Libri

 

Racconti di Israele

 di Elena Ottolenghi Vita Finzi e Reuven Ravenna

 

La casa editrice LeChâteau di Aosta è giunta al quarto volume della giovane collana “Ebraismo - Storie e Memorie”. È uscita infatti in queste ultime settimane una raccolta di cinque racconti di Corrado Israel De Benedetti intitolata Racconti di Israele che offre una sfaccettatura della società israeliana vista attraverso il prisma della vita di kibbuz in epoche diverse, dal 1960 ad oggi.

Sui primi tre racconti Raniero Speelmann scrive nel suo libro Se ti dimentico Gerusalemme (editrice La Giuntina): “I racconti sono spesso commoventi, intorno ai problemi dello stato di Israele (le gerarchie all’interno dei kibbuzim, le guerre di difesa contro i paesi arabi, la mancanza di prospettive per la popolazione dei territori palestinesi e l’inceppamento del processo di pace, il terrorismo e la crisi del movimento kibbuzzistico negli anni ’80 e ’90)... Belle e generalmente convincenti sono le descrizioni della vita israeliana che offre il libro. La vita di kibbutz è narrata con tanto di particolari di ogni genere.”

Degli ultimi racconti uno ha per tema il “ritorno” in kibbutz, nel kibbutz privatizzato di oggi da parte di chi lo aveva lasciato tanti anni prima quando la vita vi si svolgeva su base comunitaria, mentre l’altro racconta la storia durante e dopo la guerra di due ragazzine ebree, una italiana e l’altra austriaca, quest’ultima detenuta e salvata nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia.

In questi cinque racconti si creano legami imprevisti tra uomo e donna, sullo sfondo di una realtà, quella del kibbutz, in lenta e continua trasformazione.

Abbiamo chiesto a De Benedetti:

Questo libro è stato tradotto anche in ebraico?

Solo tre dei cinque racconti. Generalmente io scrivo prima la versione italiana, salvo il racconto ”Michal e Nur” che ho subito scritto in ebraico dato il particolare carattere tutto nostro della tragedia dei due ragazzi.

I tuoi due primi libri avevano un contenuto del tutto autobiografico; anche in questi racconti vi sono spunti di vita da te vissuta?

Certo, ma pochi: i personaggi dei miei racconti sono tutti assolutamente immaginari. Ho scritto questi racconti spinto dal desiderio di lasciare alle nuove generazioni una specie di album fotografico di quello che è stato il kibbutz, il modo di vivere in questo tipo particolare di società, sia in passato, sia in questi ultimi anni di grandi cambiamenti. Forse da questo punto di vista i primi quattro racconti potranno interessare di più il lettore israeliano.

Che cosa ti ha spinto a scrivere il racconto sul campo di concentramento di Ferramonti?

Nell’inverno del 1942 noi ragazzi della scuola ebraica di Ferrara abbiamo fatto una colletta per comprare libri e giocattoli per i bambini di Ferramonti. Uno di loro, di nome Wolfgang, mi aveva spedito una bella letterina di ringraziamento. In questi ultimi anni mi sono ricordato dell’episodio e ho pensato che valesse la pena di raccontare una storia sulla realtà poco conosciuta del campo di Ferramonti dove, malgrado la volontà dei fascisti, tanti ebrei trovarono un’oasi di serenità negli anni più bui.


Elena Ottolenghi Vita Finzi

 

 

Di nuovo Corrado Israel De Benedetti si cimenta con la narrativa aggiungendo due racconti ai tre pubblicati nella precedente raccolta: "Yeled cuz Michal e Nur Sui campi di cotone" sempre per Le Chateau nel 2007. Come ebbi modo di scrivere per I primi racconti, Israel - che aveva dato prova di acute analisi sulla condizione israeliana, strettamente legata alla sua vicenda personale di ebreo italiano che, uscito dalla Shoah, ha scelto il kibbutz come dimora e ideale di vita - ha arricchito con la novellistica il quadro della società israeliana, troppo spesso limitato a visioni frettolose, stereotipate, pesantemente influenzate dal febbrile succedersi degli avvenimenti. Ma soprattutto egli ci mostra , con una crescente padronanza di stile, come il collettivismo israeliano si sia profondamente trasformato, per evoluzione interna e condizionamenti globali, e nello stesso tempo ci descrive, con realismo e fine psicologia, le passioni, i difetti e gli umori dei protagonisti, infrangendo schematismi dogmatici. Rifuggendo anche nei confronti di opere maggiori dalla ricerca "pettegola" del riconoscimento di questo o quel personaggio, o di episodi concreti, non posso non confermare la veridicità della cornice fisica del topos principale dei racconti, del kibbutz reale nel Nord del Negev, e Israel, narratore già consumato, crea situazioni e figure del suo mondo, trasformandole e modificandole con il tocco della fantasia. Certo per mezzo delle trame vengono messi a fuoco aspetti e problemi di esperienze vissute ancor prima dello Stato o dei suoi primi decenni. Dalla tragedia dello sterminio all'impatto degli 'olim sopravvissuti con I "veterani" dei kibbutzim, dal conflitto israelo-palestinese (tratteggiato con il fatale "incontro" di due giovani dei due popoli) alla privatizzazione crescente della collettività, alla discesa, yeridà, non solo geografica, oltre-mare, che si risolve in ritorni in una cornice rinnovata. Con occhio critico potremmo pure rilevare soluzioni pregne di un simbolismo un po' oleografico, come la morte in combattimento dei due compagni di giovinezza, il sabre e il nuovo immigrato), o la farraginosa vicenda di "una vecchia foto in bianco e nero", pur tracciata con una dinamica narrativa fatta di suspense e di colpi di scena.

Dobbiamo essere riconoscenti a Corrado, di aver aggiunto per i lettori italiani un tributo quanto mai necessario nel momento attuale, alla raffigurazione di Israele più che sessantenne, senza reticenze, con le sue luci e le sue ombre, e, soprattutto, con sentimenti di costante, amorosa, identificazione, senza disperare per il domani.

Reuven Ravenna

 

Corrado Israel De Benedetti - Racconti di Israele - LeChâteau, Aosta, 2011

 

    

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