Lettere

 

 

HK e le Amministrative

 

Torino, 8 maggio 2011

Cara Direttrice e cara Redazione di Ha Keillah,

è con una certa amarezza e con qualche inquietudine che scrivo al mio vecchio giornale ad alcuni mesi dalle mie dimissioni. Qualche giorno fa ricevo, con la posta quotidiana, una lettera di propaganda elettorale per Marta Levi, attuale Assessore comunale alle pari opportunità e alle politiche giovanili. Incuriosito dal contenuto, apro la busta e sobbalzo dallo stupore scoprendo che la parte essenziale del “santino” elettorale consiste in un’intervista della stessa Marta Levi ad Ha Keillah (prevista sul numero di maggio 2011, che però allora non era ancora arrivato nelle case). Qualche giorno dopo, l’uscita dell’edizione on-line del giornale chiarisce che l’intervista in questione si colloca nell’ambito dell’interessante rubrica “Storie di ebrei torinesi” e compare accanto ad un’altra intervista al candidato sindaco Piero Fassino. Ciò comunque non cambia il senso della questione. L’attività politica di un’ebrea torinese può essere un validissimo tema di analisi all’interno della micro-società ebraica della nostra città; così come il colloquio con Piero Fassino può rivelarsi utile alla comprensione della realtà urbana con i suoi problemi e con alcune proposte di soluzione. Questo in ogni momento, ma non alla vigilia delle elezioni. Adottate in questa fase, certe iniziative dicono in modo chiaro ed evidente quale è il loro reale obiettivo: non dibattere, interpretare o giudicare; bensì conquistare e convogliare voti su alcuni personaggi attraverso il ritratto che se ne fornisce.

A quanto mi consta dalla sua nascita nel lontano 1975 e certamente durante i ventitré anni della mia direzione, mai l’organo del Gruppo di Studi Ebraici si era fatto promotore di propaganda elettorale a favore di candidati per le elezioni politiche o amministrative. Mai aveva accettato di venire usato come strumento di aperta promozione elettorale a favore di questo o di quel personaggio.

Di politica italiana Ha Keillah si è sempre occupata, come è giusto che sia per l’organo di un gruppo che ha nella sua stessa identità dichiarate connotazioni politiche. Ma parlare di politica italiana anche a livello di amministrazioni locali ha sempre significato svolgere sulle sue pagine un lavoro giornalistico di analisi, di inchiesta, di valutazione critica, se è il caso anche di parte; non certo mettere in piedi interviste per fare pubblicità all’ebreo di turno candidato alle elezioni, che si tratti dell’ormai celebre figlia del nostro Presidente o di altro semplice iscritto.

La vostra scelta redazionale mi pare rappresenti per il giornale una grave caduta di stile e di sostanza, una spero occasionale perdita di quella indipendenza critica e di quel senso del limite istituzionale che caratterizzano la stampa libera e democratica e che sempre hanno animato le pagine di HK. Il fatto, inoltre, mi pare aggravato dalla decisione di concedere alla candidata Marta Levi il permesso di usare autonomamente l’intervista diffondendone in anticipo il testo come sua privata propaganda elettorale, nel timore evidente che troppo scarso fosse il pubblico dei lettori abituali di Ha Keillah e troppo tardi il giornale arrivasse nelle case con i normali tempi postali.

Anche se ormai Ha Keillah rappresenta sostanzialmente un capitolo chiuso della mia esperienza, non vi nascondo che sono molto deluso da questa mancanza di correttezza deontologica.

Un cordiale Shalom

David Sorani

 

 

“La periodicità bimestrale del nostro foglio ci condiziona e ci impedisce di uscire in tempo utile per le elezioni politiche italiane. Non vogliamo tuttavia fare mancare ai nostri lettori una nostra indicazione in vista di questo importante appuntamento repubblicano”. Con queste parole si apriva l’articolo di fondo redazionale sul numero di Ha Keillah del febbraio 2006, dal titolo Un voto consapevole. Nel numero successivo, dopo la vittoria del centro-sinistra, un nuovo articolo redazionale in prima pagina, intitolato un voto responsabile, si compiaceva per l’esito delle elezioni: “Nell’ultimo numero di Hakeillah abbiamo invitato i nostri lettori a negare le loro fiducia ad una maggioranza che per cinque anni ha dedicato la maggior parte del suo tempo a tentare di distruggere lo Stato di diritto e a delegittimare la magistratura. Non possiamo ora che esprimere la nostra soddisfazione …”. E, più avanti: “Ritorneremo ancora in futuro su questo tema che ci ha visti in prima linea nella battaglia elettorale …”.

Sono solo due esempi recenti, ma se ne potrebbero trovare molti altri nel corso della ormai quasi quarantennale storia di Ha Keillah: un giornale che ha voluto essere non solo sede di dibattito teorico, ma anche protagonista, per quanto era possibile nel suo piccolo, della vita del nostro paese. Perché non avremmo dovuto preoccuparci del futuro della nostra città? A maggior ragione in un contesto in cui avevamo una seppur minima possibilità di influire sul risultato ci è parso non solo legittimo ma, anzi, doveroso, assumerci le nostre responsabilità; dato il sistema elettorale attualmente in vigore, e ancora di più dopo che si sono svolte elezioni primarie, la scelta “di parte” non può che coincidere con l’indicazione in favore di uno specifico candidato sindaco, e davvero non riusciamo a capire come questo possa scandalizzare chi ha diretto Ha Keillah per 23 anni; tanto più che Piero Fassino ha alle spalle una lunga storia di solidarietà a Israele, durante la quale talvolta si è trovato fianco a fianco con gruppi ebraici di sinistra, tra cui il nostro: poiché non è detto che tutti i nostri lettori fossero al corrente di ciò, ci è sembrato opportuno informarli.

La rubrica “storie di ebrei torinesi” prevede in teoria due interviste per numero su temi analoghi, ma per motivi organizzativi, di tempo e di altro genere non sempre riusciamo a realizzarle. Così, per quanto riguarda il numero scorso, ci è dispiaciuto di non aver saputo in tempo utile della candidatura nelle liste di Sinistra, Ecologia e Libertà di un altro membro della nostra comunità, Claudio Scazzocchio, che è stato responsabile provinciale di Sinistra Ecologista e Vita Animale ed è membro della Consulta Torinese per la Laicità delle istituzioni: sicuramente due interviste affiancate a due ebrei torinesi impegnati nella politica cittadina in due diversi partiti di sinistra sarebbe stata più in linea con lo spirito della rubrica, e se ciò non è avvenuto si deve, oltre alla nostra informazione tardiva sulla candidatura di Scazzocchio, ai consueti problemi pratici, che David Sorani ben conosce, di un giornale prodotto da volontari non professionisti; certamente non era nostra intenzione spingere i lettori a votare un partito e una candidata, e infatti l’intervista a Marta Levi verte, in linea con lo spirito della rubrica, sulla sua esperienza passata in ambito cittadino ed ebraico e sull’influenza della sua identità ebraica nell’impegno politico attuale, ma, come i lettori potranno facilmente constatare, non c’è nessun riferimento esplicito alla sua candidatura. Data la giovane età dei nostri abituali intervistatori, abbiamo pensato che potesse essere interessante un’intervista all’assessore ai giovani, a maggior ragione se l’assessore ai giovani si è fatta le ossa in ambito ebraico come Segretario Generale della FGEI; due circostanze che bastano abbondantemente per giustificare la scelta di Marta Levi per le “storie di ebrei torinesi”, per cui ci pare davvero gratuita (e ne siamo rimasti francamente amareggiati) l’insinuazione che Marta sia stata scelta in quanto figlia di Tullio Levi (anzi, a qualcuno potrebbe venire il dubbio che sia stata proprio questa parentela a scatenare la polemica contro un’intervista che altrimenti sarebbe stata giudicata perfettamente normale).

Purtroppo i tempi lunghi delle poste determinano ogni volta un periodo, spesso di settimane, in cui il numero di Ha Keillah è già uscito, leggibile on line e disponibile in comunità, ma non è ancora arrivato nelle case. Anche se la maggior parte dei nostri lettori non lo ha ancora visto, tuttavia il numero è da considerarsi a tutti gli effetti già pubblico e quindi può essere copiato e riprodotto da chiunque (come infatti accade spesso, in particolare su Internet); la nostra regola è di autorizzare queste riproduzioni purché sia citata la fonte, e a tale regola ci siamo attenuti anche nel caso della richiesta di Marta Levi di riprodurre l’intervista sul suo volantino elettorale (che è arrivato nelle case quando Ha Keillah era già disponibile in Comunità e quindi pubblico).

In conclusione ci si può domandare se davvero Ha Keillah sia così cambiato o non sia piuttosto il suo ex direttore a non riconoscersi più in scelte che fino a poco tempo fa erano anche sue.

HK


 

Non pronunciare…

 

Mi riferisco, naturalmente, al Comandamento che recita “Non pronunciare il Nome del Signore tuo Dio invano, ecc.”. Mi rallegro (o forse dovrei dire “mi rattristo”?) che nessuno oggi sia in grado effettivamente di violare detto Comandamento in quanto, dopo la distruzione del Bet ha-Miqdash e la scomparsa dei Kohanim addetti a quel culto, è andata persa la nozione di come il Nome Ineffabile andasse pronunciato. È rimasta solo la tradizione grafica del Tetragrammato.

Alla luce di quanto sopra esposto, mi sembra eccessivo lo scrupolo di coloro che pronunciano “Elokim”, “Adoshem”, o che stampano “D-o”, “il S.”, “Ad.”, ecc. Pronuncino pure “Elohim”, “Adonai” e stampino “Dio”, “il Signore Adonai”: non c’è nessun pericolo di trasgressione.

Il pericolo invece, secondo me, sta nello “sfruttare” la Divinità per scopi personali o per ottenere il soddisfacimento di volontà proprie attribuendole alla Divinità. Quante volte, purtroppo, anche il sommo Mosè giustificò uccisioni e condanne a morte affermando: “Così dice il Signore, Dio di Israele”? E quante stragi perpetrarono i Crociati al grido “Dio lo vuole”? E come si può assolvere il germanico “Gott mit uns”?

Penso che una profonda riflessione su quanto sopra sia più che necessaria.

Emanuele Weiss Levi

    

Share |