Destra

 

Di nuovo italiani gli ebrei esuli

di G.D.

 

Nel 1938 e più ancora nel ’39 e nel ’40 furono moltissimi gli ebrei italiani che lasciarono l’Italia per rifugiarsi all’estero e sfuggire alle persecuzioni razziali e, in prospettiva, alle deportazioni. Per lo più, furono i Paesi del Sud America, ma non solo, ad accogliere centinaia di ebrei in fuga dalle loro città: qui lavorarono, misero su famiglia ed acquistarono la cittadinanza degli Stati di destinazione.

A coloro che avevano lasciato l’Italia precipitosamente per recarsi all’estero, il fascismo aveva revocato, in piena campagna razziale, lo status di cittadini italiani, come misura persecutoria tra le più severe e penalizzanti. Il Regio decreto legge del 20.1.1944 aveva sì restituito la cittadinanza a tutti gli ex connazionali di origine ebraica, ma era rimasta in sospeso per troppi decenni la vicenda degli ebrei italiani emigrati forzatamente all’estero, che avevano acquistato la cittadinanza degli Stati che li avevano accolti.

Le cose sono durate così per decenni: dalla fine della guerra, gli ebrei che avevano scelto la cittadinanza del Paese ospite si trovarono sforniti della loro cittadinanza d’origine.

Una recentissima circolare del Ministero dell’Interno, ed esattamente della Direzione centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze, riporta ora un principio di giustizia sostanziale, affermando che la perdita di cittadinanza non si è mai verificata e pertanto gli ebrei italiani esuli durante il fascismo, in caso di perdita, riac­quistano la loro cittadinanza d’origine. E non avendola persa, sottolinea il Ministero, possono trasmetterla ai loro discendenti.

Un’altra pagina si conclude dunque nel lungo iter della legislazione riparatoria ai gravissimi danni recati dalle leggi razziali del 1938.

G.D.