Libri

 

A un passo dalla salvezza

 di Ada Luzzati Ortona

 

Silvana Calvo, già nota ai lettori di Ha Keillah per i suoi articoli, è impegnata da anni nella Svizzera italiana in attività contro il razzismo, la xenofobia e l’antisemitismo: su questo, in particolare, ha compiuto ricerche e studi consultando la stampa ticinese, nonché leggi, decreti, circolari in archivi cantonali e federali, che ha già utilizzato per il suo primo libro (1938. Anno infame, Bologna 2005), che riguardava i riflessi delle leggi razziali italiane del 1938 sui giornali di diversa tendenza politica del Canton Ticino, non soggetti a censura come invece quelli italiani.

Ora, nel suo secondo libro, ci racconta gli sviluppi umani e politici conseguenti a una preziosa lettera da lei trovata nel corso delle sue ricerche, molto significativa ed emozionante per noi se si considera che è stata scritta nel settembre 1942 da un gruppo di scolare quattordicenni, allieve di una scuola del paese di Rorschach nel Cantone di Sangallo, vicino al confine con la Germania.

La lettera,scritta da una delle ragazze, firmata da altre ventuno sue compagne, è stata spedita semplicemente per posta al Consiglio Federale, cioè proprio al governo nazionale svizzero e conteneva un accorato rimprovero per avere deciso e attuato l’ordine di respingere i profughi, soprattutto ebrei, in fuga dalla Germania nazista e di costringerli a tornare nel “luogo da cui sono venuti e dove andranno incontro a morte sicura”. E il governo, nella persona del Consigliere federale Von Steiger, rispettoso delle antiche e ancora valide regole democratiche del Paese, non solo non ha ignorato la protesta, ma ha preparato una risposta. Nel contempo ha voluto verificare se la lettera fosse stata suggerita da un insegnante e ha ordinato un’inchiesta amministrativa con un severo interrogatorio a ciascuna delle ragazzine.

Si è discusso ampiamente fra ministri, parlamentari, diplomatici, autorità scolastiche, anche perché erano arrivate nello stesso periodo altre analoghe proteste; e per un certo tempo la politica di respingimento degli ebrei fu ammorbidita. Ma alle scolare non è arrivata nessuna risposta.

L’Autrice, trovata la lettera, ha voluto indagare sull’ambiente e la popolazione in cui essa aveva avuto origine, è andata sul posto più volte, ha cercato le scolare di allora, ne ha trovate alcune e ha raccolto da loro o dai parenti di chi non c’era più testimonianze, ricordi, fotografie.

Nel libro viene ampiamente illustrato l’atteggiamento del governo svizzero, dal 1933 fino al termine della guerra nel 1945, verso l’accoglienza dei profughi in fuga, che è variato nel tempo per la vicina sempre minacciosa presenza della Germania nazista e di altri Paesi, suoi alleati oppure già sconfitti e invasi. Nello stesso tempo la piccola nazione Svizzera neutrale doveva accettare forti imposizioni tedesche, come l’oscuramento e intanto preparava la popolazione e l’esercito a tentare di opporsi a una possibile invasione. Ma sul comportamento dei dirigenti della Confederazione verso i profughi influivano anche da una parte un tradizionale spirito umanitario di aiuto ai perseguitati e dall’altra la diffidenza verso gli ebrei, con un antisemitismo abbastanza diffuso per il timore di un’eccessiva “giudeizzazione”.     

Ada Luzzati Ortona

 

- Silvana Calvo, A un passo dalla salvezza, Silvio Zamorani Editore, Torino 2010