Scherzando

 

Fantastoria

 di Guido Fubini

 

Il discorso di Obama ad Ankara del 6 aprile, quello del Cairo del 4 giugno, le elezioni iraniane del 12 giugno, quelle europee del 7 giugno hanno segnato probabilmente una svolta di cui si è visto il segno nel discorso di Netanyahu dell’8 giugno, con il quale il capo del governo israeliano si è chinato, sia pure con molti se e molti ma, di fronte all’esigenza della nascita di uno stato arabo palestinese .

Scrive Jean Daniel sul “Nouvel Observateur” del 28 maggio:

Dopo ancora molte cose sono successe. In primo luogo è stata riesumata alla Casa Bianca la famosa proposta che il re Abdallah d’Arabia Saudita aveva fatto indirettamente a Israele a nome della Lega Araba. Questa offerta senza precedenti, il cui testo è stato pubblicato sul ‘’New York Times” nel luglio 2002, consisteva nello scambio, contro la spartizione di Gerusalemme, il ritorno alle frontiere del 1967 e l’evacuazione delle colonie, con un impegno di pace durevole da parte dell’insieme del mondo arabo.”

L’idea dell’evacuazione delle colonie non piace ai dirigenti israeliani che contestano che si possano mettere dei limiti alla prolificità delle mogli dei coloni. E la loro contestazione è perfettamente comprensibile, anche se questi limiti possono assumersi come condizione d’una pace durevole.

Ma forse la soluzione del problema sta nella rinuncia da parte israeliana allo sgombero delle colonie e nel correlativo passaggio dei territori delle colonie sotto sovranità palestinese. Oggi il 20 % della popolazione israeliana è data da cittadini arabi, non ci sarebbe nulla di male se domani una certa percentuale della popolazione palestinese fosse data da cittadini ebrei .

Il passaggio dei coloni ebrei sotto sovranità palestinese comporterebbe necessariamente una serie di conseguenze prevalentemente di carattere fiscale e di ordine pubblico nel campo delle imposte e delle elezioni, ed obbligherebbe le autorità palestinesi ad inserire nella costituzione del nuovo stato una serie di norme a tutela della eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, della libertà religiosa, della libertà di stampa e così via e tutti ci guadagnerebbero: sia gli arabi che gli ebrei . Ovviamente si dovrebbe prevedere un termine entro il quale i cittadini delle colonie dovranno optare fra le due cittadinanze, così come alla fine dell’ultima guerra mondiale è stato consentito ai cittadini di Tenda e Briga di optare fra la cittadinanza italiana e quella francese. E c’è da sperare che questa possibilità di essere ebreo fra gli arabi, così come ci sono già ora degli arabi fra gli ebrei, possa domani tradursi in uno strumento di pace.

È fantastoria o fantapolitica ?

Guido Fubini