Arte

 

Fishel Rabinowicz
Dalle lettere alle immagini

di Silvana Calvo

 

“Vede, questo è l’ebraismo. Si stupisce vero? Ho sempre voluto far capire “come è” l’ebraismo nella sua essenza, e siccome non riuscirei mai a spiegarlo con le parole, lo faccio nell’unico modo a me congeniale: con le immagini. Trasformando in forme geometriche i numeri rilevati tramite la Gematria e disponendole in base alle leggi della matematica si ottengono delle composizioni come queste, che hanno una coerenza, un equilibrio, una logica e, aggiungerei, una armonia. Caratteristiche proprie all’ebraismo”.

È con queste parole che Fishel Rabinowicz accompagnò il gesto della mano per indicarmi i quadri che aveva appoggiato sui cassetti semiaperti di un mobile che occupava la parete del salotto nel suo alloggio nella città vecchia di Locarno. Avevo chiesto di incontrarlo perché mi era stato detto che era un reduce dai campi di concentramento nazisti che cercava nell’arte una liberazione e una cura delle ferite dell’anima.

E di ferite da curare ne aveva. Era nato nel 1924 in una numerosa famiglia ebraica nello shtetl polacco di Sosnowiec. A 17 anni, nel 1941, era stato arrestato dai tedeschi e per quattro anni era stato prigioniero in vari duri campi di lavoro. Nell’inverno del 1945 dovette incamminarsi con migliaia di altri prigionieri in uno di quegli spostamenti verso ovest che sarebbero poi passati alla storia con il nome di “marce della morte”. Coperto solo con gli stracci del lager e praticamente senza cibo aveva dovuto camminare per giorni sulla neve e nel gelo prima di giungere, dopo varie tappe intermedie a Buchenwald dove l’11 aprile fu liberato dagli americani del generale Patton. A quel momento il suo fisico era ormai allo stremo, tale da rendere necessari mesi di degenza ospedaliera in Germania prima che si potesse realizzare un trasferimento in Svizzera per ulteriori cure sovvenzionate dal Joint.

Ma non era solo il corpo ad essere uscito devastato dalla “marcia della morte”. Fishel Rabinowicz aveva visto abbattere senza pietà coloro che non ce l’avevano più fatta a stare al passo, cosa capitata anche all’amico e compagno di sventura che per un lungo tratto aveva camminato al suo fianco. E lui aveva dovuto assistere alla scena impotente senza poter neppure fermarsi un attimo. Questa immagine gli è rimasta impressa a fuoco nella mente. Inoltre ben presto si rese anche conto di aver perso i suoi cari. I suoi genitori erano morti come pure sette dei suoi nove fratelli e sorelle. Alla fine risultò che erano stati inghiottiti dalla Shoah trentuno suoi parenti. Erano rimasti vivi in tre soltanto e non si sarebbero mai ricongiunti ma avrebbero vissuto dopo la guerra sparpagliati in tre continenti: Fishel in Svizzera, un fratello in Australia e l’altro in Israele.

Oltre alle sofferenze fisiche e psicologiche patite sulla propria persona, c’era anche un altro fatto per lui molto doloroso: la scomparsa del suo mondo.

“Nella bufera della guerra ho perduto le mie radici, il contatto con la terra nella quale sono nato e il concreto legame di vita con la comunità ebraica nella quale sono cresciuto. Di tutto quel mondo, di tutta quella cultura oggi restano solo briciole disperse dal vento”.

Ed è per raccogliere queste briciole che Fishel Rabinowicz ha intrapreso il suo percorso artistico. Pur non reputandosi una persona particolarmente devota ha voluto alimentare la sua arte con i contenuti attinti dalla cultura e dalla tradizione ebraiche, così come esse erano diffuse e vissute nel suo mondo ormai irrimediabilmente perduto.

Perciò ha voluto trarre ispirazione dal materiale narrativo della Bibbia, smisurato serbatoio di storie e grandi personaggi che hanno alimentato l’immaginazione di generazioni e generazioni di ebrei, e anche di non ebrei. Il metodo di interpretazione utilizzato si sviluppa a quattro livelli: quello letterale (Peshat), quello allegorico (Remes), quello morale (Derasha) e quello mistico (Sod).

“Ciò che caratterizza il mio lavoro artistico è il tentativo di raffigurare il simbolismo strutturale delle leggi matematiche segrete che reggono l’impalcatura della Torah. Queste leggi risalgono all’interpretazione mistica dei libri del Pentateuco che è propria della Cabala sviluppatasi, su radici antichissime, a partire dal XII secolo. Secondo questa tradizione spirituale, la struttura della realtà è data da una emanazione divina le cui vibrazioni si manifestano nelle 22 lettere dell’alfabeto e nei rapporti numerici in cui si esprimono l’armonia e la coerenza del mondo. Il mio obiettivo è di dare una rappresentazione simbolica all’essenza culturale e al messaggio spirituale di cui la mia gente si è fatta portatrice attraverso i secoli”.

La tecnica usata per realizzare le sue opere è il “paper cuts”: da un foglio bianco vengono ritagliate e staccate le figure geometriche e le lettere che poi diventano visibili applicando sul retro un secondo foglio nero o grigio, raramente colorato.

“L’elaborazione del contenuto e il linguaggio espressivo sono il frutto dell’applicazione dei metodi di interpretazione tradizionali:

la soluzione adottata è quella di visualizzare i diversi aspetti della tradizione indicandoli con un minimo numero di lettere e di tratti iconici, e rappresentandoli in una forma geometrica, in modo da potermi riferire alla Gematria, l’antichissima tradizione delle interpretazioni matematiche dei testi sacri”.

E il risultato del suo lavoro l’avevo lì davanti a me. Si trattava di composizioni originate da versetti e citazioni del Talmud o leggi e prescrizioni e che tramite la trasfigurazione artistica avevano assunto una netta coerenza essenziale. Si potrebbe dire che l’arte di Fishel Rabinowicz, pur generata da contenuti molto antichi, in realtà sia molto moderna. I quadri sono molto belli, di una bellezza austera e semplice.

Oltre alle opere ispirate direttamente dalla tradizione Fishel Rabinowicz ne ha create alcune più autobiografiche per esprimere la sua condizione particolare di sopravvissuto alla Shoah. Molto coinvolgente è un quadro intitolato “Shoah” nel quale viene rappresentata la preghiera dei morti. È il Kaddish che recitano i condannati avviati alle camere a gas. Fino ad un certo punto il testo è scritto con le lettere dell’alfabeto. Poi, per le parole che non possono più venir pronunciate perché restano soffocate in gola, ogni lettera viene sostituita da un piccolo triangolo. Al centro di quel quadro campeggia una grande Shin, iniziale anche di uno dei nomi dell’Onnipotente. Dalla lettera Shin è sradicata l’asta centrale che va a diventare una Vav, il numero 6, per simboleggiare i milioni di ebrei periti nella Shoah.

Un'altra opera, “Il Sopravvissuto” rappresenta il baratro con un quadrato entro il quale precipitano ventuno lettere dell’alfabeto (sette di esse – Beth, Gimel, Dalet, Caf, Pe, Resh e Tav – sono scritte non solo in senso normale, ma anche rivoltate a specchio perché simboleggiano oltre al contenuto positivo anche il suo contrario: conoscenza-ignoranza, ricchezza-povertà, generazione-sterilità, vita-morte, potenza-schiavitù, pace-malvagità, grazia-bruttezza). La ventiduesima lettera, l’Alef, rappresenta il sopravvissuto. Essa non è precipitata al fondo come le altre lettere ma è rimasta sospesa in alto a destra, come incastrata al bordo del quadrato: in realtà non è né dentro né fuori. Fishel Rabinowicz spiega:

“Questa è infatti la situazione spirituale ed esistenziale di chi – come me – ha attraversato il regno dell’orrore per riemergerne fisicamente ancora vivo ma marchiato nell’anima”.

Silvana Calvo

 

 

Molte opere di Fishel Rabinowicz si possono vedere in http://www.kabbala-art.ch/

Alcune esposizioni dei quadri di Fishel Rabinowicz:

 

1991 Lugano / CH - Circolo cultura ebraica

1992 Ascona / CH - Comunità evangelica rg. C.J.A. Teil 1

1995 Ascona / CH - Comunità evangelica rg. C.J.A. Teil II

         Balerna CH - Museo Torchio org.

         Scuole medie di Balerna

 

1996 Lugano / CH - Centro Evangelico Riformato Firenze I

         Comunità Ebraica di Firenze

1999 Locarno-Muralto / CH - Comunità Evangelico Riformata

2000 Melbourne / Australia - Jewish Museum of Australia in Melbourne 23.03. - 04.04.2000

2001 Luzern - Romero Haus, 11.03.2001 - 21.04.2001

2004 Basel - Institut für jüdische Studien UNI Basel

2008 Wasserkirche, Zürich - Organisator: Evang. ref. Kirchgemeinden ZH