Comunità di Torino

 

Una vittoria per ricucire

 di David Sorani

 

Attenzione: maneggiare con cura. Questo è evidentemente un commento di parte. Della parte vincente. Per di più, è il commento di un neo-consigliere fresco di elezione. Quindi, raddoppiare le precauzioni.

Ciò premesso, alcune rapide considerazioni iniziali.

Come l’ex-presidente Tullio Levi ha opportunamente precisato nella sua analisi su “L’Unione Informa” di oggi, 14 giugno, il margine di vantaggio riportato dalla lista Anavim sulla lista ComunitAttiva è piuttosto lieve. I prescelti stanno tutti in un fazzoletto di voti e molti degli eletti hanno riportato esiti ravvicinatissimi o addirittura uguali. Poiché i due schieramenti erano e sono decisamente alternativi tra loro - ispirandosi a due modelli differenti di comunità ebraica - questa vicinanza di risultati può solo significare che gli ebrei torinesi sono divisi al loro interno in modo netto. Ma era proprio il Presidente uscente, nella “relazione morale” presentata durante la recente assemblea preelettorale della Comunità, a negare l’esistenza di spaccature tra gli ebrei torinesi, a suo dire nella gran maggioranza partecipi del nuovo corso della nostra Keillah. ed entusiasti delle sue magnifiche sorti e progressive. E ad affermare nel contempo che solo un piccolo gruppo di ostinati non apprezza le recenti trasformazioni; degli ostinati che in tempi auspicabilmente brevi “si renderanno conto della loro efficacia” (e il tono qui è invero un po’ sinistro). Evidentemente le sue conclusioni erano affrettate, e alla resa dei conti si sono dimostrate palesemente false.

Da tempo invece la Comunità è spaccata. A partire da questioni note a tutti che le pagine di Ha Keillah hanno in passato sviscerato dalle più diverse prospettive. Già le elezioni di quattro anni fa davano in proposito indicazioni significative: lo scarto di voti tra l’esito della lista allora vincente (Comunitattiva) e la somma dei risultati dei due raggruppamenti di minoranza (Gruppo di Studi Ebraici e Per Israele) era minimo, di appena 24 voti (lo 0,6% delle preferenze espresse). E a quanto pare la divisione non si è riassorbita nonostante il nuovo corso. Forse si è addirittura esacerbata, estendendosi da una questione specifica a una complessiva immagine di comunità, radicandosi in fazioni contrapposte capaci solo di fronteggiarsi.

Anavim è un gruppo nuovo, fatto di persone che non si identificano con la linea, fino a ieri vincente, di Comunitattiva. Un gruppo che si è progressivamente aggregato in seguito all’indignazione e allo sconforto per il vulnus inferto a questa Comunità dalla precedente maggioranza. Un gruppo nato da una divisione provocata e cresciuto per superare questa divisione, per ricucire e riunire le fazioni inconciliabili. Un gruppo rifiutato dagli avversari con una qualche ostile prevenzione e accusato, forse con un certo settarismo, di essere settario. Un gruppo che alla sua prima prova elettorale ha ottenuto un risultato del tutto inaspettato, visto che la somma dei voti riportati dai suoi candidati supera di ben 132 unità l’insieme dei voti conseguiti dalla lista avversaria. Forse è questa sua volontà di andare oltre le divisioni che molti ebrei torinesi sono stati capaci di cogliere. Insieme alla serietà del suo impegno di fronte ai gravi problemi economici della nostra Comunità. Insieme alla sua concretezza di fronte alle troppe fumose iniziative di questi mesi. Insieme alla sua disponibilità e apertura verso le innovazioni più solide, da qualunque fonte provengano.

Un compito assai difficile attende il nuovo Consiglio della Comunità. La situazione del bilancio è tale da far tremar le vene e i polsi, come suol dirsi. E anche la gestione amministrativa non si presenta come un impegno facile. Eppure il vero nodo è quello sociale; il primo dovere di tutti noi nuovi eletti sarà quello di ricercare in ogni modo il superamento dei fossati attuali. Occorrerà passare dalla divisione alla condivisione, e poi dalla condivisione all’unione, in un clima di dialettica e di rispetto reciproco. Solo così torneremo ad essere una comunità nel senso pieno del termine.

 David Sorani