Libri

 

Nato con la camicia

di p.d.b.

 

Il tempo dei ricordi della clandestinità sta scadendo anche per noi settantenni: i sessantenni di oggi sono già un prodotto postbellico. Così anche Sandro Lopez Nunes, nato nel 1937, si cimenta consegnando ad un libro i Ricordi di un bambino latitante, 1943-1945.

Sandro Lopez, introducendola con brevi accenni nella storia della discriminazione e poi persecuzione antiebraica in Italia, racconta in terza persona la vita di Sandrino, rimasto a pochi mesi orfano del padre: la fuga della famiglia da Milano a causa dei bombardamenti, e dopo l’8 settembre la trasformazione da sfollati a clandestini, ospiti di una zia materna nella frazione Boschietto di Cantoira, nella Val Grande di Lanzo.

I ricordi personali di Sandrino sono legati dapprima a lampi della vita a Milano sotto i bombardamenti e durante lo sfollamento, e poi più articolatamente alla vita del villaggio, alle donne, a personaggi mitici quali Giacu e Pietro, Toni il falegname degli zoccoli, alla mancanza di cibo, al freddo (pantaloncini corti in tutte le stagioni, ai piedi gli zoccoli di legno), ai tanto incomprensibili quanto ineludibili divieti o prescrizioni (non si mangia il maiale, né il coniglio, la lepre, le rane perché siamo ebrei, ma nessuno deve sapere che sei ebreo); ma sono anche legati alle scorribande con gli amici sotto la guida del mitico e incosciente Celestino, alla conoscenza del“ fascino della libertà, della vita trascorsa allo stato brado, senza le costrizioni e gli obblighi del mondo civile”,in mezzo a una natura incontaminata. Poi la fine della guerra, la riunificazione della famiglia con il ritorno di Ico, il rientro a Milano.

Tra i ricordi che definirei “di seconda mano” (Sandrino aveva allora sei/sette anni) vi sono alcune vicende relative alla lotta partigiana nelle Valli di Lanzo, o storie particolari: il miracolosamente semplice passaggio in Svizzera il 9 settembre ’43 del fratello maggiore Ico, la vita rocambolesca del cugino Edgardo, la incoscienza dell’intraprendente nonna che nel dicembre 1943 scende da Boschietto a Milano, ormai saldamente in mano ai tedeschi, per incassare la pensione, esibendo la carta di identità con le generalità vere e con il timbro “di razza ebraica”.

“Nascere con la camicia”, cioè “con una pellicola che rivestiva intero il corpo del bambino” come è avvenuto a Sandrino, per tradizione significa essere fortunato. Il dubbio con cui Sandro Lopez Nunez chiude il libro è “che cos’è la fortuna, e chi può definirsi fortunato?”

p.d.b.

 

Sandro Lopez Nunes, Nato con la camicia - Ricordi di un bambino latitante 1943-1945, ed Mimesis 2011, pp. 144, 14

 

    

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