Prima pagina

 

Yehoshua:
“Una forza internazionale per Gaza”

di David Sorani

 

“Perché Anna Karenina si uccide?” Cioè: qual è il significato profondo del finale e dunque dell’intera struttura del grande romanzo di Tolstoj? Su questa pressante domanda si incentrava il vivace intervento di Abraham Yehoshua, il 6 giugno scorso, al Festival “Collisioni” di Novello, simpatico paesino immerso nell’incantevole panorama delle Langhe. Un contatto diretto, molto anticonformista con un pubblico numeroso ed attento ha fatto da piacevole cornice a un’analisi una volta tanto tutta letteraria, umana, lontana dagli echi della politica mediorientale che in questi giorni più che mai tornano a tormentarci, ad evocare scenari inquietanti. Una salutare boccata d’ossigeno per il grande scrittore, dunque, questo tuffo nel cuore della letteratura dell’Ottocento che lo ha portato per tre giorni in Piemonte. Eppure Yehoshua non può non evocare, anche in questa occasione tutta e solo culturale, la grande funzione comunicativa e sociale dell’analisi letteraria: la narrativa non è, non deve essere avulsa dalla vita; raccontare è cogliere la psicologia, ripercorrere la vita dei personaggi, entrare nel cuore di una società e metterne a nudo il carattere, i problemi, la sofferenza. Ed ecco che letteratura e impegno politico possono intersecarsi e con­vergere. In fondo, la degenerazione interiore, il lento disfacimento che lo scrittore israeliano coglie a monte del sui­cidio di Anna Karenina possono ben essere visti come il deteriorarsi inarrestabile di tutto un ambiente sociale, allu­dere criticamente al disgregarsi dei valori autentici dell’amore di fronte al trionfo delle convenzioni di un’epoca.

Proprio da questo legame tra letteratura e analisi sociale-politica inizio il mio rapido colloquio con Yehoshua, poco prima che Anna Karenina lo chiami al suo ruolo di attento indagatore. L’impulso è letterario, ma i temi scottanti dell’intervista riportano inevitabilmente il nostro autore alla dimensione drammatica della politica mediorientale.

 

HK. Letteratura e politica. Come può la letteratura, come può un importante scrittore aiutare a risolvere gravi questioni politiche?

Y. La letteratura va oltre i giornali. La sua invenzione può ricostruire e mettere in luce elementi reali, che la pura cronaca non riesce a cogliere. In un mio racconto posso esplorare per esempio la situazione degli arabi a Gerusalemme più a fondo rispetto a quanto possa fare un flash d’agenzia. Ecco, la narrativa aiuta a conoscere e a capire il mondo e i contrasti che si dipanano dietro le crisi politiche.

 

HK. Verso quale direzione si muove il Medio Oriente? E Israele dove va?

Y. La situazione oggi è a un punto morto. Ma non ci sono alternative alla direzione di due Stati per due popoli entro i confini del 1967. Non può certo rappresentare una via d’uscita la creazione di uno Stato binazionale. Con la creazione di due diverse entità statali, deve però aprirsi la possibilità che minoranze ebraiche siano accolte entro lo Stato palestinese. Ciò potrebbe rivelarsi necessario, visto che sarà molto difficile allontanare i coloni dai Territori senza provocare una sorta di guerra civile. L’unica vera soluzione è la completa separazione dai palestinesi. Questo è il bene politico da ricercare: separarsi per essere due Stati normali, finalmente in pace. È una via obbligata.

 

HK. Perché in Israele si è tanto rafforzata la destra, e in particolare sono in così forte crescita i movimenti religiosi oltranzisti?

Y. L’attuale forza della destra è accentuata dal peso che in essa hanno gli ultra-religiosi. Hanno tanti figli, non producono. La responsabilità di questa situazione va distribuita tra tutti i partiti. Diciamo che i religiosi hanno approfittato dello scontro in atto per anni tra destra e sinistra per incrementare il loro ruolo. È compito dei moderati lottare contro i privilegi degli estremisti religiosi. Finalmente oggi anche la destra riconosce che questo è un problema per Israele, e in questo senso la sinistra ha vinto. Ma ora tocca alla destra risolvere la questione.

 

HK. Veniamo alla questione di Gaza. Cosa può fare Israele di fronte a questa situazione, che da un lato la “obbliga” per la sua sicurezza all’embargo, dall’altro la espone alle continue condanne internazionali?

Y. L’unica soluzione per Gaza è la creazione di una forza internazionale di controllo e di garanzia. L’assedio israeliano finirà solo se si creeranno strutture internazionali in grado di verificare il carico delle imbarcazioni che giungono con i rifornimenti. Credo che ci voglia davvero uno sforzo internazionale per affrontare un nodo che non può coinvolgere solo Israele. Se non si arriverà a questa via d’uscita, per Gaza la situazione sarà difficilissima, mentre molti abitanti del luogo potrebbero emigrare in Israele per trovare lavoro.

 

HK. Torniamo, per chiudere in un contesto meno tormentoso, alla letteratura. Israele è patria di una grande, profonda narrativa contemporanea; molti sono gli scrittori di alto livello. C’è un motivo particolare per questa fioritura?

Y. In Israele non c’è solo una grande letteratura. Esiste un grande cinema, una grande musica, un’arte figurativa di alto livello. Lo sviluppo della cultura è assolutamente di primo piano in tutti i settori. E ciò avviene, penso, proprio perché la società israeliana è una società complessa, varia, piena di storie e assai tormentata. Forse sono proprio i difficili e drammatici nodi sociali e politici a creare le condizioni per un così intenso sviluppo culturale.

 

I dieci minuti che mi hanno concesso sono ormai trascorsi. Lasciamo che Avraham Yehoshua si immerga nel suo Tolstoj liberatore. Che dire? Le sue idee su Israele e Palestina sono nette e assolutamente condivisibili. La visione di un mondo israeliano (ed ebraico in genere) finalmente “normale” accompagna da sempre le sue interpretazioni. In fondo sembrerebbe tutta una questione di razionalità pratica e di avvedutezza per il futuro. E invece nella realtà mediorientale tutto è sempre, purtroppo, maledettamente più complicato e più irrazionale. Molto più contraddittorio di quanto non appaia nella magia serale delle Langhe.

                 David Sorani