Europa

 

 

Cracovia - Gerusalemme andata e ritorno

di Maria Savigni

 

Cos’hanno in comune Cracovia e Gerusalemme? Questo è il grande interrogativo della 27ͣ edizione del Festiwal Kultury Żydowskiej (Festival di Cultura ebraica) di Cracovia, che si è tenuto dal 24 Giugno al 2 Luglio e che quest’anno - in onore del cinquantesimo dalla Guerra dei Sei Giorni - ha scelto proprio Gerusalemme come tema principale.

A prima vista l’antica città polacca, con i suoi tetti appuntiti e un’anima smaccatamente esteuropea, non sembra avere niente da condividere con Gerusalemme. È molto difficile guardare al rapporto tra Polonia e mondo ebraico senza usare le lenti della Shoah, ma questo rende impossibile rendere la complessità di un rapporto sviluppato in secoli di presenza ebraica in Polonia. Il legame tra Cracovia e Gerusalemme, malgrado le apparenze e le distanze, è infatti di una connessione profonda, un cordone ombelicale ancora non del tutto reciso che collega l’antico cuore della diaspora alla terra promessa. Una nota leggenda chassidica narrava come gli ebrei, in fuga dalla Repubblica Ceca e Germania dell’XI-XII secolo, avessero letto proprio “Polin", Polonia, inciso sugli alberi e da questo fosse nata la decisione di stabilirsi qui. Un’altra leggenda raffigurava la Polonia come direttamente collegata con Gerusalemme per vie misteriose: quando il Messia sarebbe arrivato, gli ebrei polacchi sarebbero stati i primi ad essere trasportati a Zion e assistere alla redenzione. L’aura di sacralità che circonda la Polonia in queste leggende, che sembrano quasi voler costruire una “nuova terra promessa” localizzata nella diaspora, tradisce le profonde difficoltà di dare un senso alla propria identità ebraica lontano dalla terra d’Israele, una riflessione che non ha mai perso attualità.

La scelta degli organizzatori è stata di evitare qualunque implicazione politica riguardo la Guerra dei Sei Giorni, e dunque celebrare Gerusalemme per lo spazio unico che occupa nel cuore dell’ebraismo senza addentrarsi in ambiti estranei allo scopo di un festival culturale.

Delle installazioni chiamate Taxi-Link hanno permesso ai visitatori di percorrere il centro di Gerusalemme senza lasciare Cracovia, un viaggio virtuale che per il pubblico - composto in larga parte di non ebrei - rappresentava un’occasione unica per conoscere la capitale d’Israele dal punto di vista ebraico. Tour guidati hanno condotto i visitatori all’interno di Kazimierz, il quartiere ebraico di Cracovia, con una particolare attenzione ai tentativi di ricordare Gerusalemme dentro il quartiere polacco, nella sua progettazione e nel suo patrimonio artistico.

Una delle peculiarità del festival di Cracovia la presenza non solo di un pubblico ma anche di un team in larga parte di non ebrei. Il festival vuole proporsi come un tentativo (senza dubbio tra i più riusciti) di una riscoperta dell’antico pluralismo culturale, etnico e religioso della Polonia andato perduto con la seconda guerra mondiale. Questa nostalgia, paradossalmente, non è rivolta al passato, e a testimoniarlo è lo spazio lasciato alla valorizzazione della lingua yiddish: alcune lezioni erano proprio in yiddish ed una stanza era destinata per permettere ai partecipanti di fare conversazione solo nella lingua degli ebrei ashkenaziti. Una lingua che, come l’ebraismo in Polonia, appariva destinata inevitabilmente a scomparire, ma che forse ha ancora qualcosa da dire.

Maria Savigni

 

 

 

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