UCEI

 

Creare una rete nazionale

 

Domenica 10 giugno si sono tenute le elezioni del nuovo Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche d’Italia. A Roma si erano candidate due liste: Binah, la nostra lista, e Uniti per l’Unione, composta da diversi schieramenti che per l’occasione avevano deciso di presentarsi in una lista unitaria.

Chi siamo e perché ci siamo presentate? Siamo una lista di sole donne che credono nell’importanza di dare voce e spazio alle Comunità Ebraiche Italiane e che sono disponibili ad impegnarsi per ottenerli davvero. Per questo abbiamo lavorato tanto e abbiamo avuto successo.

Certo, purtroppo le elezioni in ambito ebraico hanno sempre visto un coinvolgimento molto basso, e anche questa volta ad andare a votare è stato solo il 19% degli aventi diritto. È un dato su cui bisogna riflettere e su cui è necessario impegnarsi. Vogliamo però considerare che, dall’ultima tornata elettorale, la percentuale dei votanti è salita del 30%, forse anche per merito nostro e del nostro ingresso nell’arena comunitaria.

Pertanto il nostro più grande impegno sarà quello di restituire rappresentanza a quell’81% silenzioso e a tutti coloro che sul territorio nazionale non si sentono più ascoltati, ma che invece continuano ad essere parte reale ebraismo italiano: un ebraismo pieno di differenze e di peculiarità, ma proprio per questo estremamente ricco e interessante; differenze e peculiarità che, anziché essere una barriera, costituiscono da sempre un’immensa ricchezza.

La campagna elettorale - un’esperienza impegnativa, ma molto stimolante - ci ha permesso di entrare in contatto con molte persone: alcune, la minoranza, sono abitualmente attive e partecipi della vita comunitaria, altre invece si dichiarano annoiate e quasi disilluse della effettiva volontà di ascolto e di inclusione da parte di chi si trova ai vertici.

Secondo quanto abbiamo potuto constatare, in questo periodo, gli iscritti, e anche i non iscritti o coloro che per diversi motivi si sono cancellati, desiderano ritrovare non solo la propria identità ebraica, ma anche una vicinanza istituzionale che li faccia sentire realmente rappresentati. È diventato dunque prioritario ascoltare chi si sente lontano dalle istituzioni affinché ognuno possa tornare ad essere parte attiva dell’ebraismo italiano.

Noi Binoth crediamo fortemente che solo mettendosi davvero in contatto con le diverse realtà sia possibile interpretarne la volontà e le esigenze per farle proprie. Ed è quello che stiamo facendo: stiamo mettendo in atto un nuovo modo di fare politica per coinvolgere realmente chi ha voglia di dire qualcosa, ma non ha avuto finora la possibilità per farlo.

Ci piacerebbe, allora, creare una rete nazionale che coinvolga molte altre persone (uomini e donne) disponibili a mettersi in discussione per trovare insieme un nuovo modo di partecipare. Ci piacerebbe allargare il nostro gruppo ad un movimento nazionale - e perché no? anche europeo - inclusivo e trasversale.

L’obiettivo è quello di veder aumentare realmente la partecipazione agli eventi democratici ed alla vita comunitaria e nel nostro programma abbiamo posto attenzione alla governance interna dell’UCEI, ai rapporti tra le comunità e ai rapporti dell’ebraismo italiano con il resto della popolazione: perché il problema dell’inclusività è il punto più delicato, quello sul quale abbiamo avuto i più significativi riscontri.

Il tema dell’inclusività si collega inoltre a tanti altri. Anzitutto: quale futuro vediamo per le nostre Comunità? Non è solo un problema di calo demografico, o di matrimoni misti o di allontanamento dalle Comunità o di Cultura… È un problema che riguarda tutto questo insieme e altro ancora e che si lega alla questione dei giovani. Perché le Comunità italiane possano davvero guardare al futuro, abbiamo bisogno dei nostri giovani: di giovani che, ancora una volta, si sentano parte attiva delle nostre Comunità e che sappiano raccogliere gli insegnamenti dei padri e portarli avanti dando loro nuova vita.

In nome di un futuro in cui chiunque sia in difficoltà, per qualunque motivo, trovi nella Comunità un luogo di ascolto e di supporto.

Il nostro programma affronta dunque i temi che concernono l’emergenza sociale, l’inclusione, la rappresentatività, i giovani, i rapporti tra le varie comunità - italiane e non -, la condivisione del patrimonio culturale e la trasparenza decisionale, politica ed economico-finanziaria.

Ci fa piacere su queste pagine condividere con voi in particolare l’idea di istituire una linea telefonica dedicata all’assistenza agli iscritti su tutto il territorio nazionale, che fornisca informazioni utili nel quotidiano, come ad esempio sui diritti riconosciuti agli ebrei, in caso episodi di antisemitismo, su chi contattare e come su diverse problematiche di tipo religioso, ecc...

Un altro progetto che riteniamo importante è quello di implementare una piattaforma che consenta la formazione e l’informazione su materie di cultura e lingua ebraica, e in particolare a supporto delle Comunità nelle quali non è presente una struttura scolastica.

Noi siamo convinte del fatto che, attraverso una leadership condivisa, sia possibile realizzare i progetti necessari per la crescita delle Comunità Ebraiche Italiane. Siamo convinte del fatto che il nostro programma possa trovare condivisione anche in altre componenti del nuovo Consiglio e che con il vostro aiuto possa essere realizzato. E soprattutto siamo convinte del fatto che l’ebraismo italiano possa - e debba - ritornare ad essere quell’unica entità plurale, carica di storia e piena di stimoli positivi per un futuro migliore, come sono sempre state le nostre comunità.

Il cammino per farlo è lungo e articolato, ma può trasformarsi in un percorso di crescita, positivo per tutti.

 

Eva Ruth Palmieri, Sabrina Coen
Silvia Mosseri, Tamara Zarfati
Fabiana Di Porto, Alessia Salmonì
Elena Lattes, Jacqueline Fellus
Simona Nacamulli, Noemi Di Segni
 Loredana Spagnoletto, Esther Livdi
Serena Tedeschi, Flavia Di Castro
Daniela Pavoncello, Ester Pace

Giordana Pontecorvo