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Cento passi

di Beppe Segre

 

Era la sera del 12 ottobre 1882, e un elegante signore francese, diretto alla stazione di Porta Nuova di Torino per prendere il treno per Roma, si sentì male. Fu riaccompagnato al vicino Albergo Liguria, in via Carlo Alberto, dove aveva preso residenza, e fu chiamato un medico, ma i soccorsi furono inutili. Così moriva nella notte, in solitudine, senza il conforto di amici e conoscenti, il conte Joseph Arthur de Gobineau. Fu sepolto nel Cimitero Monumentale di Torino, sotto l’87-esima arcata del primo ampliamento, e la lapide posata in sua memoria non avrebbe potuto essere più semplice: “Arturo Gobineau, morto il 13 ottobre 1882, di anni 66”.

Seppure poco conosciuto in Italia, il Conte di Gobineau era un grande personaggio della cultura e della diplomazia: ambasciatore, storico, archeologo, filosofo, etnografo, viaggiatore, scultore, collaboratore del grande saggista Alexis Tocqueville, amico di ministri e ambasciatori, viaggiò dall’Iran al Brasile, fu amico di Richard Wagner, Prosper Mérimée, Giorgio V re di Hannover e don Pedro, ultimo imperatore del Brasile.

Scrisse una quarantina di opere, tra libri di filosofia, storie d’amore e resoconti di viaggi in ogni parte del mondo. Era un uomo di grande cultura e di variegati interessi, ma tutti noi lo conosciamo come autore di un’opera sola: il “Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane”.

Come Charles Darwin pochi anni prima aveva analizzato e classificato specie animali, così Gobineau si proponeva di classificare e di spiegare con criteri scientifici le evidenti e inconciliabili differenze tra i popoli. Nella specie umana esistono tre gruppi principali: quello bianco, quello giallo, quello negro ma la superiorità razziale va alla razza ariana, essendo quella con il monopolio della bellezza, dell’intelligenza e della forza. Le varie civiltà declinano e decadono quando accade che le "razze" si mescolino; se si vuole evitare il collasso della moderna civiltà ariana, è quindi necessario evitare la miscelazione con altre razze non ariane.

 Inaugurando il concetto di “razza ariana”, Gobineau viene considerato il padre del razzismo moderno, e la sua fama cresce nel tempo di pari passo con l’importanza che via via assume l’ideologia razzista in Europa.

Nel cinquantesimo anniversario della morte - siamo dunque nel 1932 e il razzismo costituisce un elemento caratterizzante dell’ideologia fascista e della propaganda del regime - il Consiglio Comunale di Torino lo celebra ed elabora il testo di una nuova iscrizione, che è quella che si può vedere oggi: “Giuseppe Arturo Conte di Gobineau, nato in Villa d’Avray nel 1816 e morto in Torino il 13 ottobre 1882 diplomatico, scrittore filosofo, il tempo e gli eventi ne esaltano la figura di presago pensatore”.

Della sua opera, che si trovava nella biblioteca del Führer, aveva una venerazione Alfred Rosenberg, l’ideologo del razzismo nazionalsocialista e della supremazia ariana nel mondo.

Peraltro ancora dopo la guerra c’è stato chi ha usato il suo Saggio per propagandare ideologie razziste: nel 1963 Franco Freda inaugurò la sua brillante carriera di leader della destra estrema e d’ideologo della supremazia ariana con la pubblicazione del Saggio di Gobineau, cui si sarebbero presto affiancate, nel catalogo della casa editrice AR di Padova, le opere complete di tanti ideologi del razzismo e dell’antidemocrazia, tra cui Joseph Goebbels, Alfred Rosenberg, Giovanni Preziosi, e naturalmente Adolf Hitler.

La tomba del Conte di Gobineau si ritrova oggi, casualmente, contigua al Settore Ebraico. Un visitatore che dalla grande lapide con l’elenco degli oltre quattrocento ebrei torinesi vittime delle persecuzioni nazifasciste compia cento passi, o poco più, troverà facilmente il varco per passare dal Settore Ebraico all’Area Storica, e di qui, dopo pochi metri sotto il porticato, potrà ammirare la lapide dedicata al “presago pensatore”; il brevissimo percorso serve a rammentarci il piccolo intervallo che intercorre tra l’elaborazione teorica, astratta, ed innocente di un sistema razzistico e la conseguente creazione dei lager.

 

Leo Contini,
bicchieri specchianti per Kiddush
e Mezuzah - maghen David

Beppe Segre

 

 

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