Ricordi

 

Lucia Morpurgo Levi


Il giorno 14 giugno è mancata Lucia Morpurgo Levi.

Figlia di Giuseppe Morpurgo, grande cultore della letteratura italiana e autore di un’antologia che siamo in molti a ricordare, Lucia insegnante a sua volta di letteratura italiana fu la sposa di Primo Levi cui diede i due figli Lisa e Renzo.

La ricordiamo per la sua sensibilità e la sua dolcezza.

Ha Keillah partecipa con commozione al dolore dei figli e della famiglia.

HK

Quella vecchia e amata topaia 


 

Quella vecchia e amata topaia

di Giuseppe Tedesco

 

Quella mattina non ha risposto all’appello. Il più longevo e duraturo fra i compagni della prima elementare. Dalla Scuola Ebraica del 1939, alla Media e al Ginnasio del dopoguerra fino alla V del D’Azeglio, sempre insieme, sodali e anche un po’ amici. Se n’è andato anzitempo quel biondino fragile e delicato, così lieve nel tratto che nelle marce primaverili sulle cime ancora innevate non sprofondava mai, ma restava in superficie come un danzatore angelico dai tratti sovrannaturali: Vittorio Fubini z.l., Torino 10 agosto 1933 – Torino 28 febbraio 1952. Anche nel suo ricordo valgono queste poche righe di memoria.

La quarta ginnasio non è di per sé il proseguimento naturale delle tre medie. Men che meno lo era negli anni del secondo dopo guerra. Singoli studenti affluivano dalla Provincia, dal Sud e dallo sfollamento, portatori di culture o anche semplici esperienze scolastiche differenti e disomogenee assai. Il professore di lettere, una specie di nuovo maestro elementare unico e onnicomprensivo, si trovava ad affrontare una inattesa massa critica di intellettuali dimezzati senza peraltro sortirne i risultati che la scuola si sarebbe aspettata da lui. Volente o nolente metteva mano all’accetta del potatore e complice una nomea di docente molto severo, ripuliva energicamente la classe. Fra i caduti non mancava chi semplicemente aveva sbagliato indirizzo, chi presentava lacune di programma ampiamente rimediabili, chi, bravino, ma non in riga non aveva ancora imparato a disporre correttamente sul banco i manuali di testo dell’ultima edizione, o che, semplicemente, doveva ancora abituarsi all’austerità del nuovo ordine di studi. Non tutto era zavorra, ma, compresi nella massa grigia e informe, anche gli innocenti rischiavano ramazza e spietate epurazioni. Poiché in quarta i vuoti erano stati numerosi e assai vistosi all’apertura della quinta venivano inevitabilmente colmati con altri arrivi disordinati e non omogenei. Il professore, volente o nolente, era vocato a una nuova fatica di Sisifo che poco o nulla aveva a che fare con il ruolo di docente e di educatore che gli era stato affidato. L’atmosfera era da Collegio Militare del Vecchio Piemonte: Poche domande inutili e ancor meno idee e curiosità fuori programma. Non una parola sui drammatici avvenimenti che si erano abbattuti nel breve spazio di un decennio sulla pacificata italietta dei treni popolari e dell’Opera Nazionale Dopolavoro (quattro milioni di iscritti). La conquista dell’Impero, le leggi razziali, l’aggressione alla Francia e alla Gran Bretagna, il governo Badoglio, l’armistizio, la Resistenza e infine, il 2 giugno 1946, la Repubblica. Quell’elegante viale alberato fra palazzi nobiliari interrotto dall’antiestetico trincerone della ferrovia rappresentava ogni giorno la via di accesso all’Istituto. La vecchia targa di Corso Oporto conservava un antico sapore risorgimentale che ricordava l’esilio e il melanconico rifugio del pallido re. Ma chi era mai questo Giacomo Matteotti, oscuro avvocato di provincia, caduto per la libertà? Forse era uno dei Martiri di Belfiore sfuggito all’elenco patriottico che ogni scolaro per bene mandava a memoria fin dalle prime classi delle elementari. Questa è la vecchia topaia che abbiamo amato e che ci ha dato pur sempre la dritta viva e valida che ci accompagna ancora fino ad oggi.

Giuseppe Tedesco

V C Anno 1949-1950

Torino, 2 giugno 2009