Libri

 

Asini, oche e rabbini

 di Paola De Benedetti

 

Nei lunghi inverni canavesani a “La Miniera” - la sua azienda forestale agrituristica - Roberta Anau riordina i documenti di famiglia, raccoglie i ricordi vicini e lontani e si racconta attraverso le persone, i luoghi, le parole, i rumori, i profumi (particolari quelli di cucina), introducendoci nel suo mondo, nel suo ebraismo; un ebraismo magari non proprio ortodosso, ma pervasivo: tutti i capitoli, ad esempio, hanno un titolo che attinge all’ebraico parlato - e sovente storpiato - ferrarese degli Anau, piemontese dei Montel, livornese dei suoceri.

Attraverso le loro parole, le loro frasi celebri, le loro azioni Roberta Anau ci presenta le persone di casa: i genitori, i nonni paterni e materni, la sorella maggiore (la perfetta Ela), il fratellino (Fratel Cucciolo), la fedelissima Cecco: epica la scena della madre, la grande Fernanda, che giovane sposa da poco giunta a Ferrara, a una frase spregiativa sulle donne detta dal suocero si alza da tavola e gli rovescia in testa la caraffa dell’acqua.

Ho detto che Roberta Anau si racconta attraverso gli altri protagonisti della sua storia, ma scrive anche in prima persona delle sue scelte, delle sue esperienze sessantottine, dei suoi errori, e lo fa in chiave ironica, quasi a sminuire l’importanza della vera protagonista; colpisce invece per la reticenza e la delicatezza il racconto - meglio, l’accenno - sul compagno tragicamente perduto.

I luoghi sono la amata e sempre rimpianta Ferrara, la meno amata ma definitiva Torino, la cascina del nonno Montel, e infine la sua Miniera, dove Roberta Anau fa rivivere, anche attraverso le sue esperienze culinarie, le persone e i luoghi, e li offre in regalo a noi che la leggiamo.

Lo stile è scanzonato, irrispettoso, ma subito sorge il sospetto che Roberta Anau usi questo tono per esorcizzare il rischio di cadere nel sentimentalismo; e il sospetto, procedendo nella lettura, diventa certezza: attraverso una scrittura irriverente - e molto divertente - l’autrice ci coinvolge nella sua storia rendendoci partecipi dei suoi sentimenti profondi, saldi, mai “sentimentali”.

Paola De Benedetti

Roberta Anau - Asini, oche e rabbini - Ed. e/o - pp. 226 - 18

    

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