auschwitz, l'avevano distrutta.

Mio padre fu "arruolato" per cercare di rendere possibile l'incontro tra il suo omonimo zio e sua nonna Zarifa. E fu proprio una sua lettera allo zio Salomon che innescò, a quanto pare, l'idea dell'incontro. Mio padre chiese a Père Lagnado di usare tutte le sue conoscenze in Vaticano per cercare di sapere cosa fosse stato dei suoi genitori e di sua sorella.

Da quando aveva lasciato l'Egitto si era creato in famiglia un mito secondo il quale Salomon avrebbe fatto una carriera straordinaria in seno alla Chiesa, arrivando perfino a credere che fosse stato nominato cardinale. Se proprio doveva essere un prete, allora che diventasse almeno un grande prete!

Ciò infuse nella famiglia la speranza che Salomon potesse, grazie alle sue "conoscenze altolocate", ottenere notizie sui famigliari scomparsi, ma alla fine il Vaticano poté solo confermare quanto aveva già appurato la Croce Rossa. La famiglia era stata arrestata e imprigionata per poi finire in uno dei trasporti da Milano ad Auschwitz.

Ma il tentativo era stato fatto, e la domanda era se ora la famiglia di Père Lagnado avrebbe onorato la sua richiesta di incontrare per l'ultima volta sua madre. Il fratello Leon si oppose in maniera decisa all'incontro, temendo tra l'altro l'onta nei confronti dei vicini di casa, che avrebbero visto suo fratello in abito da prete. La madre Zarifa, era combattuta. Da un lato, era una donna molto osservante e non si era mai ripresa dallo shock della conversione del figlio. Dall'altro, Salomon le mancava molto, la sua salute stava peggiorando, e il tempo passava.

Alla fine fu trovato un compromesso. Zarifa avrebbe incontrato il figlio in un luogo prestabilito non lontano da casa, a due condizioni: Salomon non avrebbe indossato il suo abito da prete nero, e non avrebbe indossato una croce. E così avvenne. Nel giorno prestabilito, Zarifa, accompagnata da mio padre Salomone, si recò in un convento vicino a casa dove il figlio la stava aspettando. Père Lagnado era in abiti civili, come promesso. Zarifa scoppiò a piangere. Salomon cercò di confortare la madre, ma invano, "perché non poté pronunciare le parole che avrebbero fatto sparire immediatamente le sue lacrime, quelle che lei e il resto della famiglia si aspettavano da lui dal 1914: che era stato tutto un errore, che non aveva mai avuto intenzione di allontanarsi così tanto, e che sarebbe ritornato a Malaka Nazli riabbracciando la fede dei suoi antenati."

Père Lagnado tornò a Gerusalemme, a Ratisbonne, dove morì nel 1963.

Tornando a Père Stiasny, cercherò ora di spiegare il perché del mio "shock" dopo aver letto la notizia su Moked. Innanzitutto non avevo capito che Père Stiasny fosse anche lui un ebreo convertito, e lui ovviamente non me lo disse. Ma capisco ora il perché di quella sua aria "complice" durante il nostro breve incontro. Se lo avessi saputo probabilmente mi sarei comportato diversamente. Gli avrei forse fatto un sacco di domande del tipo: "Cosa ti ha spinto a convertirti?", " Quanti di voi qui a Ratisbonne sono ebrei convertiti?"

E mentre scrivo, non posso non pensare a Israel Zolli, il rabbino capo di Roma, che si convertì, causando enorme scalpore, nel 1945. E il cui nome gli ebrei di Roma preferiscono, fino ad oggi, non pronunciare. E al suo libro su Gesù, Il Nazareno, pubblicato nel 1938, di cui possiedo una copia originale, in cui si possono individuare i germi della sua futura conversione, assieme ad una profonda conoscenza biblico-talmudica.

Mi fermo qui, mi rendo conto di essere entrato in un campo minato, ed è meglio fare attenzione...

Davide Silvera
dragoman@zahav.net.il

 

Cartolina, Jerusalem, St. Pierre de Sion, La rentrée

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