Ricordi

 

Il professor Carlo Ottino

 di Sergio HaDaR Tezza

 

Il 25 aprile 2011 in una afosa giornata della tarda primavera è mancato a Torino Carlo Leopoldo Ottino, uomo giusto e colto, che dei principi e delle battaglie per la laicità aveva fatto una delle sue ragioni di vita. Sovente presente a dibattiti, conferenze, manifestazioni della Comunità ebraica di Torino, alla cui Scuola aveva insegnato e mandato i figli; era per molti il simbolo dell’impegno per l’affermazione della laicità nella vita civile e soprattutto nella scuola pubblica. Famose le sue battaglie per la rimozione del crocifisso dai luoghi pubblici, soprattutto dal Consiglio di circoscrizione, nel cui consesso era stato eletto, ma nei cui banchi non aveva più voluto sedere sino a che il crocifisso avesse campeggiato nell’aula dove il Consiglio si riuniva. Aveva insegnato per decenni Storia e Filosofia al Liceo Alfieri e poi diretto per lunghi anni la rivista Laicità e organizzato innumerevoli convegni sui temi a lui cari e sui quali anche Ha Keillah si è a lungo soffermata. Ci mancherà.

Di seguito pubblichiamo il ricordo affettuoso di un suo allievo del liceo.

 

Il Professor Carlo Ottino fu mio insegnante di Storia e Filosofia al Liceo Alfieri sin dal 1975, ma, pur senza conoscerlo personalmente, lo avevo visto quasi tutte le mattine sin dalle elementari e medie, quando accompagnava uno dei suoi figli, allora molto più piccolo di me, al pullman che ci portava a scuola. Mi colpì sin dall’inizio il suo apparire minuto e gracile, che mascherava una delle personalità più forti e piene di carattere e coraggio che io abbia mai conosciuto.

Prima ancora che divenisse mio insegnante, era senz’altro una delle personalità più in vista e autorevoli all’Alfieri, insieme al Professor Giuseppe Capaldi, sebbene, a differenza di quest’ultimo, il Prof. Carlo Ottino combinasse la sua conoscenza enciclopedica e la sua autorità in campo professionale con un altrettanto considerevole impegno politico e una militanza molto seria e pulita, anche a scapito di convenienze personali, quando stare zitti o non mettersi in mostra sarebbe stato meno problematico.

Militante di sinistra senza riserve, marxista convinto e onestamente dichiarato sin dalla sua prima lezione, una lezione di vita indimenticabile, impegnato nel fronte che si batte per una scuola laica e pluralista e per la libertà e la democrazia, già nel 1956 scelse la strada difficile della rottura col PCI sulla questione Ungheria.

Il suo impegno era per un’educazione completa dei suoi allievi, non solo per un’istruzione d’eccellenza nelle materie da lui insegnate. Il suo primo giorno nella classe dov’ero fu indimenticabile. Si presentò a noi dicendoci più o meno le seguenti parole: “Io sono di sinistra, sono marxista, e come tale penso e insegno. Non prendete mai come oro colato ciò che vi dirò, perché nonostante io cerchi di esporre tutte le angolature diverse, non posso uscire da me stesso ed essere obiettivo, in quanto l’obiettività non esiste, checché vi raccontino, neppure in una fotografia, visto che l’angolatura e la posizione del fotografo e la scelta dell’oggetto stesso della foto sono fondamentali. Certo che esistono i fatti, indipendenti da chi li racconta, ma chiedetevi sempre il perché di tutto, anche il perché li racconta, e come li racconta. Non stancatevi mai di chiedervi perché, il perché di tutto. E non dimenticatevi mai che io sono una persona con delle idee che determinano come vi dico le cose”.

Tale onestà nella descrizione di sé rimase per moltissimi anni ineguagliata nella mia esperienza di vita.

Ottino fece parte per anni dei due o tre professori del nostro liceo schierati a sinistra: l’Alfieri era alle prime elezioni dei Decreti Delegati del 1974 il solo liceo statale italiano, senz’altro a Torino, in cui anche fra gli studenti vinsero le liste di destra, con un solo delegato in Consiglio d’Istituto per la sinistra: era sempre il punto di riferimento, tuttavia onesto, imparziale e che non faceva affatto “sconti” ai suoi allievi di sinistra, anzi… Ricordo il malcapitato a cui chiese, all’inizio di un’interrogazione di Storia, su che cosa si fosse preparato, ed alla sua risposta “Sul Villari”, allora il nostro libro di testo, Ottino gli disse che non avrebbe mai potuto ottenere una sufficienza se non avesse portato almeno un paio di storici oltre al libro di testo, in quanto voleva dire che non si era preparato seriamente, e lo mandò a posto con un quattro.

Cercammo di “sorprenderlo”, citando durante un’interrogazione uno storico di una settantina d’anni prima, il cui libro fu stampato in pochissime copie e mai ristampato. Sorrise, e col suo dito nel collo della sua immancabile dolcevita, lasciò che il mio compagno finisse e disse qualcosa come: “Apprezzo lo sforzo di imparare anche storici non di fama. Ma se fossi andato oltre, mi pare nel capitolo successivo a pag. 127, scriveva anche che…” Scoppiammo a ridere tutti e quattro (tendeva a mettere insieme nella stessa interrogazione gente dello stesso livello, che interrogava per ultimi alla fine del quadrimestre, sia per non far sfigurare e intimidire i più deboli che interrogava prima, sia perché in tal modo il materiale che i più forti dovevano portare era maggiore), Lui sorrise sorpreso e mi guardò: gli dissi: “Volevamo fregarla, cercando un autore sconosciuto, ma lei è proprio impossibile!”

Sorrise con un sorriso ampio e dolcissimo: “Mi piace, mi piace molto che cerchiate di ‘fregarmi’ cosí”

Il Prof. Ottino non si tirò mai indietro anche quando si trattava di aiutare studenti che avevano problemi o con lo studio o con altri insegnanti, soprattutto se ne erano discriminati a causa delle loro opinioni politiche. Ricordo la sua espressione di disprezzo per chi aveva deciso che la propria carriera aveva la precedenza sui principi e sulla giustizia, cosa che paragonò a chi scelse di giurare fedeltà al regime, con l’aggravante che nel 1978 non si era sotto una dittatura.

Non dimenticherò mai neppure la sua ospitalità a casa sua: il paradiso dei libri, lo definirei, dove, oltre alla fila interminabile di scaffali pieni di ogni ben di D-io per uno storico o filosofo, vi erano montagne di riviste apparentemente ammucchiate, che erano in realtà ordinate a portata di mano di uno che aveva una memoria fotografica e che, citandoti un articolo di quarant’anni prima, se ne ricordava la pagina, la posizione, e poteva estrarre al prima colpo la rivista in cui era stato stampato.

Vidi il Prof. Ottino l’ultima volta molti anni fa, alla Shiv’à a casa di Egidio Gad Disegni, e nonostante fossero anni che non ci vedevamo, essendo io vissuto fuori dall’Italia sin dal 1981, ricordo che mi strinse la mano con un calore e un sorriso incredibili e che non rifuggì, col suo corpo gracile di persona ormai vecchia e malata, dall’abbraccio caloroso che gli diedi e che contraccambiò. Ricordo che guardò la mia chippà, i miei peoth e i miei tsitsith con un gran sorriso e guardandomi negli occhi mi disse: “Sono contento per te: hai l’aria di star bene”. E questo da uno che era di certo lontano da esperienze “religiose”, ma mai lontano dal rispetto per gli altri.

Il Prof. Carlo Ottino, uomo di giustizia, compassione e dirittura morale, mancherà a questo mondo.

Sergio HaDaR Tezza

    

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