Libri

 

Rileggendo vecchi libri

di Reuven Ravenna

 

Ho ripreso tra le mani due vecchi testi che mi hanno riportato agli anni della giovinezza, agli anni dei miei “primi passi” lungo il cammino ebraico e sionista, anni nei quali divoravo libri, giornali che mi aprivano al mondo ebraico, presente e passato, e mi coinvolgevano, si può dire, nella realtà dello stato ebraico, che sempre più consideravo il paese in cui avrei voluto vivere. Mi tuffavo nella lettura con entusiasmo ingenuo e acritico, apologetico. Ad un livello naturalmente più alto ritrovo questo spirito in due libri che avevo letto con vivo interesse in quella fase della mia vita, Israele, numero speciale del “Ponte”, dedicato al primo decennio dello Stato d’Israele e Antico e nuovo Israele di Fabio della Seta, Edizioni Radio Italiana. Come venni a sapere in seguito, dietro alla iniziativa della rivista di Piero Calamandrei, espressione del pensiero liberalsocialista e antifascista, operava Leo Levi, che collaborò a lungo con “Il Ponte”. Egli mise in contatto la rivista con grossi nomi israeliani, i quali contribuirono con scritti al numero speciale, che egli tradusse dall’ebraico. Scorrendo l’indice trovo un telegramma augurale di Golda Meir; nella sezione “Origini”, Dante Lattes trattava del “sionismo e lo stato d’Israele” e tra gli articoli su “Gli uomini e le strutture”, tre italkim, Joel De Angelis (De Malach), Giorgio Piperno e Yaakov Piperno, tra i più importanti chalutzim della nostra alya’. Altri saggi trattavano dei problemi scottanti, a due anni dalla prima guerra del Sinai, della geopolitica, delle arti, lettere e scienze, con saggi di poesie e prose della letteratura israeliana e, a mo’ di bilancio, gli articoli di Isaac Ben Zevì, David Ben Gurion, Martin Buber, Yesha’yahu Leibovich e altri nomi di primo piano. A chiusura del volume, una lista dei partiti e le note biografiche degli autori.

Fabio Della Seta (l’“Hillel” dell’“Israel”) raccolse e rielaborò in volume conversazioni di un ciclo radiofonico, nel decennale di Israele. Una presentazione storica per il grosso pubblico di Momenti e protagonisti del risorgimento nazionale ebraico, dall’antico al nuovo Israele. Con la prefazione di Carlo Arturo Jemolo. Nel libro Fabio Della Seta traccia la storia del popolo ebraico e della sua resurrezione nazionale, con una sintesi che mi sembra felice, con un racconto degli avvenimenti, una ricostruzione degli stati d’animo, cui – salvo minimi dettagli – consento.

Certamente dopo che una esperienza secolare faceva disperare di poter abbattere l’antisemitismo in gran parte del mondo, e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, la soluzione dello Stato ebraico appariva la migliore. Esprimiamo ancora l’augurio ch’esso viva, cresca, fiorisca.

Tuttavia sia lecito a chi non ha mai rinunciato al bagaglio ideologico, illuminista e liberale, e che crede di scorgere nella esperienza storica la vanità di tutte le formule: “separati ma eguali”, ”per vie diverse, ma rispettandoci”, e pensa che gli odii nazionali e di razza non avranno sicura fine se non il giorno in cui gli uomini formeranno una sola famiglia, deprecare che la civiltà europea non abbia saputo espellere da sé l’antisemitismo, così com’é riuscita ad espellere la credenza nelle streghe e nelle fattucchiere, e non sia riuscita ad assimilare gl’israeliti. Jemolo, cattolico e liberale, che per vincoli famigliari conosceva intimamente la gente di sua madre, amico fraterno e condiscepolo di Mario Falco, di cui nascose la famiglia negli otto mesi dell’occupazione nazista a Roma, manifesta il rammarico di un uomo illuminato che il vecchio continente con il razzismo e le sue tragiche conseguenze non avesse dato la possibilità ai suoi figli ebrei di contribuire alla civiltà comune “giacché …assimilare una tradizione, una cultura, non significa disperderne i valori, ma renderli comuni ad un più gran numero di persone

Enzo Enriques Agnoletti, anche egli di ascendenza ebraica, scrive in Israele e noi:

Conoscere vuol dire abbandonare la semplicistica e superficiale tematica dell’accettazione o non accettazione del nuovo stato… Qui é un avvenire che si costruisce giorno per giorno, con il lavoro, con il bene e con il male, con la passione, le ideologie, gli errori e la grandezza degli uomini che questa società compongono.”

Una più approfondita conoscenza di Israele servirà, ce lo auguriamo, a indurre il nostro paese, a fare sì una politica di riconoscimento dei diritti degli stati arabi, ma sempre tenendo presente che di fronte a pretese o a atteggiamenti che mettono in pericolo la pace e che rafforzano ideologie contrarie alla civiltà occorre una politica di fermezza, e che Israele é interessata quanto noi allo scopo fondamentale della politica italiana nel Medio Oriente: il raggiungimento di una pace stabile”.

Potrei citare altri brani di questa introduzione di Agnoletti, su temi ancora attuali dopo cinquanta e più anni, dopo guerre e operazioni militari, sconvolgimenti planetari, che hanno cambiato noi, non solo biologicamente, ma soprattutto psicologicamente! Con amare constatazioni sulla perennità dei problemi di fondo, al nocciolo, ancora irrisolti, anzi sempre più, all’apparenza, ingarbugliati! Mi permetto un “gioco di fantasia”. Come imposterei una pubblicazione su “Israele sessantunenne”? Chi inviterei a collaborare, italiani e israeliani, cercando, nei limiti assai ristretti di un onesto e doveroso pluralismo, di non cadere in visioni manichee da una o dall’altra parte? Come potrei “dosare”, se fosse, tecnicamente possibile, il quadro dell’attualità con l’esposizione dei processi storici, visibili o non, in atto o prevedibili? E come presentare una realtà quanto mai complessa, che accanto al terrorismo e alla rappresaglia comporta un ricchissimo panorama di espressioni letterarie, artistiche, e che accanto a manifestazioni di decadimento morale, pubblico e privato, ci offre fatti e figure di estremo interesse umano? E per me, punto dolente, come esporre la evoluzione/involuzione di quell’Israele ”antica e nuova” così ammirata cinquanta anni addietro, senza tema di strumentalizzazioni interessate, da parte di “amici” e nemici reali di ogni colore?

Reuven Ravenna

giugno 2009 – sivan 5769