Ricordi

 

Michele Tagliacozzo

 di Reuven Ravenna

 

Ho conosciuto Michele a Haifa, nel mio primo soggiorno israeliano, al Consolato italiano, dove traduceva dall’ebraico documenti per i funzionari, provenendo periodicamente da Nir Ezion, sul Carmelo, suo moshav shitufi, contabile per l’yishuv. Ripensando adesso ad una amicizia di decenni, constato che come per tanti, anche per Michele (Michael), un determinato periodo della sua vita ha lasciato un segno incancellabile nella esistenza, condizionando riflessioni, ideali e reazioni agli eventi piccoli e grandi. Appena giunto dall’Italia, entusiasta per tutto quello che riguardava Erez Israel, in una visione che escludeva ombre e difetti, mi colpì subito il suo spirito critico nei confronti di certi aspetti della vita israeliana, e, soprattutto, la sua aperta posizione di “obiettore di coscienza”, rifuggente da ogni attività di carattere “militaristico”, in anni in cui dominava quasi incontrastato il consenso sul Servizio militare e sui valori “patriottici” del giovane Stato. A poco a poco, tramite i nostri incontri, per lo più in occasione di mie visite a Nir Ezion, appresi a fondo le sfaccettature della sua personalità, dei suoi molteplici interessi, delle sue opinioni. Conclusi che gli otto mesi dell’occupazione nazista nella sua Roma sono stati la fonte precipua del suo approccio al presente, in una proiezione dei fatti di quel tragico periodo. Così mi si configurò lo storico, forse il più complesso, della Shoah a Roma e di riflesso in Italia, che studiò e che descrisse in scritti, raccogliendo una documentazione di grande valore. Così divenne coordinatore della sezione “Italia” dell’Archivio di Lohamei hagettaot. Gli stretti e pluriennali rapporti con gli ambienti cattolici a Roma e in Erez Israel, ebbero origine nei giorni della persecuzione, neI rifugio ecclesiastico, in uno spirito che con più tarda definizione chiamo decisamente “ecumenico”, di dialogo e di reciproco rispetto. La sua radice giudaico-romana ne fece un appassionato studioso e conoscitore della liturgia e delle tradizioni della sua Comunità d’origine e della sua storia. Tramite la preparazione del libro sul Movimento Hechaluz ho percepito lo stato d’animo di tutta una generazione uscita dall’incubo della Shoah, protesa in un anelito di rinnovamento radicale di idee e di vita. Ma soprattutto nei colloqui più intimi, in cui non mancavano divergenze di opinione, su temi e, soprattutto, su personaggi discussi, ho conosciuto un’anima, pur con frequenti e amare considerazioni, pervasa da una profonda aspirazione ad una solidarietà umana universale, che aborriva i fondamentalismi xenofobi e il manicheismo dell’aut/aut, nella considerazione dell’”Altro”.

Sia la Sua Memoria di Benedizione.

Reuven (Romano) Ravenna

    

Share |