Israele

 

Luciano Meir Forti

di Israel De Benedetti

 

Nel mese di aprile è mancato a Beer Sheva Luciano Meir Forti. Tre anni fa era mancata sua moglie e da allora a fatica si era ripreso.

Luciano nasce a Bologna nel 1921 nella casa in cui a suo tempo era vissuto Marconi. Il padre era chimico industriale e la famiglia cambiava di tanto in tanto residenza, quando il padre veniva chiamato in questa o quella industria, dalla Sicilia alla Tunisia, da Verona a Roma, Modena e Bologna. La mamma era stata scolara del famoso pianista Busoni e oltre a occuparsi dei cinque figli, di tanto in tanto organizzava in casa serate musicali. Luciano studia a Bologna fino alla prima Liceo, ma poi nel 1938, dopo la promulgazione delle Leggi Razziali, la famiglia si trasferisce a Milano. Lì Luciano termina gli studi liceali nella scuola ebraica di via Eupili, avvicinandosi all’ebraismo e al sionismo. Dopo la maturità, non potendo accedere all’Università, comincia a lavorare, fino a che nel 1941 viene arrestato, trattenuto in prigione qualche giorno per essere in seguito trasferito in un campo di concentramento negli Abruzzi, creato apposta per ebrei soprattutto stranieri e politici. Successivamente viene trasferito quale confinato in un altro paesino degli Abruzzi. In questi anni Luciano trova amici tra i suoi compagni di confino: fra questi alcuni gli insegnano l’ebraico, lingua che poi continuerà a studiare da solo. Dopo il 25 luglio e la caduta di Mussolini, Luciano torna a Milano dai suoi, e tutta la famiglia dopo l’otto settembre riesce a passare il confine con la Svizzera. Qui però le autorità accettano di acco­gliere solo Luciano in quanto perseguitato politico, mentre tutti gli altri familiari vengono ricacciati in Italia (per fortuna riusciranno a salvarsi con false identità).

In Svizzera Luciano si avvicina per la prima volta all’agricoltura, accettando di lavorare in una famiglia di contadini.

Dopo la liberazione, Luciano torna in Italia, ed è tra i primi a entrare nel movimento Hechaluz, appena creato con l’aiuto dei soldati della Brigata Ebraica. Diventa il fondatore e primo direttore del giornale del movimento. “Hechaluz” uscirà in Italia ininterrottamente fino al 1956, conservando sempre l’impronta e lo stile datogli da Luciano.

È nel 1946, con la mia entrata nel movimento, che le nostre vie si incrociano. Nel 1947 Luciano mi invita a fare pratica alla redazione del giornale, prima a Milano e poi a Pisa. Rimango stupito dalla sua capacità di impadronirsi di questo nuovo mestiere, come se l’avesse sempre fatto. Il nostro linotipista di Pisa lo stava a guardare affascinato quando faceva rimuovere le colonne di piombo, sceglieva i caratteri delle lettere per i titoli, riusciva a incastrare al posto giusto i cliché. Nel novembre del 1947 con la mia entrata nella hakscharà di Cevoli-Pisa (Tel Broshim) scoprii un’altra qualità di Luciano: lui, a differenza di tutti noi altri ragazzi di città, sapeva benissimo arrangiarsi in agricoltura, quando e cosa seminare, ecc. Luciano, con il suo fare timido, con poche parole e con il suo sorriso accattivante aveva il dono di sapere imparare rapidamente ogni mestiere nuovo e la agricoltura è stata da allora la sua passione.

Nel 1948 Luciano sale in Israele con la futura moglie Lele, e io lo sostituisco alla redazione del giornale.

La giovane famiglia trascorre qualche anno a Ghivat Brenner per poi stabilirsi a Beer Sheva, dove Luciano, con l’appoggio di Joel De Malach, viene accettato come semplice lavoratore al Machon Lecheker Haneghev (Istituto per lo Studio del Neghev). Da quel lontano 1960 Luciano ha iniziato la sua carriera di ricercatore nel campo dell’agricoltura, diventando in seguito ricercatore ed esperto nell’impianto di nuove colture, importate in Israele dopo essere state da lui studiate nei luoghi d’origine. In questo modo Luciano arriva a far conoscenza con la coltivazione della Hohova=jojoba (pianta originaria del Messico) e riesce dopo anni di prove e di studio a farla ambientare al clima del Neghev. Questa pianta pluriennale produce frutti da cui si ricava un olio speciale adatto per cosmetici e trattamenti sanitari.

Purtroppo dopo il nostro arrivo in Israele ci siamo seguiti solo da lontano, ciascuno di noi impegnato nella sua vita di lavoro e di famiglia. Mi sembra che in questi lunghi 60 anni ci siamo incontrati forse solo una mezza dozzina di volte. Tuttavia ogni incontro era caratterizzato dai suoi timidi sorrisi ed era come se ci fossimo lasciati il giorno prima. Negli anni ottanta mi è capitato di conoscere in Italia (dove studiava all’Università) il figlio Eli e sua moglie Tova. Al mio primo incontro con Eli mi sono visto davanti il solito Luciano di trent’anni prima...

Con la sua scomparsa mi sembra che se ne sia andata un’altra parte della mia vita. Mi auguro che non sia dimenticato il suo contributo, prima alla formazione del movimento giovanile sionista ebraico in Italia nel dopoguerra e poi allo sviluppo della ricerca scientifica nel settore dell’agricoltura del Neghev.

Ciao, Luciano!

 

Kibbuz Ruchama - maggio 2010

Israel De Benedetti