Cinema

 

Il viaggio di Eti
Una giovane israeliana alla riscoperta delle proprie radici

 di Sergio Franzese

 

Il viaggio di Eti inizia a Zefat, la città nella quale sessant’anni fa i suoi nonni, Eliezer ed Ester, si stabilirono dopo aver compiuto la loro aliyah insieme ad altre famiglie partite da San Nicandro Garganico, un comune in provincia di Foggia che oggi conta circa sedicimila abitanti. Ed è questa appunto la sua destinazione, il luogo in cui una comunità ebraica sorse spontaneamente e si sviluppò intorno agli anni ’30 a seguito della predicazione di Donato Manduzio, contadino autodidatta che attraverso la lettura della Bibbia si convinse che il popolo ebraico era stato il depositario della vera religione (Manduzio inizialmente pensava che gli ebrei fossero scomparsi, come altri popoli antichi e, a seguito dell’interpretazione che egli diede di alcuni suoi sogni, ritenne che gli fosse stato assegnato da Dio il compito di rifondare il popolo ebraico ormai estinto). Fu così che pochi anni prima che Mussolini decidesse di inaugurare una politica ufficiale di antisemitismo, una piccola comunità di contadini di San Nicandro Garganico si proclamò di fede ebraica ed iniziò a seguire scrupolosamente i precetti contenuti nella Torah. Solo in seguito quegli uomini e quelle donne scoprirono l’esistenza di altri ebrei e dopo aver superato le ovvie diffidenze iniziali da parte del rabbinato furono ufficialmente ammessi a far parte dell’ebraismo. Questa singolare vicenda ha suscitato l’interesse di storici, antropologi e ricercatori; su di essa sono stati scritti libri, saggi, articoli (vedasi, a proposito anche quanto da me pubblicato sul numero 3/2009 di Ha Keillah), realizzati servizi radiotelevisivi e documentari. L’ultimo in ordine di tempo, “Zefat, San Nicandro. Il viaggio di Eti”, è un lungometraggio della durata di 55 minuti prodotto nel 2009 dal regista Vincenzo Condorelli. La protagonista è Eti Tritto, una giovane israeliana laureanda alla scuola di cinematografia dell’Università di Tel Hai discendente da una famiglia di convertiti sannicandresi.

Partita da Tel Aviv, dopo una breve sosta a Roma Eti si reca in Puglia dove ad attenderla c’è Grazia Gualano, ricercatrice storica, custode dei diari di Donato Manduzio e membro della comunità ebraica sannicandrese. Dopo la partenza di parenti ed amici verso la Palestina a San Nicandro restarono alcune donne che, pur senza essersi formalmente convertite all’ebraismo, hanno mantenuto in vita le tradizioni della loro comunità e le hanno trasmesse a figli e nipoti, alcuni dei quali in tempi recenti hanno portato a termine un percorso di conversione che ha consentito anche a loro di essere accolti a pieno titolo nell’ebraismo mentre, come spiega rav Scialom Bahbout nel filmato, altri si stanno preparando al ghiur. Il contesto storico è introdotto da un intervento del Prof. John Davis, docente di Storia Italiana Moderna presso l’Università del Connecticut ed è narrato da Grazia Gualano in base ai documenti originali dell’epoca man mano che conduce Eti a visitare i luoghi in cui tutto ebbe inizio. Ma, oltre a questi contributi che consentono allo spettatore di comprendere i diversi aspetti della vicenda, a conferire interesse a questo documentario sono soprattutto le testimonianze che ne costituiscono il filo conduttore. Si tratta delle testimonianze di anziane donne che hanno condiviso la loro gioventù con gli ebrei di San Nicandro divenuti “chalutzim” come tanti altri ebrei giunti in Palestina, e con quella dei nonni di Eti. Attraverso i loro racconti, a cui si affiancano i ricordi di Gershon Castelnuovo, un italkì romano amico d’infanzia di Eliezer, viene rievocata una vicenda per la quale non esiste altro caso simile nella storia dell’Europa oc-cidentale moderna. Eliezer ed Ester Tritto conservano, insieme alla gestualità ed all’accento del sud, la memoria di un passato che si coniuga con la fede e con l’amore per la loro nuova terra, mentre tra chi è rimasto si coglie a tratti il rimpianto di non essere salpato verso la Terra Promessa insieme a parenti ed amici. Notevole il contrasto tra l’arretratezza delle campagne pugliesi e della stessa cittadina di San Nicandro Garganico che emerge dagli spezzoni di filmati d’epoca ed i moderni mezzi di trasporto e di comunicazione che consentono oggi alla comunità ebraica sannicandrese di intensificare i contatti, peraltro mai interrottisi, tra le due sponde del Mediterraneo.

L’ottimo lavoro di Vincenzo Condorelli si conclude con un messaggio di pace e di speranza: l’incontro tra Eti e Rasha, una giovane araba musulmana che vive nel villaggio di Akbara, compagna di studi e migliore amica di Eti, alla quale quest’ultima racconta l’esperienza vissuta durante il viaggio in Italia e l’orgoglio delle proprie “radici ebraiche”. Nel complesso si tratta di un documentario che vale davvero la pena vedere.

Sergio Franzese


 

“Zefat, San Nicandro. Il viaggio di Eti” è stato presentato a Torino il 12 maggio scorso presso la comunità ebraica nell’ambito delle manifestazioni organizzate per il Salone del Libro. Alla serata sono intervenuti, oltre a Grazia Gualano, anche rav Roberto Della Rocca, Direttore del Dipartimento Educazione e Cultura dell’UCEI e Gadi Piperno, Coordinatore del Progetto Meridione dell’UCEI. Al termine della proiezione sono state rivolte loro numerose domande da parte di un pubblico decisamente affascinato ed incuriosito dall’argomento. Copia del DVD può essere richiesta inviando una e-mail a: Sergio Franzese <vurdon@tiscali.it>

Titolo: Zefat, San Nicandro. Il viaggio di Eti

Anno: 2009

Nazione: Israele/Italia

Durata: 55’

Regia: Vincenzo Condorelli

Montaggio: Dario Indelicato

Fotografia: Vincenzo Condorelli, Romi Abulafia

Musica: Gabriele Irwin Palmieri

Produzione: Medinet Audiovisuals

    

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