Lettere

 

“Manifesto” smarrimento

 

Egregio direttore,

un trafiletto sul Manifesto del 19 giugno mi aveva esortato a chiedervi di non inviarmi più la vostra rivista che ricevo da circa 20 anni, da quando insegnavo musica ai bambini della Colonna e Finzi e scrivevo la mia tesi di laurea sul Bund, il partito socialdemocratico yiddish. Un gesto che medito da tempo, per la mia avversità alla politica anti palestinese del governo di Israele. Condanna acuita dalla lettura di La pulizia etnica di Ilan Pappe e resa definitiva da quest’ultimo rapporto del centro Betselem accennato in apertura. Dubbi sull’ambiguità in merito del vostro periodico. Ho cercato conferma alle mie perplessità sfogliando il numero di maggio. E di nuovo ho letto di persone e gesti che mi negano la condanna: Guido Fubini, Anna Colombo, e lo sdegno contro i panegirici di Karnenu. La lettura del vostro periodico non è per me metodica e certamente mi è sfuggito il dibattito in merito che certamente ha percorso le vostre pagine. È motivato il mio smarrimento? O ancora asseconderò il fascino che il vostro mondo esercita su di me? Allego l’estratto giornalistico di cui vi ho accennato. Distinti saluti.

Elio Acquaviva

Caro prof. Acquaviva,

fa piacere a tutti noi risentirla dopo tanto tempo e ricordare il periodo in cui insegnava musica alla Scuola “Colonna e Finzi”. Fa piacere anche sapere che per tutti questi anni è stato lettore di Ha Keillah. Fa un po' meno piacere notare come venti anni di lettura del nostro giornale uniti agli anni di insegnamento alla scuola ebraica non le siano bastati per conoscere davvero la realtà ebraica italiana e quella torinese in particolare, visto che è sufficiente la lettura di un trafiletto del Manifesto ad annullare o a mettere in dubbio il suo interesse complessivo per l'ebraismo. Fa ancora meno piacere vederla disposto ad accogliere come verità indubitabili i dati riportati su un quotidiano che fa della propaganda anti-israeliana il suo pane quotidiano. Davvero si beve tutto quello che riporta Il manifesto come notizia certa e incontrovertibile? E davvero i numeri resi noti da Betselem per lei non richiedono neppure una minima verifica? E al di là di questo, non ci conosce abbastanza? Non ha mai letto le nostre critiche talvolta anche dure alla linea di tanti governi israeliani, sempre comunque dettate da amore profondo per lo Stato ebraico e sempre comunque orientate dalla prospettiva di una pace rispettosa dei diritti dei due popoli, israeliano e palestinese? Non ha mai colto il nostro tentativo di analisi della complessa situazione mediorientale, volto a una comprensione realistica ed equilibrata piuttosto che a una visione manichea e superficialmente barricadera? Se ci conosce, sa qual è il nostro impegno e il nostro indirizzo. E forse già su questo numero avrà trovato le risposte alle sue domande. Altrimenti, se ritiene che Ha Keillah debba essere pregiudizialmente contraria alla politica di Israele, allora forse ha ragione a pensare che questo non è il suo giornale, perché mai abbiamo sostenuto e mai sosterremo una visione a senso unico della questione israelo-palestinese o un'immagine demonizzante dello Stato di Israele.

Cari saluti

David Sorani  

 


 

Rav Somekh

 

Spettabile Comunità Ebraica di Torino, 

ho letto a malincuore sul bollettino ebraico della revoca di Rav Somekh.

Vorrei esprimere la mia solidarietà verso Rav Somekh e famiglia.

Ringrazio moltissimo Rav Somekh per il Suo caloroso benvenuto e assistenza in occasione del mio arrivo dalla comunità ebraica di Milano a Torino.

Grazie alla generosità di Rav Somekh e famiglia sono stata accolta ed introdotta da subito nella Comunità Ebraica di Torino che per me era totalmente sconosciuta.

Rav Somekh e famiglia rappresentano per me un punto di riferimento importante a Torino.

Cordiali saluti

Daniela Lior